martedì 21 giugno - Fabio Iuliano

Congo: sale la tensione, prof italiano anticipa fine missione

 
Non avevo mai assistito a tanta tensione in dieci anni di attività umanitaria a Goma". Queste le parole di Francesco Barone, professore universitario all'Aquila che ha alle spalle 55 missioni in Africa, al rientro anticipato dal Congo a causa delle crescenti tensioni in atto. "Nelle ultime settimane si sono intensificati gli scontri tra l'esercito congolese e i ribelli M23 (Movimento del 23 marzo) - spiega - che secondo Kinshasa sarebbero finanziati dal Ruanda. La situazione è degenerata nella seconda metà di maggio, quando i ribelli hanno raggiunto l'area a circa 15 chilometri da Goma. Il luogo dove Papa Francesco avrebbe dovuto incontrare i fedeli il prossimo 4 luglio". Questo il suo intervento completo.
Si continua a restare indifferenti e a dimenticare uno dei più cruenti conflitti che dura da almeno 20 anni nell’est della Repubblica Democratica del Congo, nella regione del Nord Kivu. Nelle ultime settimane si sono intensificati gli scontri tra l’esercito congolese e i ribelli M23 (Movimento del 23 marzo) che secondo Kinshasa sarebbero finanziati dal Ruanda. La situazione è degenerata nella seconda metà di maggio, quando i ribelli hanno raggiunto l’area a circa 15 km da Goma. Il luogo dove Papa Francesco avrebbe dovuto incontrare i fedeli nel giorno 4 luglio. 
 
La visita è stata annullata, probabilmente per ragioni di salute del Santo Padre, ma anche in considerazione della crescente instabilità sociale in cui vive la popolazione del Nord Kivu. Trattasi dello stesso territorio in cui, circa un hanno fa hanno perso la vita l’Ambasciatore Luca Attanasio, il Carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo per mano dei ribelli della zona. E’ un conflitto che potrebbe coinvolgere altri Paesi come il Ruanda e l’Uganda e che potrebbe causare la morte di migliaia e migliaia di civili già provati a causa della povertà. 
 
Appare forte anche il messaggio di protesta e di dissenso del Nobel per la pace Denis Mukwege, il quale, a dire il vero, ha denunciato questa realtà già prima del conferimento del premio Nobel avvenuto nel 2018. Si tratta di una situazione che sta generando rabbia, frustrazione e paura, come ho potuto constatare personalmente durante la mia recente permanenza a Goma. Si respira una calma apparente, ma è evidente che la popolazione congolese è stanca di continuare a vivere in una condizione di incertezza e insicurezza. Come dimostra la manifestazione di mercoledi 15 giugno lungo le strade del centro di Goma alla quale hanno partecipato decine di migliaia di cittadini per protestare contro l’aggressione ruandese nell’est del Congo. Non sono mancati momenti di altissima tensione e di aggressioni anche nei confronti di alcuni negozi, ritenuti di proprietà dei ruandesi.
 

Non avevo mai assistito a tanta tensione in dieci anni di attività umanitaria a Goma, certamente avevo constatato in passato le numerose difficoltà di vita di migliaia di persone, soprattutto donne e bambini, costrette a dover contrastare quotidianamente un destino avverso, a doversi chiedere se sarà possibile mangiare o meno o se la notte non riserverà altre sorprese e subire nuovamente una “sentenza senza pari”. Il Nord Kivu è un territorio ricchissimo di materie prime, pertanto, non può risultare indifferente a chi intende arricchirsi impoverendo la popolazione. Quindi, in questo caso, non si può parlare di povertà ma di impoverimento. Il sistema economico generatosi con il passare degli anni ha incrementato le differenze tra le persone, una marcia indietro non rientra negli interessi di chi continua a salvaguardare il proprio “giardino”. Povertà e impoverimento sono il risultato di un crimine commesso da poche persone nei confronti di milioni di persone. L’economia e gli interessi economici si stanno rivelando come i “mostri” di una società incivile e ingiusta. Oro, coltan e cobalto, rappresentano i veri obiettivi dei “maestri del male” e come al solito sono la causa scatenante dei conflitti nel Nord Kivu. 

 




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