martedì 16 novembre - Pressenza - International Press Agency

Confine Polonia-Bielorussia. Assistere i rifugiati, mettere la Bielorussia e la Turchia sotto pressione

Sullo sfondo del dramma al confine tra Bielorussia e Polonia, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede alla Commissione UE di accogliere il più velocemente possibile i rifugiati bloccati al confine, nei paesi dell’UE. 

Bolzano, Göttingen - Associazione per i Popoli Minacciati

(Foto di Dire.it - https://www.dire.it/)

Questa immane tragedia umana e catastrofe umanitaria deve finire: dalla metà dell’anno, sempre più rifugiati, soprattutto dall’Iraq, dalla Siria e dall’Afghanistan, arrivano nella regione di confine con l’UE. Molti di loro sono membri di minoranze etniche e religiose come i curdi e gli Yezidi dell’Iraq e della Siria o gli Hazara e altri gruppi dell’Afghanistan. Fuggono da persecuzioni, guerre e violenze per mano di dittature o signori della guerra. Il fatto che vengano ignobilmente usati come leva politica non è certo colpa loro.

Il governatore bielorusso Lukashenko sembra aver imparato dalla Turchia, membro della NATO, e dal suo governante, Erdogan, a strumentalizzare la sofferenza e la situazione dei rifugiati per interessi politici di potere, al fine di estorcere concessioni politiche e finanziarie. Le azioni di Lukashenko sono criminali. Come Erdogan, sta in effetti agendo come un trafficante e mettendo a rischio la vita di migliaia di persone – bambini compresi. Tuttavia, il diritto internazionale umanitario si applica anche dalla parte polacca! I rifugiati nella zona di confine devono essere assistiti, le organizzazioni umanitarie e i media devono avere accesso. L’UE deve agire rapidamente per accogliere coloro che cercano protezione e allo stesso tempo assicurarsi che Lukashenko ponga fine a questa pratica disumana.

L’UE e la NATO devono finalmente parlare senza mezzi termini con Erdogan. L’esercito turco vola quotidianamente contro obiettivi in Kurdistan, Iraq settentrionale e Siria settentrionale. Erdogan sta fomentando la paura e il terrore tra la popolazione locale e causando sempre più disordini nelle regioni dell’Iraq e della Siria scosse dalla guerra e dalle dittature. Solo martedì scorso, tre persone, un padre di famiglia e i suoi due figli, sono stati uccisi in un attacco di un drone turco nel quartiere di al-Hilaliya della città di Qamishlo, nel nord-est della Siria. Il 23 ottobre, i droni turchi hanno preso di mira un veicolo civile nella città di Kobane per la seconda volta in meno di una settimana. Anche la regione degli Yezidi di Sinjar (Iraq) è ripetutamente presa di mira dagli attacchi dei droni turchi.




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