mercoledì 2 settembre - Giuseppe Aragno

Confindustria ha superato il segno

Analfabeta di valori, come tutti i prepotenti impuniti, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, non conosce la storia e da quel poco che ne sa non ricava evidentemente lezioni. 

Ignora, per esempio, la vicenda di Luigi Bonnefon Craponne, fondatore e primo presidente di Confindustria, prepotente come lui, finché non si trovò a fare i conti con Giovani Giolitti, che non fu un bolscevico, ma ebbe il senso dello Stato. Craponne era della stessa pasta di Bonomi, che, senza nemmeno saperlo, nei suoi discorsi da guappo capitalista teorizza una strategia di totale egoismo, secondo la quale – gli metto in bocca le parole del suo predecessore – «gli industriali non debbono restringersi alla difesa dei loro interessi economici immediati nei riguardi della classe operaia, ma saper fare pressioni tali che la legislazione sociale non proceda troppo avanti e non danneggi l’industria e i suoi interessi».
Nel 1913, con questa minacciosa e a dir poco pericolosa dottrina, l’antenato di Bonomi pensò di piegare con la forza gli operai, protagonisti di uno sciopero a oltranza che aveva i crismi della santità. Facendo fuoco e fiamme Craponne, ricattò Giolitti, reo di non intervenire con la forza, minacciò il governo, facendo balenare lo spettro di licenziamenti di massa e pensò di aver chiuso la partita, intimidendo il Presidente del Consiglio dei Ministri. Fece male i suoi conti, però, perché di fronte a tanta arroganza Giolitti non ci pensò due volte: per molto meno di quanto sta combinando oggi Bonomi, espulse dall’Italia, come fosse un migrante di Salvini, l’eversivo capo dei padroni, colpevole di aver messo a rischio la pace sociale, osando «eccitare e invelenire le agitazioni degli operai, suscettibili di gravi effetti politici e sociali».
Bonomi, incarnazione della barbarie violenta e dell’arroganza ignorante dei capitalisti, vale più o meno Craponne. Conte purtroppo non vale Giolitti. Per quanto mi riguarda io starei dalla parte di quel governo capace di trasformare gli uffici delle aziende di Bonomi e soci in accampamenti della Guardia di Finanza. Non ci vorrebbe molto e per Confindustria sarebbe l’inizio della fine. Purtroppo un governo di questa pasta non c’è e io sto con chi, come Potere al Popolo!, intende organizzare uno scontro senza mezze misure e dubbi non ne ho: questa gente deve pagare e sparire.




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