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Come la pandemia ha colpito i redditi in Italia

Tra 2019 e 2020 sono calati soprattutto i redditi di giovani, autonomi e residenti al Nord Italia.

di Lorenzo Ruffino

A metà aprile il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha rilasciato in formato aperto i dati sulle dichiarazioni dei redditi 2021, che si riferiscono all’anno d’imposta 2020. Il confronto con le dichiarazioni presentate nel 2020, che si riferiscono invece ai redditi percepiti nel 2019, permette di capire qual è stato l’impatto della pandemia e delle misure restrittive sul reddito medio degli italiani.

Come è diminuito il reddito medio

Nel 2020 il reddito medio degli italiani è stato di 21,6 mila euro, mentre nel 2019 era stato pari a 21,8 mila euro, per un calo dell’1,1 per cento. Il reddito dei lavoratori dipendenti è sceso dell’1,6 per cento, passando da 21,1 a 20,7 mila euro, mentre quello dei lavoratori autonomi è sceso dell’8,6 per cento (da 58,1 a 53,1 mila euro) e quello dei pensionati è cresciuto del 2 per cento (da 18,3 a 18,7 mila euro).

Il forte calo del reddito dei lavoratori autonomi rispetto a quello dei dipendenti è spiegabile con le misure a sostegno dell’economia decise dall’allora governo Conte II: l’esteso utilizzo della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti hanno contenuto il calo del reddito tra i lavoratori dipendenti, mentre le misure di aiuto agli autonomi sono state di entità minore.

 

 

Come è cambiato il reddito per regione

I dati mostrano che l’Italia settentrionale è stata la zona in cui i redditi dichiarati sono diminuiti di più. In Valle d’Aosta il reddito medio è diminuito del 4,2 per cento tra 2019 e 2020, passando da 22,3 mila euro a 21,3 mila. La seconda regione più colpita è stata la Toscana con un calo del 2 per cento e il reddito medio che è passato da 22,4 a 22 mila euro. Al terzo posto c’è la Lombardia, dove il reddito medio è sceso da 25,8 mila euro a 25,3 mila euro, per un calo dell’1,7 per cento. Le altre regioni che hanno avuto riduzioni superiori all’1 per cento sono Veneto, Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna.

In cinque regioni meridionali si è verificato invece il fenomeno opposto, cioè un aumento dei redditi. In Puglia il reddito medio è aumentato dello 0,1 per cento, in Molise dello 0,14 per cento, in Calabria dello 0,25 per cento, in Abruzzo dello 0,34 per cento e in Basilicata dello 0,81 per cento. Calabria, Basilicata, Puglia e Molise sono anche le regioni in assoluto più povere d’Italia: il reddito medio non arriva a 17 mila euro ed è pari al 30 per cento in meno della Lombardia, che è invece la regione col reddito medio più alto. 

 

 

L’impatto per genere ed età

L’impatto della pandemia sui redditi si è sentito di più tra gli uomini che tra le donne e tra i più giovani rispetto ai pensionati: il reddito medio degli uomini è sceso dell’1,4 per cento, passando da 25,7 mila nel 2019 a 25,4 mila euro nel 2020, mentre tra le donne si è passati da 17,5 mila a 17,4 mila euro, per un calo dello 0,5 per cento. 

 

 

L’analisi per fascia anagrafica mostra che il reddito medio è sceso dello 0,4 per cento tra i contribuenti che hanno tra i 15 e i 24 anni, del 3 per cento tra chi ha tra i 25 e i 44 anni e del 2,8 per cento tra chi ha tra 45 e 64 anni. Gli over 64, gruppo costituito principalmente da pensionati, sono stati gli unici ad aver avuto un aumento di reddito medio, passando da 21,8 mila a 22 mila euro. 

 

 

In conclusione, l’impatto della pandemia sui redditi medi non è stato omogeneo: si è sentito di più tra i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti, tra le regioni del Nord rispetto a quelle centro-meridionali, tra gli uomini rispetto alle donne e tra le persone in età da lavoro rispetto ai pensionati.




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