mercoledì 2 novembre - Phastidio

Come funziona il freno tedesco al prezzo del gas

Come verranno spesi i "famigerati" 200 miliardi di euro stanziati dal governo Scholz per aiutare famiglie e imprese e stimolare i risparmi di gas anziché i consumi

 

La Gaspreiskommission, commissione istituita dal governo tedesco per trattare la crisi del gas e suggerire interventi di sostegno a famiglie e imprese che al contempo non si traducano in incentivi al consumo, ha formulato le proprie proposte, che a dirla tutta sono di puro buonsenso e molto simili a quelle adottate dall’Olanda, almeno in termini di obiettivi di consumi e risparmi.

SOSTEGNO E RISPARMIO

Come spiegato da Lion Hirth, docente universitario e specialista di mercati dell’energia, la misura prevede l’erogazione di un importo a sostegno, ripartito su base mensile e accreditato in bolletta. Obiettivo è premiare i consumi entro una soglia-obiettivo: 80% dei livelli precedenti per le famiglie, 70% per le imprese. Cioè la misura di risparmio che viene considerata necessaria per mettere in apparente equilibrio il mercato dell’energia, col venir meno delle forniture russe.

In pratica, si calcolano i consumi storici dell’utenza e l’attuale tariffa del gas, caso per caso, a confronto con la soglia di “freno”: il prodotto fornisce la somma annua di sostegno pubblico ai volumi-obiettivo consumati. L’esempio di Hirth è quello di un consumo storico/atteso di 12.500 kWh/anno, un obiettivo di consumi pari all’80% di quel livello e una tariffa d’esempio di 20 centesimi a kWh. La tariffa agevolata è stata fissata a 12 cent/kWh per le utenze domestiche.

Si ottiene quindi 10.000 kWh/anno moltiplicati per la differenza tra la tariffa corrente (ipotizziamo di 20 cent) e quella agevolata di 12, dando un sostegno annuo di 800 euro, spalmati in dodici rate mensili in bolletta. Per le aziende, la soglia sussidiata è del 70% dei consumi storici al prezzo di 7 cent/kWh. La logica resta invariata. Tutto quello che eccede la soglia di consumo protetta, paga i prezzi pieni di mercato.

Alcune considerazioni: perché pagare quella che è una cosiddetta lump-sum, cioè una somma di denaro separata, anziché ridurre la tariffa di una data percentuale a kWh? In essenza perché, se si facesse in questo secondo modo, si finirebbe a stimolare i consumi, creando effetti perversi di domanda aggiuntiva che non possiamo permetterci.

Inoltre, l’erogazione è fissa ma differenziata per le situazioni individuali di consumo e non opera per i fortunati che hanno contratti così vecchi da prevedere costi unitari inferiori alla tariffa di sostegno di 12 cent/kWh. Chi invece ha contratti più onerosi, perché ad esempio stipulati o rinnovati più di recente nelle nuove proibitive condizioni di mercato, avrà un sostegno maggiore.

UN DISEGNO RAZIONALE DI INTERVENTO

L’intervento tedesco a sostegno, nell’ambito dei famosi 200 miliardi di euro a valere su 2023 e 2024 che hanno suscitato polemiche in Europa, prevede che a dicembre gli utenti ricevano un pagamento una tantum in base ai consumi effettivi mensili registrati a settembre 2022 (una bolletta gratuita, in pratica), e che il “freno” sopra descritto si attivi dal primo marzo 2023 e sino al 30 aprile 2024. Ovviamente, se per qualsivoglia motivo la situazione migliorasse e il costo a kWh scendesse sotto la soglia di sostegno di 12 centesimi, l’esborso per le casse pubbliche verrebbe meno.

Mi pare che il meccanismo sia costruito in modo razionale, tra obiettivi di risparmio energetico e calibrazione del sostegno. Questa potrebbe divenire una best practice internazionale. Naturalmente, avendo i fondi per sostenerla. Ma almeno il disegno del sostegno appare in complesso efficace ed equo. Perché se è vero che conta la capacità fiscale di un paese, è ancor più evidente che misure generalizzate di sussidio si traducono in un doppio danno. Ennesima avvertenza di cui noi italiani dovremmo essere storicamente al corrente.




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