venerdì 19 febbraio - Phastidio

Colao, la moneta digitale e quella “opzione indiana”

Tra le pieghe del Piano Colao, che ora potrebbe realizzarsi, c'è un contrasto feroce all'uso del contante che ricorda una misura presa dal premier indiano Narendra Modi

Vecchie proposte di buonsenso miste a vere opzioni nucleari nella lotta a contante ed evasione

Dopo le polemiche dello scorso anno, quando venne commissionato da Giuseppe Conte e prontamente rimesso nel cassetto, pare potremo vedere applicato, almeno in parte, il famoso Piano Colao. Ora che l’ex CEO di Vodafone è divenuto ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale del governo di Mario Draghi, è infatti possibile e probabile che parti di quel piano torneranno attuali. Ma di che si trattava, nello specifico, visto che quel documento è stato tanto citato quanto poco analizzato? Di una messe di misure, in alcuni casi di puro senso comune, spesso già tentate da precedenti governi e finite sul binario morto. Analizziamo un’area tematica che tornerà attuale: la cosiddetta lotta al contante.

Ad esempio, le schede del Piano relative a “emersione e regolarizzazione del contante derivante da redditi non dichiarati” e della sua naturale parte correlata, “passaggio a pagamenti elettronici”. Riguardo alla prima, nel documento del piano si può leggere, riguardo al contesto:

– Il valore dell’economia sommersa (non derivante da attività illegali) in Italia è stimato in circa 170 miliardi. Storicamente il numero delle banconote da 500 euro versate nelle banche Italiane è di molto superiore a quanto le stesse hanno distribuito in pezzi da quel taglio. L’evasione IVA stimata dalla Commissione Europea in Italia è pari a 33 miliardi (su 137 miliardi totale UE). Si considera che possano esserci ammontari significativi in contanti e altri valori (oro, diamanti, ecc) nelle cassette di sicurezza oggi non accessibili in caso di verifiche fiscali di tipo amministrativo;

– In Italia l’85% delle operazioni avviene ancora in contante (l’Italia è il 23esimo Paese tra i 27 dell’Unione Europea per transazioni con carta e moneta elettronica);

– Svariati studi dimostrano come ci sia una stretta correlazione tra uso del contante ed economia sommersa;

E sin qui, nulla di originale: pure constatazioni. Seguono le proposte di intervento:

a. Introdurre misure di incentivazione all’uso del contante quali ad esempio
− Ampliamento delle deduzioni/detrazioni dall’IRPEF per specifici pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante sull’esempio del Portogallo;
− Credito di imposta per gli esercenti sull’utilizzo dei pagamenti elettronici;
− Accordo con il sistema bancario/pagamenti elettronici per una riduzione delle commissioni per gli esercenti;

b. Introdurre obbligo di POS per chiunque eserciti un’attività che prevede la riscossione di pagamenti con gravi sanzioni per l’inadempimento (PA, esercizi commerciali e servizi);

c. Implementare misure di disincentivazione all’utilizzo del contante per ammontari rilevanti, quali ad esempio:
– Promuovere presso le istituzioni europee competenti la messa fuori corso delle banconote di maggior taglio (500 e 200 Euro);
– Applicazione di una ritenuta (5%) a titolo d’acconto sull’IRPEF sui prelievi che eccedono un limite fisiologico;

Non si inventa nulla

Come si nota, c’è il riferimento al Portogallo relativamente a deduzioni e detrazioni Irpef per chi paga con strumenti diversi dal contante. Qui è sperabile che il riferimento non sia a una specie di “contrasto d’interessi”, la famigerata bufala che tanto pare piacere agli italiani e alla loro insipienza nel calcolo elementare, quanto al pagamento di tax expenditures con strumenti tracciabili. Nulla di che, quindi, visto che misura analoga è già stata pensata anche qui da noi. Semmai, eviterei di maggiorare le tax expenditures regolate in forma digitale, ad evitare buchi di gettito.

Se invece si fa riferimento fallace e non corretto al contrasto d’interessi, è bene sapere che in Portogallo si è alzata l’Iva per precostituirsi risorse “distribuibili” ma sempre con un tetto di 250 euro annui alla spesa. Niente a che vedere con le fiabe italiane dello “scarichiamo tutto!” Eviterei di fare lo stesso in Italia, cioè alzare l’Iva, come invece voleva fare Conte per reperire risorse da (re)distribuire. Non si fa, quando si ha il primato europeo di evasione di questa imposta.

Anche le agevolazioni fiscali per i commercianti e gli sconti su commissioni interbancarie per pagamenti con carta sono roba già letta e sentita, da tempo immemore, e in parte si sono realizzati. Più interessanti sono le misure di contrasto all’uso del contante per ammontari rilevanti (da definire quali).

L’opzione nucleare “all’indiana”

Ad esempio, la richiesta alla Bce di mettere fuori corso le banconote di taglio eccedente i 100 euro. Attenzione: messa fuori corso, non semplice cessazione della produzione, come accaduto al taglio da 500 euro per volere proprio di Mario Draghi. Questa misura implicherebbe l’obbligo di scambio delle banconote possedute in casseforti e cassette di sicurezza, e di conseguenza la loro dichiarazione ed emersione.

L’operazione ricorda il gigantesco changeover (detto demonetizzazione) di banconote promosso anni addietro dal premier indiano Narendra Modi, che ha visto la messa fuori corso di due tagli di banconote, con la finalità dichiarata di combattere l’economia sommersa e la contraffazione, e che ha sconvolto per mesi il sistema indiano dei pagamenti.

Questo target di Colao è ovviamente teorico e per realizzarsi necessiterebbe di una iniziativa a livello europeo indirizzata decisamente contro sommerso e riciclaggio di denaro sporco. Mai dire mai ma al momento questa misura non figura nell’agenda europea, anche se nessuno nasconde che il fatto che l’antiriciclaggio resti in mano alle autorità nazionali e non alla Bce è un problema non trascurabile.

C’è poi l’altra proposta anti-contante di Colao, e cioè l’applicazione di una ritenuta d’acconto Irpef del 5% sui prelievi che eccedono un non meglio precisato “limite fisiologico”. La cui quantificazione e determinazione resta essenziale a esprimere un giudizio sulla misura, e che tuttavia ricorda la tassazione sui fatturati anziché sugli utili, in chiave anti-elusiva, proposta per le Over The Top globali.

Obiettivo cassette di sicurezza

E veniamo al complemento di questa digitalizzazione spinta dei pagamenti: la richiesta di una voluntary disclosure sul contante e altri valori. Altra proposta ricorrente in Italia. La regolarizzazione tramite Voluntary Disclosure del contante e di altri valori potrebbe avvenire attraverso un duplice meccanismo:

a. Il pagamento di una imposta sostitutiva (di imposta sui redditi, addizionali, sostitutive, Irap, IVA, eventuali violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta, sanzioni e interessi) in misura tale da rendere attrattiva l’emersione (ad es. il 10%-15%) anche considerando che la somma emersa potrebbe essere molto superiore al reddito evaso;

b. L’obbligo di investimento di una parte significativa dell’ammontare (ad es. il 40%-60%) per un periodo di tempo significativo (ad esempio 5 anni) in strumenti che supportino la strategia di rilancio del Paese, quali ad esempio:
– Investimento in social bonds nominativi finalizzati a progetti quali la ristrutturazione delle scuole, o specifici progetti infrastrutturali, o altri strumenti analoghi;
– Investimento nel capitale di rischio della società di cui è azionista di controllo la persona che effettua la Voluntary Disclosure (a condizione che tali ammontari non vengano restituiti prima del termine prestabilito come dividendi o aumento dei compensi da amministratore ecc)

b. Gli effetti premiali in ambito penale (reati tributari, riciclaggio ed autoriciclaggio) potrebbero essere legati ad uno specifico «requisito di coerenza» del contribuente definito in base a
(i) ammontare del contante e/o dei valori oggetto di regolarizzazione e (ii) qualifica professionale e attività lavorativa svolta dal contribuente autore della regolarizzazione.

Nell’ipotesi di integrazione del «requisito di coerenza» non sussiste necessità di fornire spiegazione sulla provenienza delle somme. In caso contrario la persona che effettua la Voluntary Disclosure sarebbe tenuta a dimostrare la provenienza dei valori oggetto di regolarizzazione per avere gli effetti premiali in ambito penale.

 

Come detto, qui non c’è nulla di originale, tra livello dell’imposta sostitutiva, limiti all’eventuale penale, vincolo di destinazione delle somme emerse, a parte -forse- la possibilità di utilizzare le somme emerse in capitale di rischio di aziende di cui il contribuente sia azionista di controllo. Sembra una legalizzazione di autoriciclaggio ma non vorrei balzare alle conclusioni ed essere ingeneroso verso il proponente. Anche il vincolo di destinazione delle somme “sbiancate” in cosiddetti social bond (da remunerare a carico dello stato, cioè debito pubblico) è poco originale.

Non dimentichiamo alcuni dettagli minori: in primo luogo, che esistono persone che tengono in cassaforte e cassetta di sicurezza soldi guadagnati “in chiaro” e di conseguenza già tassati. Magari per sfiducia nei confronti del sistema bancario o per timore di prelievi notturni dal conto corrente. Per costoro, una voluntary spintanea rischierebbe di duplicare l’imposizione.

Che si può dire, di questi due ambiti di azione della digitalizzazione monetaria secondo Colao? Alcune cose, per quanto mi riguarda. La prima è che servirebbe capire la finalità principale o prevalente della proposta. È il contrasto all’evasione fiscale? Se sì, credo che risultati simili si potrebbero conseguire spingendo una differente forma di digitalizzazione: quella relativa all’utilizzo delle banche dati e il controllo dei flussi finanziari. Probabilmente, l’obiettivo è sia il contrasto all’evasione che l’utilizzo della moneta digitale in sé. Poi, non ditelo a nessuno ma “qualcuno” potrebbe proporre di agevolare grandemente l’accesso dell’Agenzia delle Entrate ai contenuti delle cassette di sicurezza, senza che servano grandi “visioni” di digitalizzazione, diciamo così.

Che fare del recupero di evasione?

Ricordiamo tuttavia che ogni recupero di risorse fiscali e la chiusura di loopholes al loro occultamento deve trovare compensazione nella restituzione di tali recuperi sotto forma di minori aliquote d’imposta, e non di maggior spesa. Altrimenti ci troveremmo con una pressione fiscale feroce e insostenibile e la creazione di nuovi potenti incentivi per fare nero.

La proposta di messa fuori corso delle banconote di taglio eccedente i cento euro, e il conseguente obbligo di emersione per il concambio è una opzione nucleare fuori dalla disponibilità italiana. Come detto, al momento non compare nell’agenda Ue. Immagino che Colao l’abbia formulata nella consapevolezza che, senza una azione drastica e sovranazionale per chiudere una volta per tutte i conti col contante da nero e riciclaggio, quel nero si riformerebbe, facendo la fortuna dei governi di destra che tornano ciclicamente a proporre condoni come modo elettivo per fare gettito.

Guardando un po’ più in là, bisognerebbe spiegare perché si persegue la moneta digitale. Meno costi per le banche, sicuramente. Ma anche più vantaggi certi per i consumatori? Spingendoci più in là nella “visione”, e non limitandoci all’Italia, pensate alla politica monetaria di un paese o regione in cui esistesse solo la moneta digitale.

In caso di necessità di stimolo all’economia, la banca centrale potrebbe fissare tassi negativi a piacere, per costringere i consumatori a spendere. Per reazione difensiva, potrebbe prodursi una spinta alla rimaterializzazione della moneta, magari attraverso alternative “fisiche” (bel contrappasso, nell’epoca del bitcoin trionfante) e baratti. Ma queste sono solo distopie e divertissement, e non c’entrano -forse- con il Piano Colao.

Come che sia, attendiamo e vedremo se e come queste idee troveranno traduzione operativa nel governo Draghi. Ma se obiettivo è il contrasto all’evasione, è bene dire da subito cosa si vuole fare con i proventi del recupero. Perché solo usandoli per ridurre le aliquote si eviteranno reazioni fortemente avverse della cittadinanza. Inclusa -anzi, soprattutto- quella parte che paga le tasse.

Foto: Vodafone Istitute/Flickr




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