lunedì 22 febbraio - Phastidio

Cina, la moneta digitale di sorveglianza

Procede in Cina l'esperimento di creazione di una moneta digitale di stato. Un potente strumento di sorveglianza in tempo reale della popolazione, nel solco del monopolio statale nella raccolta e uso dei dati. Oggi Pechino, domani il mondo?

 

Il governo cinese punta a diffondere rapidamente l’uso dello yuan digitale, in quella che appare una strategia a obiettivi multipli. Tra cui, inevitabilmente, il rafforzamento della sorveglianza degli individui, oltre al dominio statale su fintech e sistema di pagamenti elettronici e alla creazione di standard tecnici globali, anche per promuovere l’internazionalizzazione della moneta di Pechino.

Come riporta il Financial Times, al momento non esiste un calendario di adozione della nuova moneta digitale ma alcuni evidenti segnali indicano che lo stato sta lavorando al progetto. Ad esempio, in occasione delle festività per il nuovo anno lunare, le autorità locali di Pechino e Suzhou hanno distribuito per estrazione a sorte i cosiddetti “pacchetti rossi”, sotto forma di yuan elettronici del valore di poche decine di dollari, da scaricare sul proprio smartphone.

Questi sono test iniziali per l’operazione renminbi digitale, la moneta elettronica emessa e tracciata dalla banca centrale. Un evidente contrappasso allo spirito libertario dei bitcoin e delle altre criptovalute. Con l’adozione della moneta digitale, la banca centrale potrà controllare in tempo reale le transazioni individuali, ed eventualmente impedirle.

Il Fintech privato minacciato di nazionalizzazione o estinzione

Molteplici e piuttosto ovvie le motivazioni e i “benefici” per il regime di tale tracciamento. Combattere riciclaggio, evasione fiscale, corruzione e finanziamento del “terrorismo”, tra virgolette perché la categoria è definita in funzione degli obiettivi pubblici di controllo sociale e in Cina il “terrorista” è l’oppositore del regime. Tutto nella direzione di un formidabile potenziamento del controllo del partito sulla vita delle persone.

Con l’avvento del renmimbi digitale, il potere potrà anche porre sotto tutela il settore del fintech, dopo aver pesantemente ridimensionato le ambizioni di Jack Ma e del suo Ant Group. La nuova tecnologia potrebbe infatti agevolmente mettere fuori gioco il ruolo degli intermediari privati in un sistema dei pagamenti la cui architettura verrebbe completamente ridisegnata, sotto il controllo della banca centrale. Una minaccia esistenziale per Alipay di Ant e WeChat Pay, del gruppo Tencent. Che tuttavia, in una prima fase, potrebbero essere integrate nel nuovo sistema.

La persuasione, neppure troppo occulta, del regime a favore del nuovo e-yuan ha già preso corpo, con messaggi sulla maggior convenienza del nuovo sistema rispetto ad altri sistemi di pagamento veicolati dai reporter della tv di stato. In questa nuova cornice, le bistrattate (da Jack Ma) banche pubbliche diverrebbero l’architrave e i conduttori del sistema della moneta digitale di stato.

Gli yuan elettronici, in quanto mezzo legale di pagamento, non potranno essere rifiutati dai commercianti, costringendoli a installare terminali Pos. Altro beneficio ampiamente pubblicizzato dei media di stato è la possibilità di effettuare pagamenti anche in modalità offline, attraverso una tecnologia NFC (Near Field Communications) simile al bluetooth.

Uno strumento di sorveglianza estrema

C’è poi, come detto, la potente motivazione del controllo sociale nell’adozione dello yuan digitale, verso quello che è staro definito autoritarismo digitale. Che potrebbe segnare il coronamento di un antico progetto di creazione di un Big Data Center, tracciando in tempo reale abitudini di consumo e modelli di spesa dei cittadini e, se del caso, disabilitando per sanzione i wallet elettronici. Nel segno del monopolio dell’uso “legittimo” dei dati da parte del partito-stato. Morte dell’anonimato, in estrema sintesi. O meglio, anonimato condizionato e ottriato dal regime ai cittadini, per ciò stesso revocabile in ogni momento.

Riguardo alla internazionalizzazione per via digitale dello yuan, la Cina ha raggiunto un accordo con Swift, la società belga che gestisce i pagamenti globali transfrontalieri, per sviluppare in joint venture uno standard di inteoperabilità che faciliterà l’eventuale diffusione globale del renminbi digitale.

Bisogna essere ovviamente consapevoli dell’evidente tradeoff esistente tra controllo sociale e internazionalizzazione del renminbi digitale. La banca centrale cinese potrebbe infatti tracciare i movimenti in tempo reale, configurando quel sistema di “spionaggio dalla porta di servizio” che è stato imputato dagli americani a Huawei nel dispiegamento della tecnologia 5G.

Vedremo se e in che tempi lo e-yuan diverrà realtà ma possiamo sin d’ora trarre una conclusione: l’adozione di moneta digitale nazionale gestita direttamente dalle banche centrali agevola strutturalmente sorveglianza e controllo sociale. La Cina indica la strada, vedremo se il resto del mondo seguirà.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay 




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