lunedì 1 agosto - Alberto SIGONA

Ciclismo Tour de France 2022: guarda chi Vinge

Il giovane talento danese ridimensiona il favorito, nonché campione uscente, T. Pogacar, aggiudicandosi a sorpresa il Giro di Francia.

Alla vigilia di questo Tour de France, lo sloveno Tadej Pogacar, campione uscente, sembrava non dovesse avere rivali nella lotta al Titolo, e la curiosità di addetti ai lavori ed appassionati ruotava più che altro sul margine di predominio che avrebbe rifilato agli avversari. In effetti in quest'ultimi 2 anni, sebbene la giovanissima età suggerisse prudenza in giudizi esageratamente magnanimi (ma, vedendo il tutto da un'altra prospettiva, in certi casi sono proprio i successi riportati in giovane età ad ispirare certe previsioni rosee...), in molti si erano affrettati (a quanto pare a torto, ma col senno di poi siamo tutti fenomeni...) a vedere in lui considerevoli doti di autentico fuoriclasse del pedale, scomodando paragoni con mostri sacri di epoche remote (persino un certo Eddy Merckx...). In questo lasso di tempo “Poga”, infatti, si era mostrato perfettamente a suo agio su di ogni terreno e in ogni condizione, tanto nelle corse a tappe più rinomate, quanto nelle classiche più chic, al Tour come al Giro di Lombardia, per una versatilità degna dei grandi del passato, e che nel ciclismo odierno ha rari riscontri.

Sicché il Tour 2022 avrebbe dovuto rappresentare la prima consacrazione del campione di Komenda, per immetterlo nel vestibolo del regno dei Grandi. Le prime tappe, in effetti, suggerivano la conferma di quanto ci si attendeva, con Pogacar che anche quest'anno pareva apprestarsi senza patemi a domare ogni contendente e qualsivoglia ostacolo. Il capitano della UAE sin dalle prime battute evidenziava uno stato di forma invidiabile, ed i rivali sembravano limitarsi a riverirlo con la rassegnata soggezione di chi sa di dove andare incontro al solito destino. Ma quando il rappresentante della Slovenia si apprestava a dominare (aveva già conquistato la maglia gialla alla 6^ tappa), avvinghiando il terzo Tour consecutivo, ribadendo in tal modo il suo strapotere, a rimettere fragorosamente e contro ogni previsione tutto in discussione ci ha pensato lui, Jonas Vingegaard, Danimarca, un altro astro nascente del ciclismo mondiale. Il talento d'Hillerslev, in forza alla Jumbo-Visma, ha sopraffatto il suo antagonista in maniera perentoria già sulle prime vere rampe, per poi surclassarlo per l'intero Tour, sino all'apoteosi finale. “Vinge” ha quindi conquistato quello che ha tutta l'aria di essere il primo di tanti altri altisonanti successi, e lo ha fatto ridimensionando non poco la presunta statura gigantesca e disumana di Mr Tadej, immettendola nel turbine della realtà, che sovente viene incaricata dagli dei di far atterrare sulla dura terra coloro che in maniera sbrigativa ed avventata si accingono a svolazzare sulle volte celesti. Della presunta superiorità spaziale di Pogacar non rimane molto, mentre a noi appassionati rimane la quasi certezza che di qui ai prossimi 10 anni assisteremo ad una di quelle sane e divertenti rivalità che in passato hanno fatto molto bene allo sport (cito al volo quella fra Coppi e Bartali, fra Hinault e Lemond...). A meno che nel frattempo non faccia capolino sul proscenio una star in grado di offuscare il resto della brigata, con la speranza, magari, che possa essere a tinte azzurre...

Un successo, quello di Vingegaard, che permette alla Danimarca di fare pace con la prestigiosa corsa francese, con cui, sinora, il rapporto non era stato idilliaco. In passato, infatti, la nazione scandinava si era fregiata del Tour solamente in una sola occasione, nel 1996, quando Bjarne Riis si aggiudicò la corsa gialla fra tanti sospetti (si era nel pieno dell'era contrassegnata dall'uso sistematico e fuori controllo del doping), prima di esserne privato dopo oltre 10 anni dall'averla conseguita a seguito della sua confessione shock (che non faceva altro che confermare certe voci...), salvo vedersi annullare la “confisca” in virtù della prescrizione che nel frattempo era scesa a far ingiustizia. Quindi nel 2007 M. Rasmussen era andato vicino a conquistare la corsa “universitaria”, prima di esserne estromesso proprio sul più bello (quando comandava la graduatoria con oltre 3' sulla concorrenza), a causa della condotta molto sospetta (con ancora il signor doping protagonista) del corridore danese, che di lì a poco avrebbe di fatto smesso di essere un corridore.

Per l'Italia e la Francia è stato un Tour da dimenticare, coi francesi che soltanto in extremis sono riusciti a scongiurare lo zero nella caselle delle tappe, che rischiava di emulare il triste 1999, l'unica edizione conclusa senza acuti dai padroni di casa. Del grande ciclismo francese che fu sino agli Anni '80 rimane ormai soltanto la scia sfumata dal tempo.

Fra i protagonisti di questo Giro di Francia segnaliamo il belga W. Van Aert. Velocista, finisseur, passista, cronoman: il corridore di Herentals incarna quasi tutte le caratteristiche che si possano rintracciare in un campione. Ciclista completo come pochi, egli può prevalere in una volata a ranghi compatti o in un rush a ranghi ristretti, sfoderando una gittata negli ultimi 800 metri o mediante la classica fuga ai -50 km dall'arrivo, in una frazione piatta o in una tappa con diversi strappi, sul pavè o sullo sterrato, cavandosela persino sulle strade che avvolgono le montagne più insidiose. Può disporre, a seconda dei casi, la velocità di uno sprinter o la resistenza di un fondista, adeguandosi alla classica di un giorno o alla massacrante corsa di 3 settimane. Quando si dice, è un corridore completo.

 

Alberto Sigona

24 luglio 2022 d. C.

 

 




Lasciare un commento