mercoledì 31 agosto - Phastidio

Centrodestra: per il programma, in fondo a destra

Una rapida scorsa alla pavloviana lista della spesa dell'invincibile accozzaglia che entrerà nelle urne da papessa per uscirne da scomunicata dalla realtà

 

Per il poco e nulla che vale, se non per postura e segnalamento, è stato reso pubblico il “programma comune” del cartello di destra, che verrà successivamente integrato con ulteriori mirabolanti ideuzze a livello di singolo partito. Quindi, per ingannare il tempo, possiamo commentare le “proposte” che (non) troveranno attuazione in un governo Meloni o che saranno attuate in modo solo embrionale, a causa di attentati interni ed esterni alla sovranità nazionale.

Su tutto,

Rispetto degli impegni assunti nell’Alleanza atlantica, anche in merito all’adeguamento degli stanziamenti per la difesa, sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione Russa e sostegno ad ogni iniziativa diplomatica volta alla soluzione del conflitto.

ALLARMI, SIAM ATLANTISTI

Questa era semplice e fa parte della strategia di legittimazione di FdI verso l’amministrazione americana. Difficile dire se gli elettori del partito di Giorgia Meloni si riconoscano a maggioranza in un simile zelo, ma transeat. Soprattutto, sarebbe interessante vedere che accadrà se e quando Donald Trump o un suo più giovane clone dovesse tornare alla Casa Bianca e riprendere la corrispondenza di amorosi sensi con Putin. Ma parliamo di novembre 2024: pensate quanti altri governi italiani avremo avuto, nel frattempo.

Nel quadro europeo,

[…] un’Unione europea più politica e meno burocratica. Revisione delle regole del Patto di stabilità e della governance economica al fine di attuare politiche in grado di assicurare una crescita stabile e duratura e la piena occupazione.

Trattenete lo sbadiglio. Ogni governo italiano, da molti anni a questa parte, punta alla riscrittura delle regole del patto di stabilità, “perché noi valiamo”. Dal “programma” scopriamo poi che il PNRR è “in ritardo” ma non è chiaro in che senso, e che occorre un

Accordo con la Commissione europea, così come previsto dai Regolamenti europei, per la revisione del Pnrr in funzione delle mutate condizioni, necessità e priorità.

Che vuol dire? Due ipotesi. Una, blanda, è l’allungamento dei tempi del periodo di investimento oltre il 2026, magari per cambiare alcune opere (le “necessità e priorità”, immagino). L’altra ipotesi, più buffa, forse richiede un aumento degli stanziamenti con emissione di nuovo debito europeo, per mettere la “scala mobile” alle erogazioni. Talk is cheap, dicono gli anglosassoni.

Poi c’è l’alta velocità ferroviaria, dal Brennero alla Sicilia, e quindi il Ponte sullo Stretto. Dovete sapere che Meloni, nella fregola di accreditarsi come l’adulta nella stanza rispetto ai due soggetti diversamente bolliti che l’accompagnano, manda alacremente in giro voci di “perplessità” su queste opere. Non sappiamo quanto realistiche ma, in generale, se Meloni vuole essere responsabile e adulta sui conti pubblici, verrà terremotata da dentro.

Per il capitolo giustizia, solita giaculatoria di separazione delle carriere, giusto processo e una cosa chiamata “diritto alla buona fama” che non so che diavolo sia. Forse il fatto che, se sei stato premier o giù di lì, non devono infangare il tuo nome con indagini perché sei unto dal Popolo che, per definizione, ha sempre ragione. Boh.

FLAT TAX, DOLCE E CAFFÈ

Sul fisco, ho già detto: si punta da subito alla flat tax per gli autonomi sino a 100 mila euro di ricavi. Poi c’è la cedolare secca al 15% per redditi incrementali rispetto all’anno precedente, e “in prospettiva” quella per famiglie. Quest’ultima, come scoperto da Luigi Marattin, per ora è una proposta di legge con 18 aliquote. Quindi direi che la situazione continua a non essere seria ma, proprio per questo, tipicamente italiana.

Poi ci sono riduzioni Iva su beni di prima necessità, che ormai campeggiano nei manifesti elettorali: pane, pasta, olio, vino: anche il ragù, mi voglio rovinare. Per dolce e caffè ci attrezzeremo “entro la legislatura”. E la riduzione del cuneo fiscale, che si porta con tutto. Ma, come finanziare questo bengodi, soprattutto vista la declamata morigeratezza e sobrietà dell’aspirante premier Meloni? Forse con la solita fiaba del tesorettone dei mille miliardi inesistenti di crediti tributari da parte dello Stato? O con un bel condono-voluntary sulle cassette di sicurezza, chissà.

Oppure con un bel concordato tra fisco e autonomi, magari con versamento anticipato di un paio di anni di imposte su reddito presunto, ovviamente basso. Come dite? Sono voci una tantum per spese permanenti? Lo so, ma io non faccio politica. Ah, poi c’è il reddito di cittadinanza, voce ricorrente per una decina di miliardi annui, che può tornare utile alle coperture. Per tutto il resto, ci sono le pensioni di invalidità (perché quella spesa da qualche parte riemerge).

Su famiglia e natalità, un bel punta-tacco. Nel senso che sono previsti i soliti asili nido per permettere alle donne di lavorare ma anche il quoziente familiare, che di solito deprime l’offerta di lavoro femminile, a parità di ogni altra condizione. Poi, uno dei grandi classici del provincialismo fallito italiano, invocato da destra come da sinistra: l’allineamento alla media europea. Di spesa pubblica, s’intende. E sempre al rialzo, il cherry picking in cui una classe politica di falliti eccelle.

Siano gli stipendi degli insegnanti, a sinistra, oppure “infanzia e famiglia”, a destra, siamo sempre con la lista della spesa (pubblica) pronta. Dimenticavo: alla “media europea” viene allineata anche la soglia di uso del contante, altro evergreen. Del resto, in medio stat virtus, no? O forse si parla del dito?

GLI EROI DEL BAGNASCIUGA

Poi ci sono loro, i nostri eroi del bagnasciuga. Quindi, avanti con concessioni a prezzo simbolico ai nostri valorosi “ambasciatori dell’italica sabbia”:

Tutela della nautica e delle imprese balneari: 8.000 km di litorale, 300.000 addetti del settore, un patrimonio che va tutelato.

E se pensate che, non essendo balneari, non abbiate un ruolo, eccovi la risposta. Tutti convocati e arruolati nel corpo diplomatico allargato:

Italiani all’estero come ambasciatori dell’Italia e del made in Italy

Sull’energia, in attesa dei razionamenti di questo autunno-inverno, si chiede il solito price cap sul prezzo del gas ma anche, per tempi più lunghi,

Ricorso alla produzione energetica attraverso la creazione di impianti di ultima generazione, compreso il nucleare pulito e sicuro, senza veti e preconcetti. 

Un reattore di “ultima generazione” al tavolo 9, presto! E subito dopo, partecipazione orgogliosa degli esponenti della destra alle fiaccolate contro la nave-rigassificatore a Piombino, perché “i territori sono sovrani”.

Per farvela breve, ma il resto potete leggervelo da soli, è chiaro che è inutile fare pseudo fact checking di pseudo-programmi elettorali. Quelli servono solo per posizionamento e sono fischietti a ultrasuoni per i contradaioli festanti e schiumanti a bordo campo. Prendetelo, ripeto, come un passatempo in attesa dei guai da cui saremo avvolti tra poche settimane.

Personalmente, proprio non comprendo come sarà possibile, per un eventuale governo Meloni, scrivere la legge di bilancio 2023 in poche settimane, ma non mettiamo limiti alla Divina Imprevidenza. O forse i nostri eroi, come Bertoldo alla ricerca dell’albero a cui farsi impiccare, pensano di “negoziare” la formazione del governo sino al 31 dicembre e lasciar fare agli “affari correnti” di Mario Draghi?

GIÙ LA BENZINA, SU LA GIORGINA

Per ora prendiamo atto che l’esigenza di Giorgia Meloni è quella di accreditarsi, in giro per l’Occidente, come una solida conservatrice, fors’anche fiscale. A guardare il programma non si direbbe, ma transeat. Uno sforzo che, da un lato, prevede di accusare i suoi critici di “danno alla Nazione”, l’antico disfattismo; dall’altro, una campagna di comunicazione in cui ci viene spiegato che, poiché il prezzo della benzina scende (in tutto il mondo), allora Meloni è credibile e autorevole. Abbiamo anche il claim: “Giù la benzina, su la Giorgina“.

Ah, lo dice anche quel simpatico Mangiafuoco di Edward Luttwak, “uno dei politologi più ascoltati in Italia”. Qui temo si confonda il teatrino tv di Giovanni Floris con la realtà. Ma chi sono io per privarvi delle vostre certezze?

Foto di Matthias Wewering da Pixabay




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