lunedì 22 giugno - Attilio Runello

Cazzullo e l’Etiopia italiana

Laemittentevtelevisiva La7 ha terminato di trasmettere due puntate che riguardano l’epoca coloniale italiana.

In particolare si occupa della conquista dell’Etiopia e della colonia dell’Eritrea.

Per decenni i libri di storia hanno parlato positivamente dell’epoca del colonialismo italiano, sottolineando soltanto che il nostro Paese si affaccia con ritardo e con molte titubanze alla realtà coloniale, prendendo quello che era rimasto.

Infatti, nei secoli precedenti tutto il continente americano, quello africano e gran parte di quello asiatico erano stati colonizzati da potenze europee a partire da quella che chiamiamo epoca moderna, cioè dalla scoperta delle Americhe.

Mentre Spagna e Portogallo iniziarono alla fine del Quattrocento, noi abbiamo iniziato quattro secoli dopo.

Pochi decenni dopo le nostre prime imprese – fine Ottocento – negli anni Sessanta del secolo scorso inizia la decolonizzazione e il mondo diventa simile a quello che conosciamo.

Ora, oggi nessuno mette in discussione il rifiuto di ogni forma di colonizzazione in Italia.

Tuttavia, se vogliamo ricostruire un’epoca condannandola con la nostra visione attuale, lo possiamo fare. Ed è quello che fa Cazzullo, che non porta nessuna novità storica, ma il colonialismo italiano in generale e la campagna d’Etiopia in particolare vengono condannati perché guerre di invasione e per i sistemi a volte brutali adoperati.

Mi soffermo su quello che Cazzullo non dice ma altri storici spiegano.

Per millenni la principale attività economica è stata l’agricoltura e la maggior parte della popolazione ha vissuto di agricoltura.

Era così sino ai nostri nonni.

L’industrializzazione, che si è sostituita all’agricoltura, il mondo odierno, è iniziata solo sessanta anni fa.

Nell’epoca coloniale il nostro Paese era fatto in gran parte di braccianti senza terra.

Ed era così da secoli. Le terre erano proprietà dei nobili o dei ricchi borghesi.

Si è vissuto sempre di un’economia povera.

Centocinquant’anni fa milioni di persone hanno iniziato ad emigrare verso Paesi lontani.alla ricerca di un lavoro.

Con il colonialismo il nostro Paese ha iniziato a distribuire terre da coltivare nelle colonie.

In Eritrea era presente una comunità di circa settantamila persone. In Libia si era arrivati a centomila agricoltori.

Anche in Somalia erano emigrati italiani.

L’Etiopia, in cui siamo rimasti pochi anni, doveva essere la colonia che poteva dare terra a tutti.

L’Etiopia è grande tre volte l’Italia e si trova su un ricco e fertile altipiano.

È probabile che l’entusiasmo popolare per la conquista dell’Etiopia trovi le sue ragioni in questa prospettiva: la fine della povertà per tutti gli italiani.

Ora non mi sorprende che Cazzullo non spieghi queste realtà.

Perché lui vuole sottolineare gli aspetti negativi, forse perché ha paura che gli italiani di oggi possano voler replicare le imprese coloniali.

Ma per farlo manca di buon senso. Quando sostiene che le popolazioni delle colonie, in particolare gli eritrei, potevano fare parte dell’esercito italiano, afferma che a volte lo facevano per coscrizione.

Ma Cazzullo dimentica che sino a trent’anni fa tutti facevano in Italia il servizio militare per coscrizione. Se non ti presentavi finivi in carcere. Solo negli ultimi anni venne data la possibilità del servizio civile.

E dunque, se era così per gli italiani, perché meravigliarsi che nelle colonie a volte avvenisse lo stesso?

Per concludere, Cazzullo non fa lo storico ma vuole insegnare agli italiani di oggi che queste avventure coloniali non vanno ripetute.

E chi le vuole ripetere? Oggi c’è lavoro per tutti, anche per gli immigrati.




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