giovedì 18 aprile - Aldo Funicelli

Caso Umbria: il PD tra giustizialismo e garantismo

"Pensavo che il Pd del 2019 fosse una forza riformista e garantista, non una comunità di giustizialisti"

Così si sta difendendo l'ex presidente PD della regione Umbria Marini: se la prendono con me perché donna, mentre il partito non ha fatto nulla contro Pittella o De Luca.

Il che è vero, se non ci fossero però quelle intercettazioni che non depongono a suo favore: intercettazioni dove dimostrava un suo interessamento alle selezioni per le nomine in sanità
«Ce l’hai tutte? Ha da fà la selezione» chiede Marini, in un colloquio intercettato il 10 maggio – sei giorni prima della prova scritta – a Emilio Duca, direttore generale dell’azienda, riferendosi – scrivono i pm, – alle tracce che il manager si è appena procurato. Il dialogo è contenuto nel lungo atto d’accusa (500 pagine) firmato dal procuratore Luigi De Ficchy con i sostituti Paolo Abbritti e Mario Formisano, che il 12 aprile ha portato all’arresto di quattro persone (35 gli indagati).
La persona alla quale la presidente si riferisce è A.C., nuora di un ex funzionario di rilievo della Legacoop Umbria che sarebbe stata segnalata alla governatrice dalla vedova di quest’ultimo. Duca, come documenta l’indagine con immagini riprese nel suo studio, ha ricevuto gli argomenti delle prove scritte da Rosa Maria Franconi, presidente della commissione d’esame al mattino. «La figlia di…. mettetela dentro, non lo so….» dice Marini.

Si fa in fretta a buttarla sul giustizialismo e sul maschilismo, specie quando si hanno colpe da nascondere.



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