lunedì 24 giugno - Carmelo Musumeci

Carcere: per i morti viventi niente luce, radio e televisione dopo mezzanotte

 Si dice dopo due secoli: Il carcere ha fallito perché fabbrica delinquenti. Io direi piuttosto: esso ha centrato il suo obiettivo perché è proprio questo quello che si chiede. (Michel Foucault)

Il carcere in Italia è un cimitero e la cella una tomba spesso sovraffollata.

Ho sempre pensato che il carcere sia il posto dove più che in qualunque altro si possa vedere, toccare e sentire il dolore e la sofferenza, perché è il luogo più diseducativo esistente sulla terra e che t’insegna solo ad odiare.

Nei miei 28 anni di carcere ho sempre pensato che il Dipartimento amministrativo penitenziario sia un mostro infernale a nove teste e credo che contro di lui non ce la possa fare neppure Dio.

Credo che in Italia non ci sia una struttura istituzionale peggiore di questa. E questa nuova circolare, dove si chiede che “sia tassativamente garantita una fascia di rispetto di sette ore per notte, durante la quale vengano spenti i televisori, gli apparecchi radio e le luci”sia un'ulteriore conferma di ciò.

Come ormai molti sanno, e confermato dall’alta recidiva e dai numerosi suicidi, la pena in Italia si sconta in modo crudele, inumana, degradante, distruttiva e disumanizzante.

La stragrande maggioranza dei prigionieri sopravvive in luoghi di desolazione dove le persone vengono immiserite, svuotate e trattate come fossero pietre, in celle piene di scarafaggi, ratti e sudiciume.

 Ho letto in questi giorni che un'indagine statistica ha rivelato che la mortalità per i detenuti è maggiore delle persone che vivono in libertà. Hanno scoperto l’acqua calda. L’uomo è un animale nato libero e soffre la prigionia e la cattività più di qualsiasi altro animale.

Eppure gli autori di questa circolare ministeriale si preoccupano, come dice testualmente questa direttiva, in modo fuorviante di “tutelare il diritto alla salute che, naturalmente, contempla anche la necessità di un adeguato riposo notturno, riposo che non può in alcun modo essere impedito o disturbato da parte di individui che pretendono di imporre al prossimo i propri, magari scorretti e insalubri, ritmi sonno/veglia" dimenticando però di dire che i detenuti spesso vengono svegliati dalle conte notturne (controlli) e dalle luci dei corridoi che rimangono accese tutta la notte.

La gente non sa che il carcere così com’è non vuole solo punire, ma vuole anche distruggere e ora si pretendi di far dormire i detenuti a comando, come se fossero conigli.

Nei miei 28 anni di carcere ho sempre tenuto la televisione spenta di giorno e l’accendevo solo a tarda sera, quando passavano i programmi culturalmente più interessanti e ho sempre studiato e scritto di notte, adesso mi vengono i brividi a pensare che se mi trovassi di nuovo in carcere non lo potrei più fare.

In questi giorni un mio amico ergastolano mi ha scritto:

… sono anche stanco di chiedere, oggi vorrei solo essere lasciato in pace in una cella, non chiedo altro che un diritto, ma come si dice è importante avere un diritto, ma è più importante che qualcuno ti da il diritto che ti aspetta.

Ecco, adesso il prigioniero in Italia non ha più il diritto di leggere, studiare, ascoltare la radio e vedere la televisione quando vuole, ma quello che fa più male è leggere che i funzionari del Dipartimento amministrativo penitenziario (DAP) dicono di farlo per il tuo benessere e ovviamente per motivi di sicurezza. Che tristezza essere governati da uomini che se anche non commettono crimini a volte sono peggiori di chi li ha commessi.

Carmelo Musumeci

Giugno 2019

 




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