martedì 17 novembre - maribù duniverse

Caravaggio… straordinario genio rivoluzionario

di Giuseppe Elio Barbati (*)

La Caravaggio-mania, che dilaga ai giorni nostri, si diffuse come un’epidemia già all’indomani della morte del Merisi, nel 1610. Oggi è ancora palpabile sia nelle lunghe file di visitatori presenti alle sue mostre, sia nella enorme quantità di pubblicazioni che ogni anno esplora nuovi argomenti e nuove scoperte. All’inizio del ‘600 si trattò di un vero e proprio fenomeno di mercato.


1. Caravaggio, La Madonna dei Pellegrini (Madonna di Loreto) - (Roma, Chiesa di Sant’Agostino, Cappella Cavalletti).

Non si può comprendere appieno la grande portata della novità, della rivoluzione caravaggesca senza alcune nozioni generali. Caravaggio fu un pittore eversivo nei confronti delle iconografie tradizionali sacre, capace di inventare ogni volta soluzioni compositive completamente sconosciute, rompendo gli schemi consolidati dell’epoca, che spiazzarono un pubblico abituato a temi standardizzati. Per inquadrare la portata della rivoluzione caravaggesca nel contesto artistico del suo tempo, bisogna metterla a confronto con i precedenti esempi del ‘500.

La “Madonna dei pellegrini” è uno dei dipinti forse meno noti del grande lombardo, ma emblema del suo spirito libero e fortemente innovativo. La si può ammirare entrando liberamente nella chiesa di Sant’Agostino a Roma, nei pressi di piazza Navona; siamo nel quartiere chiamato di “Campo Marzio” ove il pittore visse e lavorò per circa 10 anni.

Il quadro è una pala d’altare e lo si trova nella prima cappella di sinistra, una cappella che Ermete Cavalletti aveva acquistato alla fine del ‘500. Nativo di Bologna, il Cavalletti era un funzionario dello Stato pontificio, notaio e computista della Camera Apostolica, che morì nel 1602-03. Fu lui a commissionare il dipinto al Caravaggio? O fu la moglie, Orinzia di Jacopo de’ Rossi, in memoria del marito, forse per esaudire un suo desiderio? Ciò che è noto è che Ermete era particolarmente devoto alla Madonna di Loreto e che, nella cittadina marchigiana, si era anche recato in pellegrinaggio. Ma poteva il notaio pensare di chiedere, a un pittore così rivoluzionario, di eseguire un quadro religioso usuale, nel solco della tradizione? O, non essendo molto esperto nella pittura, pensò di affidarsi all’artista più in voga a Roma in quel momento? Chi, guardando per la prima volta questa scena, potrebbe pensare a un dipinto religioso, ricordando l’iconografia delle pale d’altare dell’epoca?

Per valutare appieno la portata straordinariamente rivoluzionaria della pittura di Caravaggio, una pittura non più legata al consueto cliché religioso, per comprendere quanto i suoi quadri fossero una straordinaria, spiazzante novità, è necessario conoscere la pittura precedente. È sufficiente osservare le pale d’altare eseguite dall’artista più osannato a Roma, in vita e dopo morto, il divin Raffaello, a cui tutti gli artisti si ispiravano. Prima di Caravaggio questo tema sacro ebbe svariati esempi pittorici e le figure 2 e 3 possono servire per riportare alla mente quale fosse la consuetudine con cui si raffigurasse il tema della traslazione della casa della Madonna. (continua a leggere —>)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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