venerdì 19 marzo - Doriana Goracci

Canzone senza paura: María Bernarda Juajibioy e la piccola Camila Luna, assassinate in Colombia

Spero che possano riposare in pace, tra le braccia di Madre Terra, la sindaca del Resguardo, Maria Bernarda Juajibioy, assassinata con la nipotina, Jazzlín Camila Luna Figueroa, di un anno e mezzo, non dal Covid-19, che pure c'è in Colombia: la figlia, Paola Patricia Pujimuy, 22 anni, con Sofía Solarte, sono rimaste ferite e si trovano all'ospedale di Puerto Asís. El canto de la Tierra delle donne le accompagni.

E' su Twitter con la foto: "Organizzazione nazionale indigena della Colombia - ONIC #ATENCIÓN RIFIUTIAMO l'assassinio della leader indigena del popolo Kamentsá, María Bernarda Juajibioy e della sua nipotina, Jazzlín Camila Luna Figueroa, a Putumayo. Le donne indigene sono le guardiane della sopravvivenza dei popoli. La violenza aumenta. #SOSPueblosIndígenas CHIEDIAMO indagini e azioni penali nei confronti dei responsabili, nei territori indigeni sono presenti gruppi armati che mettono a RISCHIO la sopravvivenza delle comunità. Ci stanno sterminando davanti al silenzio complice del governo di @IvanDuque . La violenza aumenta."

Secondo i registri di Indepaz, con María Bernarda Juajibioy, sono 34, i leader e difensori dei diritti umani assassinati nel 2021 e 1.148 dalla firma dell'accordo di pace tra le Farc e il governo di Bogotà nel 2016.
 
Viaggiava su una moto in compagnia di altre donne: la moto è stata bloccata da uomini armati che hanno aperto il fuoco sulla donna e la nipotina di un anno e mezzo, uccidendole. E' accaduto mercoledì 17 marzo, alle 6:45 del pomeriggio; secondo le prime informazioni, la leader si stava mobilitando con altre donne in motocicletta, tra la strada del Cabildo, nel villaggio di La Esmeralda, a Orito (Putumayo), per l'ispezione di El Placer; lì furono intercettate da uomini armati che le hanno uccise. 

Il comunicato continua così: "L'organizzazione zonale indigena Putumayo (Ozip) ha espresso solidarietà ai parenti del leader e al popolo Kamentsá. “Dichiariamo dinanzi alla comunità nazionale e internazionale un richiamo all'allerta per l'integrità e la protezione di donne, bambini e ragazze appartenenti alle popolazioni indigene del dipartimento di Putumayo. Ribadiamo la nostra preoccupazione e indignazione per questi atti di sterminio fisico e culturale che aumentano ogni giorno ", hanno detto in una nota. Allo stesso modo, l'organizzazione ha affermato che questi atti "sono il prodotto della mancanza di garanzie da parte del governo" e che il caso rappresenta una maggiore serietà, tenendo conto che l'11 marzo 2021 il ministro dell'Interno, Daniel Palacios Martínez, e Il Governatorato di Putumayo ha partecipato al tavolo territoriale delle garanzie per il lavoro dei leader sociali e dei processi comunitari. Per l'organizzazione, l'omicidio mostra che non ci sono stati risultati. "Riteniamo lo Stato colombiano responsabile della continuità della violenza nei territori, a causa della sua omissione nel dovere legale di garante dei diritti umani e della sua riluttanza a rispettare ordini, sentenze e altre disposizioni legali per la protezione delle popolazioni indigene". Nell'ambito dei requisiti di Ozip, si rileva che il Ministero dell'Interno, l'Ufficio del Difensore civico, l'Unità di protezione nazionale adottano misure nel caso e garantiscono la protezione".

Riporto quanto scrisse Matilda Temperley, accompagnando con magnifiche foto, un articolo per Survival, intitolato "Eroine indigene": " Per decenni, le donne indigene hanno dovuto sopportare sfratti brutali, intimidazioni, uccisioni e stupri da parte degli invasori. Hanno sofferto umiliazioni perpetrate da governi che promuovono l’idea che i loro popoli siano in qualche modo “arretrati” o “fermi all’età della pietra”. Hanno assistito al furto della loro terra e all’annientamento della loro autostima mentre il loro futuro diventava sempre più incerto.Tuttavia, nonostante le sofferenze, la resistenza di molte di loro continua a crescere, in ogni continente.Le foto non parlano solo delle grandi tragedie che le donne indigene hanno dovuto sopportare, ma anche di donne che stanno lottando con coraggio per riavere le loro terre e per i loro fondamentali diritti umani."

Si leva sempre più alta una canzone senza paura, per le donne dalle donne.

Doriana Goracci

 




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