lunedì 30 maggio - Mario Barbato

Calabria, Tirocinio di Inclusione Sociale: il nuovo schiavismo con tanti doveri e nessun diritto

Li chiamano “tirocinanti di inclusione sociale”, un'etichetta che in Calabria è diventata sinonimo di sfruttamento e precarietà. Sono più di quattromila i lavoratori calabresi messi in lista di mobilità che continuano a lavorare senza contratti e senza diritti, usati solo per compiere doveri che stanno assumendo la forma del nuovo schiavismo.

Li chiamano tirocinanti, ma non sono affatto tirocinanti. Prima di finire in mobilità, erano impiegati di Comuni, Province e Regione. Le loro mansioni erano le più variopinte: c'era chi faceva l'operaio, chi il giardiniere, chi l'idraulico e chi lavorava negli uffici amministrativi. Adesso sono tutti precari a settecento euro al mese, pagati ogni bimestre.

Questa nuova formula lavorativa non prevede diritti, ma solo doveri: niente previdenza sanitaria, niente copertura assicurativa, nessun contributo pensionistico. Niente di niente. In pratica,sono dipendenti che lavorano a “nero” per lo Stato. Nemmeno le persone di colore durante il periodo del colonialismo venivano trattate in questo modo. 

Eppure, questi tirocinanti offrono un contributo fondamentale al funzionamento degli uffici e dei servizi erogati dagli enti pubbllici, grazie alle varie competenze acquisite nei numerosi anni di lavoro. Ciononostante, sono trattati come novellini, con una precarietà che rischia di estrometterli dal mondo del lavoro dopo anni di impegno e sacrificio. 

La proroga dei tirocini di inclusione sociale ha durata di dodici mesi e la scadenza è prevista per fine anno. Poi che cosa faranno queste persone? Niente. Saranno pure loro "invisibili". Per adesso possono solo protestare, come stanno facendo in varie parti della Regione, poi si trasformeranno nei nuovi poveri abbandonati dallo Stato al loro destino.




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