lunedì 12 settembre - paolo

C’è anche chi non vuole fare la regina?

E' morta la regina Elisabetta, regnava dal 1952. Il popolo inglese piange la perdita e vengono messi in atto tutti i ferrei protocolli che richiede il triste evento. In primis l'abito nero per le signore e giacca nera e cravatta nera per gli uomini.

 L'evento ovviamente ha una risonanza internazionale, sia perché Elisabetta era in sostanza il capo di stato di una importante nazione quale il Regno Unito e perché essa rappresentava anche le nazioni aderenti al Commonwealth.

Fin qui nulla da eccepire, oltre al doveroso rispetto umano per la morte di una donna. Il punto è che dalle ore 7,30 circa di ieri, quando è stato ufficializzato il triste evento, è partito un ininterrotto refrain a televisioni unificate che francamente, oltre al tradizionale provincialismo italico, denota anche un tentativo mistificatorio. Non si sente altro che raccontare anedotti sula vita di sacrifici e rinunce della povera regina; che bramava una esistenza normale, ma che la morte del nonno e subito a ruota quella del padre avevano costretta all'investitura. Insomma una vita da disperata. Una cosa talmente smaccata che sorge il sopetto che, quasi quasi, si voglia far passare l'idea al popolo che è attualmente alle prese con veri problemi di sopravvivenza quotidiana che, non solo non sono degli sfigati, ma addirittura benedetti dalla fortuna.

Mi immagino colei che si alza alle sei del mattino per andare a pulire le scale del condominio o a farsi un'ora di treno per andare in fabbrica, oltre al dover gestire una famiglia con annessi e connessi, alla quale venga fatta questa indecorosa proposta: "Se la sente lei di diventare la regina di X, con castelli servitori e cani da caccia, rinunciando alla bella vita e pertanto accettandone una piena di scarifici e di rinunce?". Ovvio che la fortunata direbbe di no. 

Mica scema.

Foto WIkimedia




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