mercoledì 14 settembre - Phastidio

Brexit, la beffa dei dazi interni

Le acciaierie britanniche costrette a pagare un dazio Ue del 25% per spedizioni in Irlanda del Nord. Colpa della perfida Europa? No, di non saper leggere i trattati sottoscritti

 

Siamo in un periodo estremamente difficile, sul piano economico, e il peggio deve ancora arrivare. Ma non si può perdere occasione per segnalare l’ennesimo effetto collaterale e demenziale non solo e non tanto della Brexit quanto del Trattato di Ritiro del Regno Unito dalla Ue, quello firmato da Boris Johnson con l’inchiostro simpatico e pressoché subito sconfessato, non è chiaro se per suprema sagacia corsara del quasi ex premier britannico oppure se perché il medesimo, in assenza di disegni esplicativi sul trattato, si è perso.

DAZI INTERNI AL REGNO UNITO

Come che sia, l’ultima è questa: i produttori di acciaio per costruzioni ubicati in Gran Bretagna e che intendono consegnare a clienti dell’Irlanda del Nord (ricordate, vero? Gran Bretagna + Irlanda del Nord = Regno Unito), sino al 30 settembre dovranno pagare un “dazio di salvaguardia” del 25%. Avete compreso correttamente: per spedire materiale da una parte del Regno Unito a quella che fa ancora parte del mercato unico europeo, occorre pagare dazio.

Ma perché l’Irlanda del Nord è rimasta nel mercato unico Ue? Tutto è da ricondurre alla necessità di salvaguardare gli accordi del Venerdì Santo del 1998, che posero fine alla guerra settaria in Irlanda del Nord tra Repubblicani cattolici e Unionisti protestanti. Tali accordi stipulano che, per contribuire a evitare divisioni e conflitti, non deve esistere un confine fisico né doganale tra le due Irlande.

Il che, semplicemente, significa mantenere l’Irlanda del Nord nel mercato unico e spostare i controlli doganali sul Mare d’Irlanda, cioè nei porti nord irlandesi. Circostanza che i britannici e gli unionisti dell’isola non accettano, considerandola vassallaggio alla Ue e mutilazione dell’integrità territoriale del Regno.

Secondo quanto disposto dal Protocollo dell’Irlanda del Nord, che è parte assai sensibile del Trattato di Ritiro, tutte le merci in uscita dalla Gran Bretagna e che “rischiano” di finire in Irlanda del Nord, cioè nel mercato unico europeo, devono pagare le tariffe della Ue. In segno di collaborazione, si era temporaneamente stabilito che il Regno Unito (cioè la Gran Bretagna) avesse una quota esente (da dazi) a sé stante, separata dal resto del mondo, per permettere alle aziende britanniche di non aver troppi problemi ed esportare nella provincia nord irlandese in esenzione di tariffe. Questo sistema di esenzioni rinnova la quota su base trimestrale. Esaurita la quale, occorre pagare dazio o attendere il trimestre solare successivo.

Che è accaduto, quindi? Un boom di export dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord ha reso troppo esigua la quota? Non proprio. Intanto, è successo che a luglio, secondo i britannici per palese ritorsione contro la reiterate minacce di Londra di stracciare il protocollo per l’Irlanda del Nord, la Ue ha deciso di accorpare la quota britannica a quella del resto del mondo.

A questo punto, pare che le acciaierie di altri paesi, in particolare quelle turche, siano state estremamente rapide e abbiano esaurito la quota del trimestre, lasciando a bocca asciutta le concorrenti britanniche. Almeno, secondo la spiegazione di UK Steel, la lobby di settore. Ora bisogna attendere il primo ottobre, e fare in fretta a spedire. Ma le cose non sono mai così semplici: gli acquirenti nord irlandesi, per evitare incertezze su tempi e costi, potrebbero decidere di rivolgersi direttamente a produttori della Ue, che peraltro possono esportare in tutto il Regno Unito in assenza di dazi imposti da Londra.

Ovviamente, una situazione del genere sta suscitando lo sdegno delle acciaierie britanniche, oltre che del mondo politico, che vede in essa la conferma della intollerabilità del Protocollo, che violerebbe la sovranità e l’integrità territoriale britannica. Se solo si sapesse leggere quello che si è sottoscritto. Ma tranquilli: il prossimo governo britannico, guidato da Liz Truss, verrà a capo di tutto, rimettendo in riga Bruxelles. O no?




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