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Bonus madri e genitori - AgoraVox Italia
martedì 7 luglio - Vincenzo Caccioppoli

Bonus madri e genitori

Undicimila euro in più per una madre lavoratrice con due figli. Oltre duemila euro aggiuntivi all'anno per un dipendente senza carichi familiari. Sono questi i numeri che il governo Meloni considera il manifesto più concreto della propria strategia economica: meno tasse sul lavoro, più incentivi all'occupazione e sostegni mirati alle famiglie. Numeri che smentiscono in maniera inequivocabile e clamorosa la narrazione che invece vuol fra credere che salari e poteri di acquisto siano sensibilmente calati. 

Il primo pilastro dell'azione economica del governo è il taglio del cuneo fiscale. La riduzione del peso di tasse e contributi sul lavoro dipendente ha consentito a milioni di lavoratori di ricevere stipendi più alti senza aggravare il costo del lavoro per le imprese. Secondo le simulazioni del Dipartimento per il Programma di Governo, guidato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, un lavoratore con reddito lordo annuo di 26mila euro può ottenere oltre mille euro in più all'anno grazie alla sola riduzione del cuneo.

l primo beneficio che non è, ovviamente, a beneficio solo delle mamme lavoratrice, ma di tutti i lavoratori, è stato il taglio divenuto strutturale del cuneo fiscale. Si tratta di una misura introdotta per ridurre la differenza tra lo stipendio lordo e il netto in busta paga, con l’obiettivo di aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori. L’intervento prevede un sistema di sgravi e detrazioni per i dipendenti.

Ma questo è solo il primo beneficio per la mamma lavoratrice come risulta dalla precisa simulazione fatta dal governo che stima come per una lavoratrice tipo con due figli, il primo di due anni e il secondo nato a gennaio 2026, il guadagno possa arrivare a sfiorare i mille euro al mese in più. Nella simulazione fatta dal dipartimento guidato da Fazzolari, infatti, si immagina che nel 2025 la mamma lavoratrice abbia avuto un reddito da lavoro e complessivo pari a 30.000 euro. Nel 2026, grazie al rinnovo del CCNL, riceve un aumento del 3%, in linea con l’aumento delle retribuzioni contrattuali registrato nel 2025. Avendo avuto il secondo figlio, oltre al bonus nuovi nati, avrà diritto al bonus mamme lavoratrici con almeno due figli, pari a 60 euro mensili.

Nel 2026 poi la donna percepisce premi di produttività che raggiungono i 5.000 euro, ovvero la nuova soglia introdotta dal Governo con la Legge di bilancio 2026 che beneficia di una tassazione all’1%. Percepisce, inoltre, fringe benefit per 2.000 euro e i buoni pasto. Beneficia del bonus nido per i due figli e usufruisce, nel corso dell’anno, di 3 mesi di congedo parentale. Percepisce, infine, l’Assegno unico per i due figli a carico.

Grazie alle misure introdotte dal Governo in questi anni, nel 2026 quindi potrà contare su un reddito disponibile di ben 11.646 euro più alto rispetto al 2022, ovvero 970 euro al mese.

“un operazione verità che racconta dati alla mano, l’impatto dei principali provvedimenti adottati in questa legislatura per rafforzare il potere di acquisto delle famiglie. Dal taglio del cuneo fiscale a quello dell’Irpef, dall’aumento dell’assegno unico ai premi di produttività, dai fringe benefit, ai congedi parentali. Un insieme di misure che genera benefici concreti e verificabili” ha commentato i dati Giovanbattista Fazzolari.

Ma i benefici come riportato nelle simulazioni del dipartimento, guidato da Fazzolari non vanno solo alle mamme lavoratrici ma a tutti i lavoratori. in un secondo esempio si riporta la situazione tipo di un lavoratore senza figli con un reddito da lavoro e complessivo nel 2025 pari a 26.000 euro lordi.

Ma questi dati sono anche confermati dalle analisi dell'istat, che sottolineano come negli ultimi tre anni ci sia stato un sensibile aumento del potere di acquisto delle famiglie italiane.

Infatti, il reddito disponibile delle famiglie in termini reali (cioè al netto dell’inflazione), detto altrimenti potere d’acquisto, ha compiuto nel terzo trimestre 2025 un notevole balzo congiunturale dell’1,8% rispetto al secondo trimestre, dopo due aumenti consecutivi già molto buoni nei trimestri precedenti (rispettivamente, +0,8% nel primo trimestre e +0,9% nel secondo trimestre).

Sempre secondo questi dati, in un anno il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici italiane è cresciuto tendenzialmente del 3,1% rispetto al terzo trimestre 2024.

Ed è oggi più alto, come dato trimestrale, del 6,4% rispetto al livello pre-Covid del quarto trimestre 2019 e del 7,4% rispetto al livello del quarto trimestre 2022.

Nel periodo ottobre 2024-settembre 2025, il reddito disponibile delle famiglie è stato in termini reali di 1.198 miliardi, cioè 11,7% in più del corrispondente anno “scorrevole” ottobre 2023-settembre 2024.

Ciò ha aiutato le famiglie italiane a ricostituire il risparmio eroso dai rincari del 2022-2023 e ha sostenuto i consumi (cresciuti più del Pil, frenato dalla domanda estera netta).

I numeri dell’Istat acquistano ancor più significato se considerati grezzi, cioè non destagionalizzati, e se messi in fila in modo da comporre una successione di anni “scorrevoli”, composti ciascuno da quattro trimestri consecutivi.

Scopriamo così che nell’anno “scorrevole” ottobre 2024-settembre 2025, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici italiane è stato in termini reali di 1.198 miliardi di euro, cioè quasi 20 miliardi in più (+1,7%) del corrispondente anno “scorrevole” ottobre 2023-settembre 2024, quando il potere d’acquisto era di 1.179 miliardi (i dati sono arrotondati).

Rispetto all’anno 2022, quando fu di 1.159 miliardi, il potere d’acquisto degli italiani è cresciuto di ben 39 miliardi (+3,4%).




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