martedì 12 maggio 2015 - soloparolesparse

At the devil’s door – ancora possessioni

Niente di nuovo in questo At the devil’s door, che non regala momenti memorabili eppure compie il suo dovere e tiene alta tensione. Addirittura a tratti rischia di fare paura allo spettatore.

Nicholas McCarthy prende una storia abbastanza classica e la declina in maniera ancora più classica, giocando su immagini buone, su silenzi e rumori improvvisi.

Abbiamo una ragazza che (più o meno consapevole) vende per soldi il proprio corpo al diavolo. Il demone lo occupa serenamente fino a quando una venditrice di case arriva a rompergli le uova nel paniere ed allora la bestia è costretta ad abbandonare il primo corpo e a passare nel secondo… e poi nel terzo… ci siamo capiti!

at-devil-door

Momenti di discreto terrore, abilmente orchestrati dalla musica extradiegetica e soprattutto dai rumori in scena.
Ma tolti alcuni particolari momenti il film ha poco da raccontare. Accade poco e senza motivi apparenti.

Interessante invece la costruzione delle protagoniste, che quasi si susseguono nei tre momenti di cui il film è composto.

Prima Ashley Rickards, davvero inquietante, quindi Catalina Sandino Moreno e infine Naya Rivera si dividono la scena e i tempi della storia.

Buone le immagini, i colori e soprattutto impermeabile e scarpe rosse, chiaramente ed evidentemente simboliche.




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