venerdì 26 giugno - SerFiss

Assegno per l’invalidità civile: il parere della Corte Costituzionale

Un breve inciso in riferimento al mio articolo del 19 luglio scorso nel quale segnalavo l'attesa del parere della Corte Costituzionale circa la liceità del vergognoso importo dell'assegno per la disabilità civile, vi rimando alla lettura della sentenza su pagine più appropriate

Per oltre 30 anni fiumi di parole hanno prodotto il nulla: per avere una risposta, i disabili hanno dovuto attendere la sentenza della Consulta che, ringraziando qualsiasi dio, ha preso una posizione chiarissima.

Finalmente le parole si sono trasformate in precisi paletti entro i quali il governo dovrà intervenire rapidamente e senza pronunciare alcuna parola: tutte sarebbero comunque inadatte per scusarsi della trascuratezza ed incostituzionalità con la quale è stata sinora trattata per decenni una delle parti più deboli ed indifese dello Stato. Finalmente l'adeguamento pensionistico non sarà più motivo di campagna elettorale, dove vuote parole scorrevano a fiumi da ogni parte. Ancora una volta la legge ha dovuto sopperire all'incapacità della politica di assumere decisioni. Chiaro che la disaffezione alla politica, ad ogni sentenza emessa, guadagna proseliti.

I diversamente giovani avranno ricordato, nella lettura del titolo, una canzone in voga negli anni '70, cantata nella televisione in bianco e nero da Mina ed Alberto Lupo. Nel ritornello Mina cantava appunto "Parole parole parole" alle quali la splendida voce di Alberto Lupo rispondeva, parlando, con scuse banali e frasi fatte e rifritte. Se sostituiamo il duo con altri protagonisti, Mina con il popolo ed i governi presenti e passati con Alberto Lupo, scopriamo che in 60 anni ben poco è cambiato. Un'ulteriore riprova del fatto è riscontrabile anche nella recente pandemia.

Attraverso ore ed ore di televisione, talk show, telegiornali, video sui social il Presidente del Consiglio e vari ministri si sono spesi per promettere mari, monti, laghi e dolci colline. Splendide promesse ma molte di queste, purtroppo, rimaste sinora tali. Parole parole parole.
Troppi imprendotori attendono ancora le forme di sostegno previste, troppi lavoratori aspettano ancora la cassa integrazione, troppe famiglie si barcamenano in attesa che lo Stato decida quali dei tre bonus mettere in atto o se accorparli in un unico contributo: dobbiamo attenderci altre parole?

un caso su tutti: la scuola. Tralasciando le ovvie difficoltà di inizio pandemia, il tempo della quarantena è trascorso con quotidiane affermazioni del ministro Azzolina puntualmente smentite nel giro di poche ore e, sino ad ora, non si sa con chiarezza e attraverso decisioni e non pareri come inizieranno gli studi di ogni ordine e grado, al punto che il personale scolastico sta programmando la serrata autunnale.

E' sempre meglio fare, anche sbagliando, che non fare: lo sanno anche i sassi.

Il ritornello della canzone sopracitata termina con la frase "... parole soltanto parole parole fra noi". Ecco, appunto.

Foto di succo da Pixabay 




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