Asfalto killer e voti di scambio: se la manutenzione stradale muore nelle urne
Vi ricordate di Noemi Carrozza? Aveva solo vent'anni, era una promessa del nuoto sincronizzato. È morta a Roma, tradita da un asfalto deformato dalle radici mentre viaggiava a meno di quaranta chilometri orari. Una tragedia assurda, evitabile, che ieri a Latina ha rischiato di replicarsi in fotocopia.
Una donna, di ritorno dal mare su una strada comunale, è stata sbalzata letteralmente di sella dal suo scooter. Questa volta il destino ha deciso di guardare da un'altra parte: niente impatti fatali contro alberi o asfalto, "solo" qualche costola rotta e un grande spavento. Ma la fortuna dei singoli non può continuare a fare da scudo all'incompetenza dei molti.
La domanda sorge spontanea, intrisa di una rabbia ormai cronica: come è possibile che amministratori e alti funzionari, liquidati con stipendi da centinaia di migliaia di euro all'anno, non riescano a garantire nemmeno il minimo sindacale delle proprie mansioni? Quell'asfalto si poteva, si doveva riparare.
Ma la risposta, purtroppo, è scritta nelle dinamiche di un sistema marcio. In certe posizioni chiave non ci finisce chi ha le capacità, la visione o anche solo la banale volontà di fare il proprio lavoro. Ci finisce chi sposta i voti. Chi maneggia pacchetti di preferenze da decine di migliaia di tessere, indispensabili per garantire ai vertici nazionali una poltrona blindata in Parlamento.
E chi sono i nuovi signori delle preferenze? Sempre più spesso medici delle ASL o i loro stretti congiunti. Un meccanismo perfetto, quasi diabolico nella sua capillarità. Perché siamo onesti: chi avrebbe mai il coraggio, subito dopo una visita medica delicata o cruciale per la propria salute, di guardare in faccia il dottore che gli allunga il santino elettorale e rispondergli: "Grazie, ma ho già chi votare"?
La sicurezza dei nostri figli e la manutenzione delle nostre strade muoiono esattamente lì, in quel millimetrico ricatto psicologico tra una ricetta medica e un'urna elettorale. Finché il merito sarà subordinato al clientelismo, le nostre strade continueranno a essere percorsi di guerra. E la prossima volta, la fortuna potrebbe non bastare.
