martedì 19 ottobre - Attilio Runello

Armenia: un conflitto dimenticato

Il presidente della repubblica di Armenia è stato in visita in Italia ai primi di ottobre. Il presidente della Repubblica Mattarella lo ha ricevuto e lo ha fatto scortare dai corazzieri a cavallo.

L'ultimo capo di stato che aveva ricevuto questi onori è stato il presidente della Cina.

L'Armenia è una piccola repubblica del Caucaso ai confini dell'Europa geografica. Conta circa tre milioni di abitanti e fa parte della CTSO, l'alleanza militare che riunisce sei paesi in contrapposizione alla Nato.

Sino al 1989 faceva parte dell'impero sovietico. 

Imploso l'impero sovietico l'Armenia occupò il Nagorno Karabak un'area che i sovietici avevano lasciato all'Azerbaigian, ma che è popolata da armeni.

L'Armenia lo occupò e insieme a questa area occupò anche delle aree circostanti popolate da azeri. Ci fu sicuramente una fuga di azeri a seguito di questa occupazione.

Lo scorso anno l'Azerbaigian in un mese e mezzo di conflitto, con l'aiuto militare della Turchia, si è ripreso parte del territorio. L'alleato russo sia pure in ritardo è intervenuto imponendo all'Azerbaigian la fine del conflitto e inviando duemila soldati a presidiare i nuovi confini fra Azerbaigian e Armenia. Ha evitato all'Armenia una sconfitta totale. Ha una base militare in Armenia.

L'Azerbaigian ha sconfitto gli armeni usando dei droni forniti dalla Turchia, arma risultata determinante per il conflitto.

La piccola Armenia sulla carta contava sull'alleanza formale con la Russia e su quella con l'Iran. In realtà la Russia sta cercando di portare la Turchia fuori dalla NATO e l'Iran è interessato ad intervenire in Medioriente e non nel Caucaso.

In teoria il conflitto doveva essere risolto pacificamente dal gruppo di Minsk, costituito da Francia, Russia e Stati Uniti. Che non hanno fatto molto

L'Armenia si è trovata ad essere isolata e con armi obsolete. Ha perso la guerra.

Di recente il governo armeno - in grave difficoltà per aver accettato gli accordi di pace con l'Azerbaigian - ha incontrato esponenti del gruppo di Minsk chiedendo lo scambio dei prigionieri e una tutela della cultura armena nel Nagorno Karabakh.

All'Italia può offrire la possibilità di entrare senza dover pagare dazi in un mercato molto vasto, quello della comunità di stati indipendenti, da cui anche a seguito delle sanzioni alla Russia siamo usciti.

Ci chiede la possibilità di una partnership che possa portare a una innovazione tecnologica per le aziende armene. E forse la fornitura di armi moderne.

Vi è una affinità culturale che ha portato il nostro paese a riconoscere il genocidio degli armeni ad opera dei turchi avvenuto cento anni fa. È storia? Per armeni e turchi non lo è.

Ma oggi per il nostro paese è costituzionale fornire armi a un paese che potrebbe utilizzarle per risolvere militarmente un conflitto? Anche se si tratta di ottenere l'indipendenza dagli azeri di un territorio popolato da loro connazionali?

Foto Wikimedia




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