lunedì 17 giugno - Attilio Runello

Argentina: che cosa succede?

Dallo scorso dicembre in Argentina è stato eletto un presidente che viene considerato di destra, e quindi inviso a molta stampa europea. In questi mesi si sono moltiplicate le proteste di piazza contro molte scelte impopolari adottate dal nuovo presidente Milei, di origini italiane.

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 Prima di Milei era insediato un governo che in Argentina veniva considerato peronista, anche se dominato da una famiglia di origine svizzere, i Kirchner. Non riuscendo più a sostenere le spese per sussidiare istituzioni ed enti benefici eta stato costretto a stampare moneta. Un eccessivo ricorso a questo strumento genera inflazione. E infatti il paese era colpito da una inflazione crescente, a tre cifre su base annuale. Oltre ai sussidi il governo finanziava un cambio con il dollaro ufficiale molto più conveniente di quello reale. Scelte che per chi ha un minimo di conoscenza di economia portano all'iperinflazione. Inoltre l'inflazione è una tassa che impoverisce il ceto medio, quello che vive di stipendio fisso e ancora di più i poveri. Milei ha dovuto smettere di stampare moneta. Non c'erano i soldi per pagare tutto quello che pagava il governo precedente. Ha dovuto tagliare le spese di almeno il trenta per cento. Ha raggiunto il pareggio di bilancio. Progressivamente l'inflazione è diminuita su base mensile. È passata dal 25% di gennaio all' 8% di aprile. Purtroppo il tasso di cambio con il dollaro è passato da 300 pesos per un dollaro a 900 Però la banca centrale non ne deve sostenere più i costi. Tutto questo nell'immediato ha portato a un impoverimento della popolazione, che protesta. Tuttavia se il trend dell'inflazione si manterrà la situazione migliorerà per il ceto medio e per i poveri. Ci vorranno ancora dei mesi. Per fare entrare gettito senza stampare moneta Milei ha attivato una vasta operazione di rapporti internazionali e la proposta di vendere delle aziende di stato per fare cassa. Per il.momento ha ottenuto un prestito del FMI di ottocento milioni. I cinesi hanno confermato la fiducia nel paese con i loro investimenti. Il senato ha approvato la vendita di una decina di aziende di stato su quaranta proposte. Bisogna ora attendere l'approvazione della camera. La popolazione ha protestato anche contro queste scelte: una privatizzazione potrebbe essere il preludio a licenziamento. Si tratterà di capire se si tratta di aziende in attivo o in deficit e se prima si potrà quotare in borsa le aziende e venderne parte delle azioni magari conservandone un controllo. Come ha fatto il nostro governo con molte aziende di stato.




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