lunedì 13 settembre - Aldo Funicelli

Anteprime Presa diretta: il diritto allo sport

Le immagini dei nostri atleti vincitori alle Olimpiadi a Tokio e, ancor di più alle para-olimpiadi, ci hanno emozionato.

Eppure in Italia in televisione l'unico sport di massa rimane il calcio e le nostre città sono ancora una trappola per chi deve muoversi su una carrozzina (o ha in generale delle difficoltà fisiche). 

Presadiretta stasera si occuperà dello sport in Italia e, nella prima parte, di quello che sta succedendo nel mondo del calcio, partendo dall'annuncio poi fallito, della nascita della super lega nell'aprile scorso. 12 top club europei, tra cui Juventus, Inter e Milan, che avrebbero giocato in un campionato europeo d'elite: una sfida alle istituzioni calcistiche, la Uefa, che detiene i diritti della massima competizione europea, la Champions League.

Non era un tentativo di colpo di stato, si è giustificato Andrea Agnelli presidente della Juventus in una conferenza stampa nei giorni successivi al dietro front, ma “un grido d'allarme per un sistema che, non so se consapevole o non consapevole, si indirizza verso l'insolvenza.”

La Juventus da anni chiude i bilanci in perdita, spiega a Presadiretta Luciano Mondellino direttore di Calcio e Finanza, “la superlega con guadagni garantiti a Juve Inter e Milan sembrava una toppa ai problemi che sono emersi negli anni”.

Guadagni garantiti da una banca d'affari che sul piatto avrebbe messo 4,5 miliardi - spiega Riccardo Cucchi, giornalista sportivo -ma questi non era miliardi regalati, bisogna pensare che quelle squadre di calcio sarebbero diventate prigioniere di quella banca d'affari.

Perché le tre squadre italiane che hanno aderito sono anche tra le più indebitate: se fosse una società privata sarebbe già fallita, fattura 3,5 miliardi di euro e ha debiti per 4,5 miliardi. “Oggi i conti tornano con le plusvalenze” racconta il giornalista Pistocchi ad Alessandro Macina.

Analizzando le plusvalenze della Juventus degli ultimi anni, il giornale Calcio e Finanza ha scoperto che nella gestione Agnelli il loro peso è sempre cresciuto fino a rappresentare il 20% del fatturato. Sono cresciuti i movimenti di giocatori dopo gli acquisti costi di Cristiano Ronaldo e Higuain.

“Sono diventati un mezzo contabile con cui i club in difficoltà cercano di accomodare i bilanci molte volte a discapito di esigenze tecniche” - è sempre Luciano Mondellino a parlare: “permette un incasso subito senza fuoriuscita di denaro.”

Chi ha pagato per le plusvalenze è stato il Parma: al momento del fallimento nel 2015 aveva 150 giocatori a contratto spostati come pedine per logiche di bilancio. Giocatori mai visti al centro sportivo della squadra emiliana.

Sono molte le squadre fallite nel calcio minore, dal Como al Vicenza al Bari, dopo i casi del Chievo Verona, Cesena e Parma nel 2015 per un bancarotta da 200ml di euro.

Una storia raccontata dall'ex capitano Alessandro Lucarelli: i camion che portavano via i materiali dagli uffici, il non avere più un pullman per le trasferte, l'usare i soldi proprie per pagare i dipendenti della società, diventando il simbolo della rinascita del Parma, dopo la retrocessione in serie D. Dai successi dell'era Tanzi, al fallimento, legato anche al crac di Parmalat

La super lega è un'idea principalmente del presidente del Real Madrid Florentino Perez e di Andrea Agnelli, “la sua idea è di far diventare la Juventus la portabandiera del calcio nel mondo” racconta il giornalista del NYTimes Tario Panja.

La spinta a questa super lega arriva anche dalla crisi finanziaria ha investito il Barcellona e il Real Madrid che hanno accumulato enormi debiti da rimborsare anche a breve termine e la necessità di dover reperire fondi il più velocemente possibile.

Abbiamo visto in tanti l'addio al Barcellona di Leo Messi, “per ragioni strutturali” si è detto: sono i soldi, il Barcellona è in rosso per più di 1 miliardo di euro e non si può permettere l'ingaggio faraonico chiesto da Messi, 35 ml di euro l'anno, ecco perché hanno aderito al progetto super lega.

Questo avrebbe avuto l'appoggio anche della Fifa, spiega il giornalista del NYTimes il cui presidente è lo svizzero Gianni Infantino: nei documenti che il giornalista ha visionato si parlava in codice di un progetto W01 che significava Fifa, dunque i club contavano di essere appoggiati dalla Fifa.

Infantino si è difeso dicendo di averne parlato, del progetto, questo lo sapevano tutto, ma non significa che la sua organizzazione fosse dietro il progetto o che complottasse.

Chi c'era sicuramente dietro l'affare è la banca d'affari JP Morgan che da anni investe nel mondo del calcio: sarebbero stati i finanziatori del progetto, dando ai 12 club fondatori un prestito complessivo di 3,5 miliardi di dollari da rimborsare in 20 anni – lo dice Patricia Kowsmann, giornalista del Wall Street journal – usando un tasso di interesse del 2 o 3%.

In più la banca acquistava anche diritti televisivi per i quali erano previsti enormi margini di crescita.

In quali mani è finito il calcio (non solo italiano)? Ci sono capitali stranieri, come quelli che hanno preso la proprietà della Roma, finita nelle mani di un magnate americano. Ma nel calcio europeo ci sono anche soldi da fondi arabi: dopo la notizia della super lega, la UEFA ha annunciato di aver trovato un fondo che avrebbe messo più soldi di quelli promessi da JP Morgan per finanziare la prossima Champions League.

E' una rivelazione fatta da un giornalista de Il Sole 24 ore, Carlo Festa: “è una contesa geopolitica tra due mondi finanziari diversi, Ceferin il capo della UEFA ha cercato di farsi sostenere finanziariamente da fondi sauditi, da esponenti della famiglia reale del Qatar. Gli Emirati Arabi da anni sostengono il calcio, ma sostenendone l'establishment, sostenendo la Uefa, la Fifa”.

 

 

Non è un caso che Al Khelaifi, presidente del fondo sovrano del Qatar e del Paris Saint Germain ha sostituito Andrea Agnelli a presidente dell'associazione dei proprietari dei club diventando una sorta di paladino dei valori del calcio. Ma quando il calcio europeo era alle prese col fair play finanziario, tante le entrate tante le uscite, lui ha comprato Mbappè per 145 ml di euro, Neymar per 200ml di euro, questo perché il PSG è la prima squadra comprata da uno stato, che ha potuto aumentare i ricavi con sponsorizzazioni di Stato, soldi dalle aziende del Qatar, dalla compagnia aerea all'azienda del turismo.

Quest'anno si è assicurata a suon di milioni – racconta l'anteprima del servizio – Donnarumma, Sergio Ramos fino a Leo Messi.

Qual è la posta di questa battaglia di potere tra americani e arabi fatta a colpi di milioni sul calcio europeo? Soldi e potere, i diritti televisivi e chi comanderà nel calcio del futuro. Per avere un'idea, il piatto dei diritti televisivi della super lega è stimato in 4 miliardi ed è in crescita.

A far fallire il progetto sono state le proteste dei tifosi e così molti presidenti, come quello del Liverpool l'americano John Henry, hanno dovuto chiedere scusa.

La crisi ha fatto venir fuori la verità su come viene gestito il mondo del calcio: a raccontarlo è uno dei supporter dell'Arsenal: il proprietario della squadra inglese Stan Kroenke possiede una holding con cui controlla diverse squadre e considera l'Arsenal solo come uno strumento per far soldi, non per custodire il club. Ed è venuta fuori anche la verità sui debiti milionari del sistema calcio. Come hanno fatto le squadre di calcio ad accumulare tanti debiti, visto che prima della pandemia si è registrato un aumento del fatturato del +40%, ovvero 3,5miliardi di euro? Cosa ci hanno fatto con questi soldi?

I cattivi sono solo i club della super lega o anche la Uefa e la Fifa che di fatto hanno il monopolio sui redditi delle competizioni internazionali che sono quelli più sostanziosi?

“Noi abbiamo bisogno di un sistema calcio da rivoluzionare” continua Maurizio Pistocchi, favorevole ad un maggiore controlli sui soldi che transitano nel sistema calcio - “ma non possono rivoluzionarlo gli interpreti che hanno portato il sistema allo sfascio”.

 

 

Dal calcio per ricchi, allo sport di massa: sui campetti di calcio, sulle piscine, sui campi di pallavolo e di pallacanestro non arrivano i milioni del calcio e nemmeno quelli dello Stato.

In Italia lo sport di massa lo pagano le famiglie, andando a spendere ogni anno anche migliaia di euro per far fare ai propri figli un'attività sportiva.

Ci sono impianti abbandonati come lo stadio di rugby a Roma costato 28ml di euro, il palazzetto dello sport sempre a Roma chiuso nel 2018 e ancora non ristrutturato.

500 studenti hanno invece occupato lo stadio Flaminio anche questo chiuso in attesa di ristrutturazione.

Sabrina Carreras è andata a vederle da vicino queste strutture abbandonate come la città del rugby a Roma: un progetto approvato dal comune nel 2004 che prevedeva la costruzione di uno stadio per la squadra capitolina, ma variante dopo variante si è trasformato in un'opera mastodontica con tre piscine, un centro benessere, due sale fitness, una foresteria e una pista da pattinaggio. Era qualcosa di tutto finito – mostra alla giornalista il presidente del comitato di quartiere Spinaceto. 28 milioni spesi per un'opera oggi abbandonata perché la società che doveva completare l'impianto è fallita, il comune anziché trovare un altro imprenditore per completare i lavori si è dimenticato di avere questa struttura.

In questi anni in cui è stata abbandonata la struttura è diventata un rudere, è stata una occasione persa per lo sport, perché è impossibile da usare anche per il rugby poiché il campo non ha le misure regolamentari, il campo è 5 metro sotto il consentito.

Il 7 ottobre 2017 500 ragazzi romani hanno occupato lo stadio Flaminio, realizzato negli anni 50 in base ad un progetto che prevedeva anche una piscina, palestre per la ginnastica e per il pugilato. Chiuso per ristrutturazione dal 2018, è un simbolo di un comune che non sa utilizzare i suoi spazi che già ha – racconta Pietro Forti uno dei ragazzi dell'associazione Scomodo – c'è bisogno di spazi come questo per fare sport. A parole sono tutti buoni, continua, ma nei fatti si fa poco per renderlo nuovamente utilizzabile come spazio pubblico.

Ma come funziona nel resto d'Europa? In Francia, ad esempio, lo sport lo paga lo Stato e si insegna nelle scuole. Basta entrare nelle scuole pubbliche francesi per rendersene conto: quasi tutte le scuole hanno delle piscine, piste di atletica, palestre, sale pesi con tutte le attrezzature, tavoli da ping pong e biliardini e già alle scuole elementari. Tutto pagato dallo Stato perché, come ha spiegato il ministro dell'educazione nazionale Blanquer conviene: “è stato dimostrato che un euro investito nell'attività fisica dei bambini genera 8 euro di risparmio per il servizio sanitario, direi che è un buon investimento.”

Lo sport di massa per tutti, bambini e non, va finanziato dallo Stato perché lo sport è un diritto da difendere, è il commento di Riccardo Iacona.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.




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