lunedì 15 marzo - Aldo Funicelli

Anteprima inchiesta di Presadiretta: processo alla ’ndrangheta

Fa più rumore nel mondo dell'informazione in Italia la vittoria dei Maneskin a Sanremo che non la cronaca del processo alla ndrangheta, il maxi processo a Lamezia Terme nato dall'inchiesta Rinascita Scott del procuratore Gratteri che, dopo gli arresti per l'operazione (334 persone) di fronte alle telecamere dice “ora tocca alla società civile, devono occupare gli spazi che noi questa notte abbiamo liberato”.

Da quando è diventato procuratore capo a Catanzaro, Gratteri ha messo nel mirino la ndrangheta del distretto più grande della Calabria, con una serie di operazioni.

Ascoltando le intercettazioni dei mafiosi, Gratteri e le persone del suo ufficio scoprono che gli ndranghetisti sapevano quello che succedeva dentro la procura.

 

“Uno dei talloni d'Achille era che spessissimo c'erano fughe di notizie” racconta a Iacona il procuratore, “ho chiuso le porte e chiunque venisse qui doveva dire da chi andava e dove andava e cosa voleva, altrimenti non entrava. Poi ho cominciato a spostare un po' di gente, trasferimenti di decine di ufficiali di polizia giudiziaria..”

E così le fughe di notizie, le ambasciate, sono terminate, “non esce più uno spillo” si sente dire in una nuova intercettazione.

“Qualche successo se lo abbiamo avuto e se lo avremo, passa anche da questo, dal fatto mio di essere stato duro, senza guardare in faccia a nessuno”.

In tempi di guerra, di guerra alla ndrangheta (espressione che farà inorridire i finti garantisti all'italiana), servono magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria che quella guerra la vogliono fare.

Anche perché la guerra non è contro coppole storte o mafiosi con la lupara, tra gli arrestati uno dei nomi più famosi è quello dell'avvocato Pittelli, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

E' accreditato nei circuiti più influenti della massoneria, nelle note del gip si legge che Pittelli è stato in grado di far relazionare la ndrangheta coi circuiti bancari, con le società straniere, con le università, con le istituzioni, facendo da passepartout per il clan Mancuso, “per il ruolo politico rivestito, per la sua fama professionale e di uomo stimato nelle relazioni sociali.”

Giancarlo Pittelli è un avvocato penalista di lungo corso con un importante curriculum sia politico che professionale: è stato eletto tre volte parlamentare tra il 2001 e il 2013 in Forza Italia, è stato più volte membro della Commissione Giustizia.

In una intercettazione racconta ad un gruppo di amici come è nata Forza Italia in Calabria:

 

io lo so che Dell'Utri la prima persona che contattò per la formazione di Forza Italia fu Piromalli a Gioia Tauro... Tu pensa che ci sono due mafiosi in Calabria che sono i numeri uno in assoluto, uno si chiama Giuseppe Piromalli e uno si chiama Luigi Mancuso, che è più giovane e forse più potente. Io li difendo da 1981 ..”

 

E' arrivato il momento di raccontarle in prima serata queste cose, cosa è la ndrangheta in Calabria, i suoi rapporti con politica, con professionisti, col mondo bancario.

Il duro lavoro d'indagine del ROS che ha intercettato e seguito gli uomini della cosca Mancuso che comandava su Vibo Valentia e provincia con decine di omicidi che terrorizzavano un'intera comunità, esercitando un controllo totale dell'economia.

“Dall'ultimo marciapiede al primo cantiere di Vibo Valentia” spiega Alessandro Bui comandante del nucleo investigativo di Vibo “dall'ospedale fino a tutta l'amministrazione pubblica.”

Impressiona il numero di colletti bianche che si sarebbero prestati al buon funzionamento dell'organizzazione criminale: dalle teste di legno a cui venivano intestati i beni degli ndranghetisti, passando per commercialisti, notai, avvocati come Pittelli, ex senatore di Forza Italia che, secondo le carte, avrebbe fatto di tutto per aiutare il clan Mancuso. Anche cercando i verbali secretati dei pentiti.

In questa indagine c'è anche la massoneria deviata in questa indagine, dove c'è il potere vero, i burattinai di tutto, e chi li tocca rischia grosso.

Chi indaga sulla massoneria rischia la vita, la carriera: non è solo cronaca giudiziaria quella che racconterà Presa diretta, ma è una questione di libertà e di democrazia che ci riguarda tutti.

In Italia c'è uno stato parallelo, dentro lo Stato. E questo stato parallelo aspetta i soldi dall'Europa per accrescere il suo potere, per conquistare altri pezzi di economia, di territorio.

Trovate delle anticipazioni del servizio in questo articolo de Il Vibonese

 

Rinascita Scott è «una enciclopedia dell’universo mafioso calabrese, c’è di tutto dentro – racconta PresaDiretta – decine di omicidi e di lupare bianche, il traffico d’armi e quello internazionale di droga, ma ci sono anche le storie delle persone umili vittime del potere ‘ndranghetista, a dimostrazione che dove comanda la mafia soffrono tutti».

E poi le «tante domande ancora aperte. Come hanno fatto i Mancuso a conoscere il giorno e l’ora in cui sarebbero scattati gli arresti? Che ruolo ha la massoneria deviata come moltiplicatore del potere criminale? In che modo riesce ad infiltrarsi nei Palazzi di Giustizia per aggiustare i processi?».

e nell'editoriale di Domani

Il maxi-processo Rinascita Scott è veramente una enciclopedia dell’universo mafioso calabrese, pensate che nell’ordinanza per le misure cautelari.

Ci vogliono ben 250 pagine solo per elencare tutti i capi di imputazione e c’è di tutto dentro: viene ricostruita la storia delle decine di omicidi e altrettante lupare bianche che hanno insanguinato la provincia di Vibo Valentia e gettato nel terrore una intera comunità.

Ci sono il traffico d’armi e quello internazionale di droga; ma c’è anche la storia della piccola gente, vittima dei soprusi del potere ‘ndranghetista, a dimostrazione che dove comanda la mafia soffrono tutti.

 

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.




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