lunedì 12 ottobre - Aldo Funicelli

Anteprima delle inchieste di Presadiretta: il prezzo ingiusto

L'ultima puntata della stagione 2020 di Presadiretta sarà dedicata alla catena del valore del cibo: una catena che arricchisce pochi e produce diseguaglianza, sofferenza, schiavitù e sfruttamento.

Nell'anteprima si parte da questo dato: durante il lockdown i supermercati hanno fatto un +9% di vendite, mentre gli agricoltori hanno venduto i loro prodotti ad un prezzo inferiore dei costi di produzione.

Quali le cause di questa stortura, di questa piramide il cui peso grava sui 600mila braccianti irregolari (che la sanatoria della ministra Bellanova ha regolarizzato per metà) di cui almeno 130 mila vivono in condizioni di schiavitù nelle baraccopoli del sud?

 

 

 

Nelle anticipazioni del servizio, Giulia Bosetti racconta cosa sta dietro i volantini e le offerte 3 X 2 fatte da tutte le catene della GDO, concepiti per spingere i consumatori a comprare.

Sono volantini preparati mesi prima, poi magari i prodotti per questioni climatiche non c'è in quel periodo quindi il prezzo indicato sul volantino è al di sotto del prezzo di produzione- lo racconta un grossista del settore ortofrutticolo Marco Stravato.

Quest'estate si è scatenata la guerra delle angurie, che venivano vendute a 1 centesimo al kg, ma ad un agricoltore produrre un kg di anguria di qualità costa 4 centesimi solo la cesta, poi ci sono altri costi per le piantine, la crescita, il concime .. eppure nel volantino è scritto che “alla filiera alimentare è stato corrisposto il giusto prezzo”.

Quando voi comprate le melanzane ad un euro, significa che a noi ce le pagano a 20,30 centesimi – racconta un agricoltore: le offerte dei supermercati sono fatte sulle spalle di chi produce e non dalla distribuzione, che non ci rimette mai e impone la sua posizione di forza, cacciando fuori (anche con espedienti poco puliti) gli agricoltori che chiedono prezzi più alti.

La giornalista si è messa in contatto con un produttore che ha lavorato con importanti catene alimentari: le loro strategie di vendita lo hanno portato a dover vendere l'impresa: “le scontistiche aumentavano sempre e addirittura si facevano retroattive, ci sono catene che ti impiccano..”.

I produttori sono costretti a dover vendere ciò che producono in modo che finisca sugli scaffali, altrimenti si rischia di dover licenziare dipendenti, a dover usare più chimica per aumentare la resa, a sfruttare maggiormente lavoratori e lavoratrici.

Eppure queste catene di supermercati non stanno male economicamente: nei mesi del lockdown la spesa degli italiani è cresciuta del 17,8%, spesso in quei mesi trovavamo gli scaffali vuoti, alcuni prodotti sono diventati merce rara come farine e miscele (la cui vendita è schizzata ad un +105,8%).

Le vendite sono cresciute del 9%, del 22% per i prodotti freschi, quando la gente era costretta a stare a casa: i supermercati facevano fatica a reperire i prodotti come frutta e ortaggi – spiega il direttore di Megamarket – e così il loro prezzo è lievitato.

Secondo i dati dell'Istituto per i servizi del mercato agricolo e alimentare, le arance tarocco sono arrivate a costare un +32% rispetto ad un anno fa, i limoni sono cresciuti di prezzo del +116%, i kiwi del +53%, le albicocche del +91%, le pesche nettarine del 75%, i cavolfiori del +51%.

Secondo le analisi di Coldiretti e Istat tutto ciò si è tradotto in un aumento dei prezzi di frutta e verdura 40 volte superiore a quello dell'inflazione.

Un aumento che non è in linea con quello dei prezzi all'origine – spiega Lorenzo Bazzana di Coldiretti. Ad un aumento per il consumatore si è registrata una contrazione dei prezzi per i produttori.

Qualcuno ha approfittato dell'emergenza per speculare sul nostro cibo?

Altroconsumo ha fatto un'indagine sul prezzo di questi beni, ne parla Ivo Tarantino: nelle prime settimane del lockdown c'è stata una diminuzione delle offerte per beni come prodotti per la pulizia, il cibo o le farine, con un conseguente aumento medio del loro prezzo.

 

“La nostra ipotesi è che i supermercati hanno deciso di fare meno promozioni perché sapendo che le persone si potevano spostare poco, non c'era bisogno di attrarre altri clienti, hanno diminuito la quantità di prodotti venduti a sconto.”

 

Grazie alle denunce delle associazioni di consumatori l'Antitrust ha aperto un'indagine sui prezzi dei beni di prima necessità, concentrandosi sulla grande distribuzione.

Altro tema affrontato dal servizio quello della guerra dei prezzi, con le aste al ribasso: è lo stesso principio delle gare d'appalto dove è consentito il massimo ribasso.

Solo che con la grande distribuzione si chiama asta al doppio ribasso: la spiega alla giornalista Fabio Ciconte, direttore dell'associazione Terra!.

 

“Ci sono due battute d'asta, nella prima sono invitati i singoli fornitori per fare una prima offerta su un quantitativo molto importante di prodotti. Dopo qualche settimana gli stessi produttori vengono invitati a fare una seconda offerta il cui prezzo di partenza è il presso più basso della prima asta. A partire dal quel momento il singolo fornitore si trova davanti uno schermo del computer in cui ha alcuni minuti per ribassare la propria offerta, mentre un altro concorrente, di cui è garantito l'anonimato, fa un'offerta ancora più al ribasso. Continua questo gioco perverso in cui i produttori abbassano e abbassano pur di accaparrarsi quell'offerta, ma questo determina che tu hai svenduto il tuo prodotto pur di stare sul mercato".

 

Uno di questi ha accettato di parlare con Presadiretta, si chiama Francesco Franzese, amministratore de La Fiammante: la sua azienda si trova a Buccino, in provincia di Salerno: qui si lavorano solo pomodori italiani che sono trasformati per fare passate e conserve.

Ha mostrato alle telecamere una di queste aste, per una fornitura annuale, del valore di qualche milione: le aste le conosce bene e sa quanti danni possono fare: ha raccontato l'unica volta che ha vinto, si partiva da una base di 6,5 ml ed a causa dei ribassi, cronometrati da un timer del sistema, si poteva arrivare anche a 4 milioni. In pochi minuti si perdono anche due milioni di euro: il problema è che poi quest'asta diventa un riferimento per l'intero mercato, livellando al ribasso il prezzo dei prodotti e mandando in crisi i produttori.

Eppure nel 2019 l'agroalimentare è stato uno dei settori che hanno trainato la nostra economia con una crescita record del 6,9% per un fatturato di 538 miliardi di euro, pari al PIL di Norvegia e Danimarca assieme.

Perché allora da anni l'agricoltura lancia un grido d'allarme disperato?

 

 

 

Iacona era stato in Sicilia nel 2005 e nel 2011, dagli agricoltori che si lamentavano del prezzo troppo basso dei pomodori, che li costringeva ad indebitarsi per continuare la produzione. In Veneto, stessa musica da parte dei produttori delle mele. In Sardegna sono ancora fresche le immagini dei pastori che gettavano il latte per strada, troppo basso il prezzo che veniva loro riconosciuto dai consorzi.

Poco dopo è toccato agli agricoltori della Basilicata che hanno buttato via tutti i loro prodotti: “quando arriva il commerciante che mi paga 9 centesimi al kg il pomodoro, mettendomi il coltello alla gola, può non sapere il commerciante e la grande distribuzione che sta facendo una estorsione nei miei confronti?” sono le parole di Gianni Fabris di Altraagricoltura.

Si torna sempre alla grande distribuzione e ai produttori che, per le calamità naturali (ormai sempre più frequenti) poi, in Basilicata, non hanno i soldi per ricostruire le serre per le fragole.

Sul banco del supermercato vedo le fragole a 12 euro al kg, ma al contadino arrivano solo 2 euro o anche 1,5 euro.

 

 

 

E oggi la battaglia degli agricoltori è diventata anche quella dei braccianti che lavorano nei loro campi: quest'estate a Foggia sono scesi in piazza contro il caporalato ma anche contro il sistema della GDO.

Portavoce il sindacalista Aboubakar Soumahoro: 

 

“se la grande distribuzione ha un fatturato di 83 miliardi annui e un raccoglitore di asparagi percepisce al giorno, per 12 ore di lavoro, appena 35 euro, quando da contratto sono 50 euro circa, vuol dire che qualcuno ci guadagna. E noi coi contadini con cui lavoriamo, ci rendiamo conto che a loro volta che qualcuno li sta comandando. Non è una mano invisibile, c'è una concentrazione di potere. Per quanto riguarda la GDO, sono loro che stanno sottoponendo contadini e braccianti a dei meccanismi di immiserimento. I caporali si inseriscono dentro questo mondo di foresta, ma il caporale è un albero dentro la foresta.”

 

Sono tante le domande che emergono da queste anticipazioni: se dovessero arrivare altri lockdown, dobbiamo aspettarci altri rincari?

Come mai i prezzi aumentano al banco ma agli agricoltori arrivano sempre meno soldi?

Chi controlla la GDO, che altera il mercato livellando al ribasso il prezzo delle merci fino a livelli insostenibili?

Se si fa un'asta per la fornitura di un pomodoro e un supermercato spunta un prezzo di 0,17 euro, poi tutti gli altri supermercati vorranno lo stesso prezzo, a prescindere da come è andata la produzione, se ci sono state calamità o altro.

Come possiamo tutelare il settore alimentare che, specie in momenti di crisi come questo, è fondamentale ed è pure uno dei pochi che non si è mai fermato nemmeno durante il blocco a marzo.

Continuare ad abbassare il prezzo di un prodotto va a discapito della sua qualità: il guadagno del consumatore è solo effimero, perché dietro potrebbe esserci un maggior uso di pesticidi, meno controlli.

I luoghi, anzi, i ghetti dove spesso devono vivere i braccianti, sono bombe sanitarie: sono persone che non vivono in condizioni di sicurezza e che poi raccolgono il cibo che mangiamo.

Come pensiamo di andare avanti con queste situazioni?

Su 600 mila irregolari di cui parlava la ministra Bellanova, sono solo 30mila quelli che hanno avuto accesso alla sanatoria.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.




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