lunedì 25 gennaio - Aldo Funicelli

Anteprima Report: su monopattini, piano pandemico e il patto della Lega

Questa sera Report ritorna sul piano pandemico italiano, non aggiornato dal 2006. A seguire un servizio sui vaccini, uno sul più grande produttore di monopattini elettrici e infine un retroscena sull'accordo tra Salvini e Bossi nel passaggio verso la nuova Lega.

Il re dei monopattini

Chi è il re dei monopattini elettrici, quei mezzi a due ruote che abbiamo visto circolare per le città e abbandonati a tutti gli angoli delle strade?

Nell'anteprima del servizio, si parla di “Salvatore Palella è ritenuto il "re dei monopattini elettrici". Ha fondato della società che sta riempiendo di veicoli a due ruote le città di mezzo mondo. Report ha attraversato l'oceano per incontrarlo, ma l'accoglienza non è stata delle migliori. ”

Per usare i monopattini si deve scaricare un'app, ci si deve registrare, si inseriscono i dati della carta di credito, e così si può sbloccare il mezzo per iniziare il viaggio.

Il monopattino serviva per decongestionare il traffico e inquinare di meno, per questo le amministrazioni hanno puntato su di lui, senza regolamentarne (nemmeno a livello nazionale) in modo omogeneo il suo utilizzo.

Dietro il monopattino ci sono imprenditori che studiano per essere l'Elon Musk del futuro: uno di loro è sicuramente Salvatore Palella, fondatore della società Helbiz, che è stata uno degli sponsor della cerimonia di insediamento del nuovo presidente Biden.

Helbiz Italia è stata fondata nel 2018 e in pochi mesi diventa in Europa uno dei leader dei monopattini.

Il nome per questa società è arrivata dalle due parole “help business”, l'idea era trovare un aiuto, un idraulico, un'elettricista attorno a te, poi come tante idee della Silicon valley è cambiata.

 

 

 

Di origini italiane, oggi vive a New York, il suo ufficio è al 32 esimo piano di un grattacielo di Wall Street, dove ha accolto il giornalista di Report in modo “poco amichevole”.

“Che tu non sia il benvenuto questo te lo posso dire anche io”, sono le parole di accoglienza del signor Palella al giornalista.

Come mai questo atteggiamento?

Forse perché il giornalismo scomodo, che fa domande a cui è imbarazzante rispondere, piace solo se fatto sugli altri. Se fatto su se stesso un po' meno.

La scheda del servizio: Il mago di Helbiz di Daniele Autieri in collaborazione di Federico Marconi, immagini di Dario D’India, Afredo Farina e Giovanni De Faveri

 

I monopattini stanno riscrivendo le regole della mobilità urbana anche in Italia. E la Helbiz è stata la prima azienda ad aver portato lo sharing nel nostro paese. La società ha ottenuto concessioni per la condivisione dei suoi mezzi in oltre venti città italiane, a partire da Roma e Milano. Ma chi c’è dietro la Helbiz? L’amministratore delegato si chiama Salvatore Palella, è nato ad Acireale 33 anni fa e oggi guida un gruppo mondiale dal suo ufficio al 32° piano di un grattacielo di Wall Street, a New York. La storia della Helbiz si intreccia con quella di tanti personaggi del jet set e dello sport italiano, da Alessandro Del Piero che offre il suo volto per uno spot, a Marco Borriello, tirato in ballo nella lista dei possibili investitori. Dal passato di Palella emergono però numerose ombre e relazioni con figure vicine alla criminalità organizzata e personaggi dal passato controverso. La società ha una holding di controllo nel Delaware, che scherma l’identità dei suoi azionisti, mentre sulla testa di Palella pende una richiesta di class action, presentata presso la District Court di New York City, per un’avventura imprenditoriale finita male nel mondo delle criptovalute. Alla luce di questo e molto altro, chi c’è realmente dietro la Helbiz? Con quali capitali viene finanziata l’azienda? E soprattutto, che responsabilità hanno le pubbliche amministrazioni e lo stato italiano nelle mancate verifiche sulle società incaricate di condurci nella mobilità del futuro?

 

Il piano pandemico

Siamo stati i primi ad essere colpiti in Europa dalla pandemia, abbiamo reagito senza seguire fin da subito un piano, medici e infermieri hanno dovuto improvvisare nei reparti, senza dispositivi di protezione a sufficienza. E l'Oms, l'ente terzo che avrebbe dovuto essere una voce autorevole, nel dare indicazioni su come gestire il virus, non si è dimostrato all'altezza.

Report è stata una delle prime trasmissioni a puntare il dito contro il piano pandemico e a scovare poi quel rapporto del gruppo di ricerca italiano dell'Oms, ritirato subito dall'organizzazione stessa.

Perché avrebbe messo in imbarazzo il governo italiano che aveva appena finanziato l'Oms che, per autotutela, ha messo in campo il direttore aggiunto Ranieri Guerra, come intermediario col governo italiano, che per sua stessa ammissione è stato “consapevole foglia di fico” per nascondere i problemi.

Il piano vero, uscì poi il 2 marzo, ad inizio epidemia ma troppo tardi, due mesi dopo il primo alert dell'Oms di gennaio: dopo la riunione del 20 febbraio, la parola d'ordine era normalizzare, Zingaretti che si fa riprendere in un pubblico durante un aperitivo a Milano, contraendo il virus.

Solo il 10 marzo tutta l'Italia diventa zona rossa, ma le attività produttive si fermeranno solo il 21: la capacità reattiva dell'Italia fu elogiata a settembre dall'Oms da un video rilanciato poi sui social dal presidente Conte e dal ministro Speranza.

Ma poche settimane prima l'Oms aveva fatto ritirare un rapporto critico sulla gestione italiana della pandemia, che denunciava proprio il mancato aggiornamento del piano pandemico.

Giulio Valesini ha nuovamente intervistato il ricercatore Francesco Zambon, autore di quel rapporto al centro di una guerra interna all'Oms. Tra chi voleva che fosse censurato il passaggio sul piano pandemico (fermo dal 2006) e i ricercatori che sono rimasti fermi sulle loro posizioni.

 

Quando vidi il video mi ricordo che feci un balzo sulla sedia perché pensai, si stanno preparando perché uno scandalo era imminente, era impossibile che questa cosa non venisse fuori .. il video è uscito a settembre e subito dopo c'è stata la consegna di “Noi denunceremo” del rapporto ai magistrati e per me era come legare le due cose, ma perché io sapevo tutti i retroscena del rapporto”.

 

Quel video dell'Oms era come un'azione risarcitoria, preventiva, per prepararsi allo scandalo.

Il rapporto è stato subito ritirato dopo le pressioni della stessa organizzazione che, in questi mesi, non ha mai risposto seriamente alle domande di Report sui perché.

Che però è riuscita a partecipare ad una video conferenza in cui era presente Hans Kluge, capo OMS Europa: è stato chiesto delle mail di pressione dietro la scelta, politica, di bloccare il rapporto di Zambon.

 

“E' vero, c'era qualcosa da correggere nella linea temporale e l'abbiamo messo offline, voglio che sia chiaro che in nessun momento ho avuto pressioni da parte del ministero italiano o di chiunque altro per ritirare il rapporto. Ma deve capire [al giornalista di Report] che se l'Oms fa una valutazione in un determinato paese, secondo le procedure condividiamo il rapporto col nostro partner principale, che è il ministero della salute.”

 

Ma le mail di guerra Zambon in cui si chiedeva di non scrivere che il piano pandemico era fermo al 2006 sono una violazione del codice di condotta dell'organizzazione, si chiedeva cioè ad un ricercatore di scrivere il falso – questa l'opinione di Zambon – “una violazione che rivela un conflitto di interesse, motivo per cui ho deciso di segnalare la cosa a tutti gli organi competenti all'interno dell'Oms, perché penso che sia una cosa piuttosto grave e riguardava un punto centrale del rapporto, l'aggiornamento del piano pandemico.”

E' partito un accertamento interno all'Oms per capire se il codice di condotta sia stato violato? Al ricercatore non risolta.

La credibilità dell'organizzazione di fronte all'opinione pubblica a questo non è compromessa?

“L'immagine dell'Oms in Italia direi che è decisamente compromessa ..” risponde il ricercatore che, in questi mesi, non è mai stato contattato dal ministro Speranza, dal ministero né dall'Istituto Superiore della Sanità: “Mi sarei aspettato una telefonata, se non altro di chiarimento ..”

L'Oms, alla luce dei fatti, non può permettersi di scrivere la verità e urtare la sensibilità politica di un ministro, perché il ministro appartiene ad uno stato che finanzia l'Oms stessa.

 

Il mandato dell'Oms non è quello di occuparsi della sensibilità dei ministri, certamente coi ministri bisogna avere un rapporto trasparente, bisogna essere molto diplomatici quando si tratta con tutti gli stati membri, ma certamente lo scopo non è rendere felice o infelice un ministro..”

 

La scheda del servizio: Era solo un'influenza di Cataldo Ciccolella, Norma Ferrara, Giulio Valesini, immagini di Paolo Palemo e Alfredo Farina .

 

Le indagini della procura di Bergamo hanno portato la Guardia di Finanza nelle stanze del ministero della Salute e dell'Iss. I funzionari che hanno gestito la prima ondata devono spiegare perché non hanno risposto immediatamente alla nota dell'Oms che il 5 gennaio dell'anno scorso diceva: "Prendete in mano i piani pandemici". Report è in grado di rivelare che per diverse settimane il nuovo virus fu sottovalutato e ancora a inizio febbraio un verbale della task force che supportava il ministro Speranza lo assimilava a una influenza. Nel frattempo la difesa dell'Oms alle richieste di trasparenza fa sempre più acqua, al punto da usare documenti confidenziali pubblicati proprio da Report, ma cambiandone la data. E per il whistleblower Francesco Zambon, che aveva denunciato la tentata manipolazione del rapporto sull'Italia, non è ancora chiaro cosa riserva il futuro.

 

Ci salverà il vaccino

Ora che le multinazionali a cui abbiamo affidato il nostro futuro iniziano a chiudere i rubinetti dei vaccini, forse in molti si renderanno conto del problema: aver delegato ai privati la ricerca, la produzione e la vendita dei vaccini.

Perché se deve essere il mercato a regolare chi si salverà e chi no, chi riceverà per primo (e in maggior dosi) il vaccino e dunque potrà ripartire prima, allora il mondo sarà sempre più diviso, sempre maggiori tensioni internazionali scoppieranno.

Non solo, i vaccini oggi autorizzati hanno alcuni problemi: il trasporto e la conservazione, la copertura dal virus, che andrà rinnovata probabilmente ogni anno, come per l'influenza.

Peter Doshi, professore di farmaceutica all'università del Maryland, spiega come sia misurata la loro efficacia: quando si dice efficacia al 90%, si intende la riduzione sul 90% dei sintomatici che hanno avuto un tampone positivo, non è una riduzione del 90% delle infezioni, i test non sono concepiti per rilevare questo.

Significa che i vaccinati possono essere immuni alla malattia, ma portatori del virus e a loro volta, trasmetterlo: il virus potrebbe continuare a circolare anche alla fine delle vaccinazioni, nessuno può assicurare che non avvenga.

“L'eradicazione del virus è un obiettivo molto ambizioso e che finora è stato raggiunto solo con un virus, quello del vaiolo” racconta il professor Crisanti.

Non sappiamo se veramente il vaccino sarà in grado di fermare il virus: dovremo continuare ad indossare la mascherina – commenta Cody Meissner dell'FDA, l'autorità americana – praticare il distanziamento sociale, evitare gli assembramenti, non potremo cambiare il nostro comportamento pensando di essere al sicuro, questo è quello che bisogna dire alla gente.

In Belgio stanno lavorando ad un vaccino nuovo, sulle basi di quello contro la febbre gialla: “noi invece puntiamo sull'immunità permanente e a bloccare la trasmissione” spiega Johan Neyts, professore dell'università di Leuven in Belgio.

A Leuven non stanno lavorando solo al vaccino ma anche alla ricerca di un farmaco anti-covid: “pensate a quanto successo a Bergamo ad inizio pandemia, a quanto avrebbe fatto la differenza avere un farmaco a disposizione. Abbiamo bisogno di un farmaco specifico contro la famiglia del corona virus, che è molto ampia, potrebbe esserci una mutazione immune al vaccino, o magari la prossima volta emergerà un virus più letale o che colpirà i bambini e noi non possiamo farci trovare impreparati.”

Ma forse per le multinazionali del farmaco conviene più un vaccino che debba essere rinnovato ogni anno, un problema per i paesi del terzo mondo: “i big pharma vogliono fare soldi, ma il problema è più grande che contenere il covid nel mondo occidentale, ci vuole un vaccino che sia utilizzabile in tutto il pianeta, altrimenti il virus potrebbe ritornarci come un boomerang”.

La scheda del servizio: Nelle mani del vaccino di Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale, con la consulenza di Ludovica Jona, in collaborazione di Marzia Amico, immagini di Matteo Delbò e Fabio Martinelli

 

Il vaccino ci porterà definitivamente fuori dalla pandemia? Dai test svolti dalle case farmaceutiche emerge un’elevata sicurezza ed efficacia, ma non si sa se permetterà di interrompere la trasmissione del virus. Infatti, nonostante ogni giorno nel mondo vengano effettuati milioni di tamponi, proprio per intercettare gli asintomatici, i volontari dei trial clinici sono stati testati solo in caso di sintomi. La conseguenza? Non sappiamo se il vaccino ci protegga solo dalla malattia o anche dall’infezione e quindi se potremo raggiungere l’immunità di gregge. Con testimonianze dei volontari e interviste ai massimi esperti americani ed europei che hanno valutato i vaccini, l’inchiesta racconterà come sono avvenuti i trial di Pfizer e Moderna, e quale impatto il vaccino potrà avere nella lotta contro l’epidemia. Report, inoltre, in collaborazione col collettivo di giornalisti investigativi Behind the Pledge, svelerà in esclusiva i cosiddetti “EmaLeaks”, mail e documenti interni da cui emergono le pressioni politiche sull’Agenzia europea del farmaco per accelerare il processo di autorizzazione. Pressioni avvenute proprio mentre i commissari dell’Ema riscontravano alcuni problemi nella produzione del vaccino Pfizer.

 

L'intervista a Belsito e il passaggio tra le due Leghe

L'ex tesoriere della Lega (di Bossi) racconta l'accordo, non rispettato, tra l'ex segretario Bossi e Salvini, segretario della nuova Lega nazionalista nel 2014.

La scheda del servizio: L'ACCORDO di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi

 

Il 26 febbraio 2014 viene siglato un patto generazionale tra Umberto Bossi e il nuovo segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. Un accordo noto a molti, ma che nessuno ha mai potuto leggere. L'accordo nasce due anni dopo l'inchiesta sui fondi pubblici che ha sconvolto il partito. Dopo Bossi, arriva Maroni, poi Salvini che nel 2013 viene eletto segretario federale. L'anno dopo si siedono davanti a un tavolo per decidere del futuro politico del senatur. Salvini promette 450 mila euro all'anno per mantenere lo staff composto dagli autisti e dalla segreteria del presidente della Lega. In cambio l'ex avvocato di Bossi, Matteo Brigandì, rinuncia a 6 milioni di euro di mancati pagamenti proprio dalla Lega Nord. Soldi che già nel 2014 sono fondamentali per le casse del partito, che rischia, come poi è successo, di vedersi sequestrare ben 49 milioni. Abbiamo ricostruito la storia dell'accordo grazie all'intervista esclusiva a Francesco Belsito, l'ex tesoriere del partito travolto dallo scandalo, unico condannato per appropriazione indebita a causa di quell'accordo.

 

 

Tutte le anticipazioni sono state prese dalla pagina FB e dall'accout Twitter di Report




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