venerdì 31 marzo - Elena Ferro

Anoressia e Bulimia | Quando il corpo diventa il tuo peggior nemico

Un anno fa ho incontrato su Anobii Emilia, autrice di un romanzo autobiografico dal titolo Io come la fenice in cui racconta la sua anoressia. Ci siamo piaciute subito e così le ho proposto di rilasciare un'intervista alle Volpi, anche perché il tema alimentazione mi interessa molto, da sempre.

Ne sono venuti fuori tre articoli di cui questo che vi ripropongo, riveduto e rinfrescato nello stile e nei contenuti, è il secondo. Tutti e tre gli articoli sono legati ma si possono benissimo leggere autonomamente.

Ve li ripropongo perché possano incontrare un pubblico più ampio e perché Sabato 1 aprile a Torino si svolgerà un importante convegno di approfondimento e lavoro proprio sul tema dei disturbi alimentari cui sarò presente. Così ho pensato che anche le Volpi potessero tornare sull'argomento. Vi allego qui la locandina affinché chi è interessato possa parteciparvi.

Non mi resta che augurarvi buona lettura e presentarvi Emilia, che su Anobii è presente con il nickname Jaemy. Si è raccontata nella prima parte di questa intervista che trovate a questo link. Buona lettura!

Cara Emilia, bentornata ! La volta scorsa abbiamo volutamente lasciato in sospeso un tema importante, il tuo rapporto con il cibo. Lo riprendiamo?

Ciao Elena, certamente. Quando qualcuna di noi sente dentro di sé la sensazione di sentirsi "sbagliata" o "inadeguata" cerca una compensazione, perché piò diventare molto opprimente. Io la provavo all'inizio della mia malattia e per quanto riguarda me, il cibo era la modalità più semplice per gestirla, insieme allo sport. Mi spiego meglio.

Sentivo che tutto ciò che avevo intorno a me mi sfuggiva, mentre il corpo è l'unica cosa che potevo controllare direttamente e senza intermediari. Per questo ho cominciato a mangiare meno e dunque a dimagrire, oppure consumavo più calorie possibili facendo sport, camminate eccetera.

Si comincia evitando solo i cibi più grassi, più calorici. Vuoi dimagrire, alleggerire quel peso che sentivo dentro di te. Ma ben presto tutto il cibo diventa troppo "grasso" e così piano piano cominci a rifiutarlo. Per me è andata così. Pensa che sono arrivata a mangiare una fetta di prosciutto magro a pasto, a bere pochissimo, una o due tazze di acqua al giorno, per non gonfiare.

La cosa peggiore è che mi sentivo alla grande, avevo molta energia e così andavo avanti. Questo se vuoi è l'aspetto più pericoloso.

Quanto sei dimagrita?

Tantissimo, sono arrivata a pesare meno di trenta chili, considera che sono alta un metro e settantacinque! Il mio stomaco si era abituato a mangiare la propria mucosa ed io non sentivo più la fame, si era per così dire ristretto. Anche solo un bicchiere d'acqua lo riempiva in modo per me insopportabile.

Tutti i miei organi si erano adattati alla nuova condizione di carestia: stomaco, reni, fegato. Ed io percepivo il mio corpo come se fosse morto. Quando poi sopraggiungeva l ora dei pasti poi... Che tensione c'era in casa. Io cucinavo, mi piaceva farlo per la mia famiglia, ma a loro non bastava. Loro volevano che io mangiassi e non sapevo più cosa inventarmi. Poi ho scoperto che potevo vomitare tutto. Non perché lo volessi veramente, solo che ero obbligata.

Quel cibo che era nel mio stomaco mi faceva stare male, dovevo rimuoverlo. Per un certo periodo così sono stata bulimica.

Bulimia e anoressia, due facce della stessa medaglia?

Sì, per me è stato così. L'una è il contraltare dell'altra. Io ci sono passata, a fasi alterne, ma ci sono passata. L'anoressia mi faceva sentire bene, mi faceva sentire forte e piena di energia.

La bulimia, ovvero quando mangiavo per poi vomitare tutto, mi faceva sentire una fallita, una debole. Passare da uno stato all'altro era per me devastante, sotto il profilo fisico e anche emotivo. Eppure era diventato un circolo vizioso.

Sei mai riuscita a comprendere quando è scattata la malattia?

Credo di sì. La mia famiglia era molto impegnata a litigare perché i miei non andavano per niente d'accordo. Io e mia sorella assistevamo, senza sapere che cosa fare, a queste interminabili e dolorose discussioni. Ricordo che qualche volta sbottavo e urlavo:

"Se ogni volta dovete litigare per qualsiasi cosa, allora divorziate!"

E così è stato. Volevo solo ritrovare la pace ed ero disposta a tutto per fare in modo che tornasse tra di noi, anche se vivevo nel terrore che sarebbe accaduto qualcosa di irreparabile. Avvenne nell'estate del 1998, una vacanza senza ritorno.

I miei si separarono. Io volevo restare con mio padre, ma ciò non era possibile. Così dovetti andare a vivere da mamma, per un anno. Cambiò tutto, mi mancavano i miei punti di riferimento, la mia vita fu stravolta. Non frequentavo più basket, non avevo più i miei amici... Anche se vedevo sempre mio padre, era il viverlo, il viverci, a mancarmi. La nostra quotidianità non c'era più e ciò mi destabilizzava, mi metteva ansia. E' così, credo, che ho cominciato ad ingrassare.

All'inizio erano solo due chili, così cominciai a correre e ad allenarmi. Ma pian piano lo sport divenne la mia ossessione. Scaricavo la tensione, non pensavo, mi alleggerivo e mi faceva stare bene. In questo modo ho perso 17 chili.

Dopo la separazione mi ero fatta l'illusione che i miei, una volta separati, avrebbero ripreso in mano il loro rapporto e lo avrebbero condotto in modo più civile. Una speranza vana. Fu quando presi coscienza di questa situazione che mi ammalai per davvero.

Quali sono le conseguenze fisiche dell'anoressia?

Le conseguenze della malattia sono pesanti e si portano addosso per tutta la vita.

I denti si ammalano facilmente, perché lo smalto che li protegge si indebolisce e viene corroso dagli anni di vomito e malattia.

L’intestino resta pigro e non funziona più bene. Io in tredici anni di malattia ho avuto due blocchi renali e intestinali, vi assicuro che è terribile.

Lo stomaco poi è distrutto. Ancora oggi continuo a prendere protezioni e pillole per combattere ulcere, gastriti croniche, coliti ecc. Anche quando cambia il tempo sto malissimo.

Ma le conseguenze più terribili sono quelle per chi desidera figli , perché con l'anoressia e la bulimia rischi l'infertilità. Durante la malattia ero diventata amenorroica, fortunatamente io non sono risultata essere sterile, ma a molte mie amiche è successo anche questo.

Quali sono i segnali che indicano l'insorgere della malattia?

Devo dire intanto che il lavoro più grande l'ha fatto mio padre. All'inizio insisteva perché mangiassi, ma era l'approccio sbagliato. Poi abbiamo conosciuto l'ABA (Associazione Anoressia e Bulimia) di Milano e ha cominciato a capire meglio la mia malattia, come rapportarsi con me.

Imparammo a riconoscere i segnali di quando una persona si ammala. Li ho scritti per non dimenticarli:

  • La persona che sta cadendo nell’anoressia inizia a non essere più spensierata e felice come prima, si chiude a riccio e stenta a confidarsi;
  • Evita di uscire;
  • Si comincia a fingere di essere sereni e felici, e si perde interesse per ciò che prima era importante;
  • Sei nervosa, come se ce l’avessi col mondo intero;
  • Adduci mille scuse per evitare di mangiare;
  • Cominci a spezzettare il cibo per mangiarne il meno possibile;
  • Ti estranei anche dal tuo mondo;
  • Ci si chiude in bagno più volte al giorno e ad orari prestabiliti.
  • Si aumentano le ore di sport.

Oggi mi sento di dire che sebbene assomiglino a semplici reazioni adolescenziali, spesso possono nascondere di peggio. Non bisogna mai perdere il contatto con la propria figlia o il proprio figlio. Così in effetti ha fatto mio padre, che mi ha sostenuto al punto da sottoporsi, lui stesso, a psicoterapia, mentre io all'inizio la rifiutavo.

Di tua madre parli pochissimo, anche nel tuo libro

La ragione è che con mia madre, purtroppo, non ho mai avuto un buon rapporto. Lei riversava il malessere che provava a causa del rapporto conflittuale con mio padre su di me. Per lei ero la figlia di mio padre, colei che più gli somigliava, fisicamente e nei comportamenti.

Non mi dimostrava affetto, sebbene sono sicura che lo provasse, mentre con mia sorella aveva un buon rapporto. Faceva sempre paragoni tra me e lei, mi parevano sempre a suo vantaggio.

Qualcuno faceva notare a mia madre che stava sbagliando, che mi aveva giudicata troppo duramente? Lei mi abbracciava per farsi perdonare, ma io non mi fidavo di quell'abbraccio, non ci credevo, perché non mi pareva sincero.

Mio padre sentiva questo disagio e mi ha sempre spronato a fidarmi di lei.

"Vedrai che non sarà sempre così a babbo. Non perdere la fiducia, lei ti vuole bene solo non è ancora riuscita a capire come dimostrartelo"

In tutto il periodo della mia malattia ho l'impressione che mia madre non sia riuscita a realizzare cosa mi stesse capitando, anche se ero dimagrita tantissimo quando abitavo con lei In clinica, durante i ricoveri passava le notti con me, ma non ricordo una sola parola utile a spronarmi a guarire. Credo si sentisse rifiutata, esclusa.

Ed io so che tutto nasce dal rapporto con lei e dalla comunicazione con lei. che non c'è mai stata.

Nonostante tutto, ce l'hai fatta

Sì, ne sono orgogliosa. Sono riuscita a uscire dal tunnel dell'anoressia all’età di vent'anni circa, un anno prima che morisse mio padre. Sono trascorsi ben tredici anni da quando mi sono lasciata alle spalle quel periodo che però non dimentico.

Oggi cerco di prendermi cura di me stessa evitando le ossessioni per il cibo o per qualsiasi altra cosa e cercando di affrontare i problemi non appena sorgono, dialogando ed esternando il mio stato d’animo quando ce n’è bisogno.

Cerco di valutare le situazioni in modo più distaccato, riuscendo così a trovare sempre un equilibrio interiore e una soluzione ai probabili problemi.

E poi, ho imparato a chiedere aiuto.

Al mio compagno o alla mia famiglia. Perché imparare a chiedere aiuto è importante così come essere circondati da persone che sappiano ascoltare senza pregiudizi e dare una mano nel momento del bisogno. E' bello avere intorno qualcuno che ti vuole bene.

Oggi sei madre di una bellissima bambina. Com'è il rapporto con lei?

Nostra figlia ha dieci mesi ed è una bimba autonoma, stupenda. Lei decide i tempi del sonno, come e quando giocare eccetera. E' libera. Non l'ho mai costretta a dormire di più di quanto non avesse voglia, a mangiare di più, a giocare diversamente da come ha voglia di fare.

Pensa che l'ho svezzata a quattro mesi, a otto mesi scarsi ha voluto mangiare da sola con le sue mani, sempre giocandoci un po', prima di ingerirlo :)

Oggi ho fiducia nell'istinto di mia figlia e sai una cosa? Funziona! Mi fa sentire bene e anche lei sta bene. Tutto questo è molto importante per me. Quando ero anoressica avevo rimosso la mia autonomia. Mi ero abituata all'idea che solo i genitori sanno ciò che è meglio per te. Io non avevo trovato altro modo per dire che Emilia era qualcun altra.

Ma oggi non è più così, per fortuna.


L'intervista con Emilia è terminata. La prima parte è riportata nell'articolo Magre da morire - Parte primaEmilia inoltre ci suggerisce 10 mantra per guarire che ho raccolto e commentato in un post che uscirà la prossima settimana. Restate connesse e connessi ;)

Desidero ringraziare Emilia per essersi messa a nudo così apertamente qui, tra le Volpi, e invito tutti voi a leggere la sua testimonianza.

Al momento la distribuzione è ferma, ma potete trovare il libro in catena di lettura su Anobii.

Sono gradite le vostre considerazioni o incoraggiamenti, tante donne e tanti uomini sono oggi affetti da questa terribile e subdola malattia. Le loro storie si intrecciano ogni giorno con le nostre. Facciamoci vicini

 



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