giovedì 12 ottobre - Sabina Greco

Anche a Sapri Dio tace... all’occorenza

Nonostante si siano accesi i riflettori della maschinerie mediatica sul fenomeno d’una presenza di noi senzatetto – pur barboni in certe menti – in quel di Sapri, ridente cittadina nel Golfo di Policastro, il buio è ricalato sulla panchina, lei focolare, e il cartone, lui giaciglio, a ridosso d’una parrocchia (S. Giovanni Battista), con la stessa celerità con la quale emissari d’ogni ente (rif. post precedenti) si sono riversati nella pubblica piazza a mostrarsi assai vicini nell’ardua sorte d’un disgraziato.
Tanto è fitta l’oscurità che si fa giusta complice di chi non vuol vedere, quell’Altro al suo cospetto, così irrilevante, così insignificante, così poco interessante per chi l’affare va cercando. Tanto è greve il silenzio che a voler tendere a un cenno pur di Dio in quel d’un Golfo è attesa invana e vuota.
Non è certo cosa nuova sia nel mondo che pur a Sapri… non c’è tempo, non c’è spazio: il borgomastro è oberato, il vescovo è impegnato e il parroco non ne sa nulla d’un ascolto dell’infelice sì pezzente. Che interessi vuol portare (lo stakeholder corteggiato) alle sorti d’una corte, che sia caduca o celeste, quel soggetto già privato d’ogni mezzo a suo sostegno. Che influenza vuole avere, sempre lui, il già privato (se non quella polmonare!) sulle rendite d’un governo seppur dato sol da Dio. CERTAMENTE MAI NESSUNA!
Quel che resta a noi barboni, senzatetto e disgraziati d’ogni terra e pur natura, è confidare ancora in Lui che l’amore mai lesina e ad accogliere è sempre pronto pure il figlio più spiantato. Era meglio dare retta a suo tempo a quel buonuomo, d’un Isaia assai sapiente, che allora già diceva: “E guardo… e non c’è nessuno, non c’è tra loro nessuno che sappia dare un consiglio, che se io lo interrogo, possa darmi risposta (41,28).



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