giovedì 13 febbraio 2014 - Persio Flacco

Ahi, serva Europa!

La conversazione del vicesegretario di Stato statunitense, Victoria Nuland, e l'ambasciatore USA in Ucraina, Geoffrey Pyatt, intercettata e messa in Rete, offre interessanti spunti di riflessione sui rapporti tra le classi dirigenti europee e gli USA.

Il 4 febbraio qualcuno ha caricato su Youtube l'audio di una conversazione tra Victoria Nuland, vicesegretario di Stato USA, e l’ambasciatore Usa in Ucraina, Geoffrey Pyatt.

Nella conversazione Nuland e Pyatt discutono dell'offerta fatta da Yanukovich, il presidente ucraino in carica, al leader dell'opposizione Arseniy Yatsenyuk di accettare l'incarico di presiedere il governo e a Vitaly Klitschko di diventarne il vice. Offerta che è sostanzialmente il tentativo di Yanukovich per fermare l'involuzione insurrezionale che sta paralizzando il Paese e mettendo in pericolo le sue istituzioni.

Naturalmente ben pochi si stupiscono che il Vicesegretario di Stato USA si consulti col suo ambasciatore su chi è preferibile mandare al governo in Ucraina: tutti sanno che le rivoluzioni "colorate" nei paesi dell'ex Unione Sovietica sono state (nemmeno tanto discretamente) finanziate, organizzate, sostenute, dagli USA con lo scopo di sottrarli all'influenza di Mosca e porli nell'orbita statunitense.

Una volta legati dal punto di vista militare (NATO) e politico (UE), oltre che, ovviamente, da quello commerciale e finanziario, il gioco è fatto: ben difficilmente potrebbero tornare indietro e cambiare schieramento.

Per la precisione: pochi si stupiscono dell'ingerenza nei bar sport, nelle conversazioni tra amici, nei commenti in coda all'ufficio postale, in ufficio tra colleghi; si stupiscono invece i politici europei (in particolare quelli italiani), i direttori e i caporedattori dei giornali, gli illustri politologi, gli autorevoli commentatori e tutta la congerie di ruoli e personaggi che riempiono di contenuti i mass media a beneficio dei cittadini.

Costoro raccontano una storia diversa: raccontano di battaglie per la democrazia, per la libertà; per i diritti umani, per le donne, per i gay, per la libertà di stampa, per elezioni libere, e chi più ne ha più ne metta.

Per costoro la cosa importante sembra essere che il tentativo di sovvertire le istituzioni democraticamente elette da parte di una minoranza finanziata, direttamente o indirettamente, dagli USA non venga definita per quello che appare oggettivamente essere ai diretti interessati: un tentativo di eversione promosso e pilotato da un paese straniero.

Nella conversazione Nuland e Pyatt discutono anche della possibile nomina come rappresentante ONU in Ucraina di un ex ambasciatore olandese a Kiev. Persona evidentemente gradita alla Nuland, visto che a Pyatt dice: "Questo sarebbe grande perché penso che aiuterebbe a tenere insieme questa cosa (l'opposizione, ndr) con l'Onu e tu lo sai... e che l'Ue si fotta".


La vicesegretario di Stato risolve con questa espressione colorita: "la UE si fotta", le divergenze di opinione sorte tra Washington e Bruxelles in merito a questa nomina. Da questa parte della conversazione si possono ricavare due impressioni: una confortante e l'altra deprimente.

La prima si deve alla constatazione che ai vertici della UE siedono persone che non sempre sono d'accordo con gli USA, e qualche volta, sorprendentemente, glielo dicono pure. La seconda impressione viene dal constatare che la Nuland considera irrilevante l'opinione della UE, che tratta come un fastidioso socio di minoranza che si arroga un potere contrattuale che non ha.

È facile prevedere che dopo le scuse (ma non la ritrattazione, che ai soci di minoranza non è dovuta), gli offesi presenteranno qualche vibrata protesta (quanto basta affinché i cittadini che dovrebbero rappresentare non abbiano l'impressione di vivere sotto un regime che risponde ad altri piuttosto che a loro), il Circo Barnum di politici e operatori dell'informazione, seppellirà la vicenda sotto una coltre di oblio, e tutto continuerà come prima.

Ma c'è anche una terza impressione sgradevole: piuttosto sfuggente, dai contorni poco definiti. Un senso di disagio del quale non si riesce a dire il motivo. Come quando si sta sdraiati in spiaggia, assorti nella lettura di un libro in mano in spiaggia e il sole, aggirato l'ombrellone, inizia a scaldare dalle gambe in su. Fino a quando non ci si rende conto del motivo della sopravvenuta scomodità e ci si sposta.

Cerchiamo di capire l'origine del disagio: il movimento di Yatsenyuk sta mettendo sottosopra l'Ucraina perché vuole l'ingresso nella UE; gli USA sostengono il movimento di Yatsenyuk; la Nulan ci fa sapere che considera irrilevanti e fastidiose le opinioni di Bruxelles. Da questo sorge la domanda: ma non sarà che gli USA stanno usando la UE come cavallo di Troia per erodere quanto più spazio di influenza possibile al loro storico competitore, la Russia?

Se questo è vero allora è questo il motivo per cui l'Unione Europea si è gonfiata a dismisura ben prima di essersi data strutture di coordinamento adeguate. Soprattutto (e se ne sono rilevate le avvisaglie con la crisi in Georgia), se il motivo per cui la UE continua acriticamente a fagocitare paesi ex sovietici è per compiacere gli USA, non si sta mettendo nelle condizioni di doversi confrontare, prima o poi, con la Russia?
 
Se l'Ucraina entrasse nella UE e poi nella NATO, e gli USA dovessero ritenere utile piazzare a due passi dal Cremlino delle basi missilistiche o dei pezzi dello scudo spaziale, la UE non verrebbe vista da Mosca come l'avamposto di un blocco ostile che tenta di strangolarla? E da quale punto di vista dovrebbe essere interesse della UE non solo mettersi in condizione di rovinare i rapporti con un partner strategico come la Russia ma anche di preparare le condizioni per qualcosa di peggio?

E non è sempre a causa della piaggeria delle classi dirigenti europee nei confronti degli USA che, non solo ad est, ma anche in Nordafrica, in Medio Oriente, in Asia Centrale, stanno guidando l'Unione Europea in direzione contraria ai suoi interessi per favorire gli interessi geostrategici americani?

Tanto per concretizzare con un esempio emblematico: che interesse aveva l'Italia a rovesciare il regime libico mettendo in questo modo a repentaglio la sicurezza di una parte cospicua dei suoi approvvigionamenti di idrocarburi? E cosa intende chi giustifica tali scelte appellandosi a fantomatici "obblighi internazionali"?

Insomma, se è vero che si deve a Vladimir "il perfido" Putin la messa in rete della conversazione della Nuland, e poiché questa conversazione è così utilmente rivelatrice per gli interessi dei cittadini europei, è il caso che si debba ringraziare il presidente russo per averlo fatto.




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