martedì 17 gennaio - Pressenza - International Press Agency

Africa, una storia da riscoprire. 20 – E se l’Ubuntu salvasse l’umanità?

Secondo le antiche filosofie kamite (africane) l’uomo deve con i suoi gesti mantenere in tutti sensi l’equilibrio del cosmo. Questo equilibrio si osserva nella natura, nel cielo, ma soprattutto nel corpo nella sua dimensione astrale, mentale e fisica. Per gli antichi kamiti ogni malattia era un disturbo mentale tradotto in un malessere fisico.

di Valentin Mufila

 

(Foto di https://twitter.com/mediaheads360)

La Maat e l’Ubuntu 

La Maat era l’antico concetto egizio dell’equilibrio, dell’ordine, dell’armonia, delle leggi, della moralità e della giustizia. Era personificata da una dea responsabile della disposizione delle costellazioni e delle stagioni, che sosteneva l’ordine cosmico contro il caos.

I suoi 42 comandamenti guidavano il popolo in tutti gli aspetti della società, permettendo agli egizi di costruire piramidi, templi e città che riproducevano la carta del cielo per rimanere in sintonia con il creato.

Si può dire che la Maat costituisca la base dell’Ubuntu, la filosofia africana caratterizzata da un atteggiamento di benevolenza, apertura, ospitalità e compassione, dall’empatia e dal desiderio di condivisione con gli altri. In sintesi: io sono perché noi siamo.

Ritroviamo questa filosofia in molti popoli africani e con nomi diversi: il popolo Bambarà per esempio la chiamava Maya (solidarietà), in Kenya veniva definita Arambe (svilupparsi insieme) e in lingua Bantù si potrebbe tradurre come “umanità”. Ancora oggi la toguna dei Dogon è l’edificio più importante di ogni villaggio; riproduce la casa in cui si riunivano gli antenati originari, è un ambito dove discutere i problemi della comunità e amministrare la giustizia, è basato sulla solidarietà ed è aperto a stranieri e orfani

L’Ubuntu e l’ambiente

Nei templi del Regno di Kush si vedono scene di caccia con varie divinità, ma sempre con equilibrio; ogni animale possedeva infatti caratteristiche divine. Questo permetteva un mondo di abbondanza, dove si cacciava insieme, si lavorava insieme, si ballava e si cantava insieme, in una società orizzontale, anche se il re era circondato da altri poteri. Ancora oggi il toguna dei Dogon è l’edificio più importante di ogni villaggio; riproduce la casa in cui si riunivano gli antenati originari ed è aperto a stranieri e orfani.

L’Ubuntu spinge al rispetto delle piante perché curano e nutrono l’umanità e sono usate per entrare in contatto con le divinità. Non a caso infatti in Africa ci sono tanti alberi sacri.

L’ubuntu e il sociale

La condivisione è una parte importante dell’Ubuntu. Una volta mi sono trovato a mangiare insieme ad alcuni anziani; mi hanno spiegato che questo gesto riafferma il valore della solidarietà. In Africa infatti gli anziani non avevano paura della solitudine perché erano circondati dai loro cari e costituivano un riferimento per i giovani.

Oggi il nostro mondo sempre più basato sull’individualismo è in crisi; dobbiamo chiederci come siamo arrivati a questa situazione e a questo punto scopriremo che l’Africa, come altre civiltà, ha sviluppato un modo alternativo per vivere in una società più equilibrata.

Gli insegnamenti dell’Ubuntu non vengono solo dal passato, ma possono aiutarci a risolvere tanti conflitti attuali, come è successo per esempio in Sudafrica. E’ stata questa filosofia a ispirare Nelson Mandela nella lunga lotta contro l’oppressione del suo popolo. L’Ubuntu ha permesso di uscire dal feroce regime dell’apartheid senza scatenare vendette e bagni di sangue, creando lo straordinario strumento della Commissione per la Verità e la Riconciliazione, un esempio poi seguito da altri popoli.

Insomma, siamo responsabili del caos attuale e l’Ubuntu può aiutarci a uscirne insieme.




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