mercoledì 5 dicembre - Pressenza - International Press Agency

Africa: nasce il parlamento delle diaspore

Un parlamento delle diaspore per rappresentare 370 milioni di africani che vivono al di fuori del loro continente di origine ma vogliono sostenerlo nella lotta alla povertà e per lo sviluppo: è il progetto al quale sta lavorando re Tchiffi Zie Jean Gervais, segretario generale del
Forum dei sovrani e dei capi tradizionali d’Africa.

Agenzia DIRE

Un impegno al centro in questi giorni di una missione in Europa, da Parigi a Lussemburgo, da Bruxelles a Roma, dove il leader di origine ivoriana, re della comunità dei Krou, è ospite dell’agenzia ‘Dire’.
 
Rilasciata dopo le celebrazioni per commemorare i “tirailleurs africains” morti in guerra per i colonizzatori francesi, l’intervista è occasione per annunciare un impegno nuovo.
 
“Ad Addis Abeba ho presentato il lavoro fatto per organizzare i 370 milioni di nostri figli che vivono fuori dal continente” dice re Tchiffi di un incontro nella sede dell’Unione Africana.
 
E’ proprio l’organismo con sede nella capitale etiopica ad avergli affidato il ruolo di “presidente delle diaspore”, intese come realtà vitali e decisive da strutturare come “sesta regione” del continente oltre a quelle nord, centro, est, ovest e sud. “Sono venuto in Europa per organizzare in tutti i Paesi il parlamento della diaspora” sottolinea il sovrano. “Ora abbiamo un nuovo presidente eletto del ramo italiano, Ouattara Gaoussou, e possiamo continuare con fiducia un cammino importante”.
 
L’assunto è che “l’Africa non avrà più bisogno di nulla” se saprà “valorizzare i suoi figli” che vivono all’estero. E ilnuovo parlamento che compiti avrà? “Dovrà organizzare le diaspore, stabilire come si devono comportare, partecipare allo sviluppo dei Paesi dove vivono e contribuire ad arrestare l’immigrazione irregolare” risponde re Tchiffi. Convinto che quei 370 milioni di africani e afrodiscendenti siano già l’aiuto più importante per il continente. “Lo dicono i numeri” sottolinea il sovrano: “Le rimesse inviate dagli emigrati alle loro famiglie
valgono due volte i programmi della cooperazione internazionale”.
 
In questa prospettiva sarebbe marginale anche il dibattito sul Global Compact, l’accordo sulle migrazioni sostenuto dall’Onu che decine di governi potrebbero firmare a Marrakech la settimana prossima. “Non credo a tutti questi documenti” dice re Tchiffi.
“I vostri presidenti avevano gia’ firmato a Malta, sostenendo di volere aiutare gli africani affinche’ non partissero per l’Europa: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, e sono uguali a zero”.
 
Il riferimento è al Summit della Valletta del 2015. Allora la Commissione europea annunciò la nascita di un fondo da un miliardo e 800 milioni per contrastare alla radice le cause delle migrazioni. Su Malta e i suoi fallimenti, però, re Tchiffi non affonda il colpo. Lo sguardo si fa grave, l’impressione è che voglia andare subito oltre. A Roma con il re ci sono Ibrahima Camara, Lucia Joana Metazama e Zakaria Yahaia, animatori della Diaspora africana in Italia centro-sud, un’associazione riconosciuta ora anche dall’Ua come parte della “sesta regione”.



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