Abbiamo una compagna di vita, la pubblicità
Abbiamo una compagna di vita, ormai accettata, direi quasi con gioia, sicuramente una routine, presente ovunque, al cinema, in TV… persino su internet… persone che tempo fa mai avresti pensato la interpretassero ormai ne sono parti integranti… parlo della pubblicità. Se ci guardiamo attorno con attenzione la troviamo persino nelle scuole, sui vestiti che indossiamo, sui mezzi di locomozione… qualcuno ha calcolato che in TV non sono lo sport o la commedia il genere dominante, ma la pubblicità (negli USA si parla di 40% della programmazione).
Ormai la pubblicità e divenuta una delle più grosse industrie ed indirizza subdolamente le nostre vite, amata e supportata dalle istituzioni che ne traggono guadagni ovunque: dalla pubblicità in TV sino alle affissini pubbliche di eventi quasi insignificanti.
Agendo nel nome dell’apoliticità della “reclame” vengono imposti solo limiti a tabacchi e poco altro ma oggi, momento in cui si comincia a criticare fortemente il consumismo, possiamo affermare che non è apolitico quel sistema che sponsorizza il piacere, la popolarità, la sicurezza, la felicità e l’appagamento personale di fatto poi risulta che il comprare sempre di più, consumare di più senza considerare quanto già si ha a nostra disposizione sia il fine essenziale della nostra esistenza.
La pubblicità ci allontana di fatto da alcune azioni gratuite e soddisfacenti (vedi volontariato e contatti umani in genere), spingendoci a massimizzare le nostre entrate più che il nostro tempo libero.
La pubblicità pone poi un problema enorme..spinge verso l’inesauribilità del consumo e della produzione (per riflesso), l’economia globale si è moltiplicata per cinque negli ultimi cinquanta anni… ma la crescita continua dei consumi è insostenibile per l’ecoclima del pianeta.
Se vogliamo sopravvivere dobbiamo cambiare rotta tornare alla durabilità delle merce prodotta, alle riparazioni ed al riuso invece del buttar via e del ricomprare.
In un’epoca in cui questi valori vengono messi in discussione, la pubblicità, nel suo insieme, diventa un fattore politico. È venuto il tempo di guardarla da questa prospettiva e di combatterla.
