lunedì 2 dicembre - Pressenza - International Press Agency

AIDS: perché dovremmo fare il test Hiv?

Perché dovremmo fare il test Hiv se siamo persone per bene e lo sono anche quelle con cui abbiamo condiviso una o più notti di passione? Non siamo persone promiscue e tanto meno dei poveri tossicodipendenti buttati in mezzo ad una strada, quindi perché dovremmo usare il preservativo?

di Antonietta Chiodo

Campagna di prevenzione AIDS (Foto di Ministero della salute S. paulo, Brasile)

 Chi di noi non si è mai sentito rispondere almeno una volta con queste parole alla richiesta di usare il condom con uno dei nostri partner: “Le persone con cui ho avuto rapporti erano sicure ed io so che in fondo potevo fidarmi… ci si conosceva da tempo”. Spesso mi sono trovata a riflettere con delle amiche e confrontandoci ci siamo rese conto che nell’arco della nostra vita ci siamo trovate tutte nello stesso identico imbarazzo almeno una volta, il fantomatico preservativo … antipatico compagno di intere generazioni, non il terrore della donna, bensì dell’uomo.

Quante donne sono incappate in uomini che hanno dato per scontato che avremmo dovuto saper infilare noi il simpatico involucro di lattice per loro, non avendolo mai fatto si sarebbero sentiti in imbarazzo, triste esperienza condivisa purtroppo da molte donne. Quando si tratta di salute, anche se lui o lei vi piace davvero tanto, perché rischiare che il dopo sia traumatico? Fate una partenza sicura e mettiamola così, se sono rose fioriranno… e il test magari andrete a farlo insieme.

Associazione Arcobaleno Aids Torino

In questa intervista Stefano, un attivista che dedica la sua vita in prima linea per la lotta all’AIDS da molti anni, è membro dell’associazione Arcobaleno Aids di Torino e ci illuminerà offrendoci delle risposte che per molti sono ancora delle oscure lacune. Ricordiamo che Stefano ed un’equipe medica dell’ospedale Amedeo di Savoia sono stati ieri 1 dicembre 2019 in piazza Castello a Torino.


Da quanto tempo la vostra associazione accoglie le persone in Piazza Castello a Torino per eseguire il test gratuito per l’Hiv?
Siamo stati se non i primi, tra i primi in Italia a dare vita a questa iniziativa al di fuori del contesto ospedaliero, iniziammo nel 2001. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini e lo scopo è quello di dare    un’ immagine del test privo di pregiudizi e facilitarne l’accesso per chi non se la senta di recarsi in ospedale. Anche la scelta del luogo non è indifferente, infatti parliamo del pieno centro di Torino e di una delle piazze più trafficate della città.

Ti rivolgo una domanda che nasce da un dubbio personale. In una piazza così importante e gremita di gente non vi è la paura che qualcuno possa notarli?
Esatto, inizialmente pensammo anche noi che questo sarebbe stato un problema non indifferente,invece tutte le volte svolgiamo una media di 150 test solo l’1 dicembre. Se avessimo più resistenza
fisica a mio parere riusciremmo anche a farne molti di più, ti dico anche che oltre la metà del campione rappresenta persone che non avevano mai eseguito il test nella loro vita.

Il numero degli eterosessuali che esegue il test attraverso voi è aumentato?

Negli ultimi dati si, sono sempre più gli eterosessuali che eseguono il test e sono maschi.

Riesci a definire una fascia di età ben precisa?
Si, la fascia di età varia dai 18 e oltre, pensa che una volta è arrivata da noi una persona di novantanni, che ammetto ci sorprese. Spesso siamo raggiunti da una gran fetta di persone over settanta, perché anche se non vogliamo farci caso i rapporti si hanno anche in età avanzata, esistono quindi persone che continuano ad avere una sessualità attiva.

Puoi descrivere come vengono accolte le persone che si rivolgono a voi?
Infatti è giusto far comprendere che chi ci raggiunge non trova un automezzo datoci in dotazione dall’Avis e qualche volontario, no. A bordo troveranno una equipe medica di alto livello dell’ ospedale Amedeo di Savoia con medici infettivologi ed infermieri specializzati muniti di attrezzature all’avanguardia per eseguire il test salivare.

Come avviene questo incontro nel momento in cui una persona si presenta da voi?
Ci tengo infatti a precisare che vi è un altro mezzo che serve da counseling, infatti non accade che una persona arrivi da noi e pretenda di fare il test, prima c’è una forma di accoglienza che comporta alcune domande che ci servono per comprendere la motivazione, perché tengo a chiarire che si tratta di una scelta molto seria ed importante, non è come bere un bicchiere d’acqua.
Sarà quindi dopo questo primo passaggio che lui o lei verrà poi accolto dall’equipe medica.

Qual’ è lo scopo del counseling iniziale?
Lo scopo è quello di comprendere cosa sappia la persona sia del test Hiv, della malattia stessa e del rischio di contagio. Serve anche a livello educativo, mi è capitato ad esempio durante un
incontro di parlare di rapporti oro-genitali e quella persona sbalordita chiese: Scusi ma cosa sono i rapporti oro-genitali? Nel colloquio si spiegano parti molto importanti, ad esempio: in cosa consista il test, quali siano i veri rapporti a rischio o ad esempio il famoso periodo finestra che può richiedere un incubazione da parte del virus di tre mesi. Si è vero ci si trova all’interno di una
piazza, in realtà è come se tu fossi accolto in un piccolo ufficio, quindi c’è una privacy totale che protegge la persona.

C’è ancora molta paura nei confronti delle persone sieropositive rispetto alla tua esperienza?
Assolutamente si. Questo purtroppo è dovuto ad una ignoranza che non è mai stata colmata dalla dovuta informazione, stiamo infatti cercando di trasmettere il messaggio U = U. Mi spiego meglio, il significato di questa sigla è Undetectable = Untrasmittable cioè non rilevabile = non trasmissibile. Questo significa che i tempi sono cambiati, le persone sieropositive sotto cura e che assumono la terapia retrovirale nel momento in cui dai propri esami scoprono una viremia azzerata da almeno sei mesi, possono avere rapporti sessuali non protetti e quindi non saranno un pericolo per i loro partner. La realtà è differente quando invece si pensa a tutte quelle persone che sono sieropositive e non sanno di esserlo, sono loro quelli pericolosi. Non dimentichiamo che vengono diagnosticati 3.000 sieropositivi ogni anno in Italia, 10 al giorno.

Il test è immediato?
Il test che noi facciamo è un test salivare ed è un test che ricerca gli anticorpi anti Hiv.

Dopo questo test consigliate di farne un altro in ospedale?
No, nel counseling cerchiamo di comprendere se vi sono stati rapporti a rischio e l’arco di tempo che è intercorso, quindi chiariamo che il test serve a comprendere se la persona si è infettata sino
a tre mesi prima, sennò diamo il volantino dell’Amedeo di Savoia per ripetere eventualmente il test. Se ha avuto quindi un rapporto a rischio precedentemente ai tre mesi, quel test se risulterà
negativo sarà molto attendibile, significa quindi che la persona non si è infettata. Se dovesse invece risultare positivo, lo supportiamo accompagnandolo all’ospedale per il test di conferma.

Vi sono capitati dei positivi in questi anni?
Si, l’ anno scorso no, ma nel 2017 ne abbiamo rilevate 2 che ora sono in cura farmacologica e supportate dalla nostra associazione, anche attraverso i gruppi di auto mutuo aiuto.

Che reazione hanno le persone che scoprono la loro positività quel giorno?
Non è stato facile per loro, ma dobbiamo comprendere che le persone che decidono di venire da noi sanno inconsciamente di avere avuto almeno un rapporto a rischio, quindi sanno che potrebbe
accadere di trovare la risposta che non vorrebbero sentirsi dare. Sono ancora troppe invece le persone che non hanno mai eseguito un test in vita loro.




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