martedì 5 gennaio 2010 - roccob

I due volti della medaglia: indispensabile e superfluo

Recatomi stamani all’Inps per farmi attivare il servizio di “Posta elettronica certificata”, ho aspettato il turno seduto accanto a una signora settantenne, la quale si era portata lì per chiedere chiarimenti in merito alla rata di pensione appena accreditatale.

Ad un certo punto, la mia vicina ha preso a parlarmi, a confidarsi sino a rendermi partecipe del suo bilancio personale, così sintetizzabile: entrate, un assegno sociale di 330 euro mensili e un indennizzo di guerra, ereditato dal padre, di altri 300 euro; uscite, con simili chiari di luna, figurarsi, proprio l’indispensabile, senza alcuna minima concessione, diciamo di natura leggera.

La signora, in mano un foglietto con appunti a penna, ossia la sua lavagnetta del dare e dell’avere, mi ha dettagliato che il lascito paterno si trova assorbito, sino all’ultimo centesimo, dagli esborsi fissi e irrinunciabili, quali il canone di locazione (80 euro), le utenze e il vitto. Invece, la pensione sociale deve servire per fronteggiare le altre uscite, meno fisse e rigide ma parimenti continue, come, ad esempio e da annotazioni sul foglietto, medicinali, visite mediche, compensi all’infermiera per le iniezioni, ricarica cellulare, riparazione scarpe, detersivi, modesti doni (non più di 5 euro per volta) a parenti, in occasione di compleanni.
 
Insomma, colonne di dare e avere proprio da scialarsi.
 
Pur tuttavia, non è mancata una nota di colore positivo, nel senso che la settantenne si è dimostrata nient’affatto in preda allo sconforto, anzi battagliera e in un certo senso orgogliosa di farcela con quel poco.
 
Imprevedibilmente a contatto di uno spaccato umano così precario e insieme indicativo, la mia unica reazione è stata di sentirmi piccolo piccolo con la P.E.C. sottobraccio, di avvertire dentro uno strano e pungente rossore.
 
Uscito dagli uffici previdenziali, guarda l’ironia della sorte, mi è capitato di scorgere un manifesto intitolato La Puglia prima di tutto (un partito locale), recante due grandi scritte La vostra serenità è il mio augurio e Buon Natale, l’immagine di una grotta stilizzata e, ancora a caratteri cubitali, nome e cognome di un assessore al Comune di Lecce.
 
Non c’è che dire, oggettivamente un gesto di sensibilità e di buona educazione, estrinsecato dall’esponente politico, non ho motivo di dubitare e ad ogni modo lo spero, attingendo alle proprie tasche.
 
E però, dopo l’anzidetto contatto con la settantenne all’Inps e, forse, ancora preso emotivamente, mi è venuto spontaneo di pensare che l’assessore, in una prossima occasione, farebbe bene a destinare il costo di siffatti strumenti augurali, ad un gesto di solidarietà concreta, al caso a beneficio dell’anonima amica settantenne con pensione misera o di qualsivoglia altro soggetto versante in condizioni analoghe.
 



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