venerdì 24 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Yemen, l’ipocrisia della comunità internazionale

Con una mano gli aiuti, con l’altra le armi: l’ipocrisia della comunità internazionale nello Yemen

Dal marzo 2015, quando sono iniziati gli attacchi aerei da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemensono stati uccisi almeno 4600 civili e ne sono stati feriti più di 8000.

Si stima che 18,8 milioni di yemeniti dipendano dall’assistenza umanitaria e abbiano disperato bisogno di cibo, acqua, riscaldamento e riparo per sopravvivere. L’Onu ha denunciato che la malnutrizione è così grave che il paese è sull’orlo della carestia.

Tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno fatto scempio di qualunque norma del diritto internazionale umanitario: attacchi indiscriminati dal cielo contro i centri abitati, scuole, ospedali, mercati e moschee e uso delle vietatissime bombe a grappolo da parte della coalizione a guida sauditaattacchi indiscriminati da terra, chiusure di ospedali e arruolamento di bambini soldato da parte delle forze huthi e dei loro alleati.

Nelle sue missioni di ricerca nello Yemen, Amnesty International ha potuto documentare almeno 34 attacchi aerei della coalizione guidata dall’Arabia Saudita che paiono aver violato il diritto internazionale umanitario. In questi attacchi – avvenuti nelle sei province di Sana’a, Sa’da, Hajjah, Hodeidah, Ta’iz e Lahj – sono stati uccisi almeno 494 civili tra cui 148 bambini. In alcuni di questi attacchi sono state usate armi prodotte negli Usa e nel Regno Unito.

Amnesty International ha anche documentato 30 attacchi indiscriminati da parte delle forze pro e anti-huthi attraverso colpi d’artiglieria, razzi e mortai nelle province di Aden e Ta’iz, in cui sono stati uccisi 68 civili.

Di fronte a tutto questo, l’atteggiamento di Usa e Regno Unito è semplicemente vergognoso.

I dati forniti dal dipartimento per lo Sviluppo internazionale di Londra e da ForeignAssistance.gov, l’ufficio per le risorse all’assistenza internazionale all’interno del dipartimento di Stato Usa, i due governi hanno speso o messo in bilancio per gli aiuti umanitari alla popolazione civile yemenita circa 450 milioni di dollari.

Ma, secondo l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolmadal 2015 gli Usa e il Regno Unito hanno venduto armi all’Arabia Saudita per un valore di oltre cinque miliardi di dollari.

In altre parole, Washington e Londra hanno dato all’Arabia Saudita armi per un valore oltre 10 volte superiore a quello degli aiuti umanitari.

Cercano, insomma, di alleviare la sofferenza di quasi 19 milioni di yemeniti e allo stesso tempo contribuiscono ad aggravarla.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo i dati reperibili dal registro del commercio estero dell’Istat e forniti ad Amnesty International dall’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia (Opal), nel 2016 l’Italia ha fornito all’Arabia Saudita bombe e munizionamento militare per un valore complessivo di oltre 40 milioni di euro, rispetto al valore di 37,6 milioni di euro del 2015. Le spedizioni sono state tutte effettuate dalla provincia di Cagliari e, secondo l’Opal, sono riconducibili alla RWM Italia, azienda del gruppo tedesco Rheinmetall, che ha la sua sede legale a Ghedi (Brescia) e la sua fabbrica a Domusnovas, non lontano da Cagliari. Negli anni scorsi l’Opal e la Rete italiana per il disarmo hanno documentato numerose spedizioni di bombe aeree della RWM Italia dalla Sardegna all’Arabia Saudita.

Allo stesso tempo, in base a quanto stabilito con la delibera 1845 del ministero degli Affari esteri in data 22 febbraio 2016, il governo italiano ha stanziato un milione e mezzo di euro per l’Alto commissariato Onu per i rifugiati con l’intento specifico di sostenere i profughi yemeniti nei paesi limitrofi, diventati tali anche a causa dei bombardamenti sauditi.

Ecco perché, all’inizio del terzo anno del conflitto, è più che mai fondamentale che le Nazioni Unite impongano immediatamente un embargo sulle armi e avviino un’indagine indipendente sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti coinvolte nel conflitto.




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