sabato 11 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Yemen, i sauditi usano bombe a grappolo brasiliane contro i centri abitati

Amnesty International ha diffuso nuove prove sul recente uso di bombe a grappolodi produzione brasiliana da parte della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita impegnata nel conflitto in Yemen.

L’ultimo attacco, avvenuto alle 22.30 del 15 febbraio contro la città di Sa’da, ha ferito due civili e provocato ampi danni materiali. È il terzo in cui sono state usate bombe a grappolo brasiliane che Amnesty International è riuscita a documentare negli ultimi 16 mesi.

I quartieri più colpiti sono stati quelli di Ghoza, al-Dhubat e al-Rawdha ma le bombe a grappolo hanno raggiunto anche le case di al-Ma’allah e Ahfdad Bilal nonché il vecchio cimitero e quello nuovo e i campi nei dintorni.

Yahya Rizd dirige la 12ma squadra dello Yemac, l’organismo locale di monitoraggio sulle armi, che ha visitato i quartieri di al-Rawdha e Ahfad Bilal.

“Abbiamo rinvenuto un contenitore e una sub-munizione inesplosa. Ad al-Eawdha, una zona fittamente popolata, le sub-munizioni sono penetrate dal tetto di due abitazioni. Ad Ahfad Bilal un’altra sub-munizione ha spaccato il tetto ed è entrata in una camera da letto ferendo un uomo e sua moglie. La maggior parte dei danni ha riguardato case, automobili e altre proprietà: ad Abbiamo visto 12-13 punti d’impatto ad Ahfad Bilal e 12 ad al-Rawdha, nel frutteto. Qui abbiamo visto una sub-munizione inesplosa cadere da un albero e l’abbiamo fotografata”.

Lo Yemac ha poi visitato il quartiere di Ghoza, notando danni alle case:

“Le sub-munizioni sono cadute nei cortili di casa e tra una casa e l’altra. Sono tutte esplose senza fare feriti, ma tutto intorno le finestre erano distrutte e almeno 30 automobili danneggiate”.

Sulla base delle testimonianze raccolte, delle descrizioni fatte dal responsabile dello Yemac e dall’analisi delle fotografie e dei video, Amnesty International è stata in grado di identificare il razzo con il modello Astros II.

L’Astros II è un lanciarazzi terra-terra multiplo, installato su un veicolo e prodotto dalla compagnia brasiliana Avibrás. Può rilasciare in rapida successione più razzi di gittata fino a 80 chilometri, ognuno dei quali contiene fino a 65 sub-munizioni.

Il primo uso di bombe a grappolo documentato da Amnesty International in Yemen risale al 27 ottobre 2015, contro il villaggio di Ahma a nord di Sa’da. Rimasero ferite almeno quattro persone, tra cui una bambina di quattro anni. Un secondo attacco avvenne nel maggio 2016, contro una serie di villaggi della zona di Hajjah, 30 chilometri a sud del confine con l’Arabia Saudita.

Ad oggi, Amnesty International e Human Rights Watch hanno rilevato l’uso di sette tipi di bombe a grappolo prodotte nel Regno Unito e negli Stati Uniti oltre che in BrasileLa coalizione a guida saudita ha ammesso di aver usato bombe a grappolo britanniche e statunitensi. Nel maggio 2016 gli Usa hanno sospeso le forniture all’Arabia Saudita.

Secondo l’Osservatorio sulle mine terrestri e sulle bombe a grappolo, Avibrás ha venduto bombe a grappolo all’Arabia Saudita già in passato. Human Rights Watch ne denunciò l’uso a Khafji nel 1991, durante l’intervento militare contro l’Iraq per la liberazione del Kuwait.

Le bombe a grappolo contengono decine, se non centinaia, di sub-munizioni che si spargono su territori estesi centinaia di metri quadrati. Possono essere fatte cadere o lanciate da un aereo o, come nell’ultimo caso, esplose da razzi terra-terra.

Le sub-munizioni hanno un elevato tasso di malfunzionamento: molte di esse non esplodono all’impatto trasformandosi praticamente in mine anti-persona che mettono in pericolo la vita dei civili negli anni a venire.

L’uso, la produzione, la vendita e il trasferimento di bombe a grappolo sono proibiti dalla Convenzione sulle bombe a grappolo del 2008, che conta 100 stati parte.

Il 19 dicembre 2016 l’agenzia di stampa saudita Saudi Press Agency ha reso noto che il governo avrebbe sospeso l’uso delle bombe a grappolo BL-755 di produzione britannica; la nota proseguiva affermando che “il diritto internazionale non vieta l’uso delle bombe a grappolo” e che “né il Regno dell’Arabia Saudita né gli stati membri della coalizione sono parte” della Convenzione del 2008. Le bombe a grappolo in questione erano state usate contro “obiettivi militari legittimi” e non “in zone popolate dai civili”. Infine, la coalizione aveva “rispettato in pieno i principi di distinzione e proporzionalità del diritto internazionale umanitario”.

Sebbene a tre chilometri a nord-est di Sa’da vi sia la base di Kahlan, la presenza di un obiettivo militare di per sé non rende giustificabile l’uso di armi proibite dal diritto internazionale, specialmente se vengono usate contro i centri abitati.

Inoltre, ricorda Amnesty International, anche se Brasile, Arabia Saudita, Yemen e gli altri stati membri della coalizione a guida saudita non sono parte della Convenzione, in base alle norme consuetudinarie del diritto internazionale umanitario è fatto loro divieto di usare armi inerentemente indiscriminate in ogni circostanza, anche quando s’intende colpire un obiettivo militare.

Ultim’ora: Avibrás ha risposto, per la prima volta, sull’uso delle sue bombe a grappolo in Yemen. In sintesi, il produttore afferma che le munizioni che attualmente produce sono differenti da quelle mostrate nella fotografia. Quindi, non smentisce che altre forniture siano attualmente inviate all’Arabia Saudita né che quelle riprodotte nella fotografia siano state inviate in passato.




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