lunedì 13 marzo - Aldo Giannuli

Vitalizi parlamentari: una proposta molto semplice

Come si sa, il M5s ha proposto l’abolizione dei vitalizi per i parlamentari definiti “privilegio medievale” (medievale? Ma nel Medio Evo non c’era il parlamento o sbaglio?). Il Pd ha annunciato una sua proposta ed Emiliano si è lanciato in una spericolata proposta di abolire lo stipensio parlamentare. 

A proposito della proposta di Emiliano, vorrei ricordare che la sua non è una proposta nuovissima: ci pensò già Tucidide (mio storico amatissimo, ma politicamente fautore del partito aristocratico) ottenendo in questo modo, l’espulsione dalle magistrature cittadine di chi non fosse appartenente alle classi nobili. E la stessa cosa accadeva nel Parlamento dell’Italia Liberale (nella quale lo Statuto escludeva perentoriamente che la carica di deputato potesse essere retribuita). Questi populisti credono di aver scoperto chissà quale cosa nuova, ma in realtà scoprono sempre l’acqua calda.

Partiamo da una idea: il lavoro si paga, anche perché, se faccio una cosa non ne faccio un’altra e, a meno di essere il figlio di Gianni Agnelli, per vivere ho bisogno di un salario, o chiamatelo come volete. Quello di parlamentare è un lavoro (quando viene fatto decentemente) ed anche non semplice, per cui, allo stesso modo in cui il direttore di una fabbrica prende più di un operaio (da almeno 20 anni stiamo esagerando con i differenziali retributivi, ma in sé pare giusto che chi svolge un lavoro con maggiori responsabilità, riceva una paga adeguata ad esse) è giusto che un parlamentare riceva una retribuzione a livello del suo lavoro (poi in una occasione diversa torneremo di quale possa essere una giusta retribuzione per un parlamentare, e sui criteri per formarla, mentre è palese che attualmente si tratta di cifre esagerate).

Poi va tenuto presente che quello di parlamentare è un impiego che comporta molte spese, perché devi vivere fuori casa, perché spesso ti capita di offrire un pranzo o una cena a chi viene a trovarti a Roma, perché devi leggere una certa quantità di libri e giornali, perché devi viaggiare per andare a fare comizi o presiedere convegni eccetera eccetera. Ma questo aspetto consideriamolo a parte nella voce dei rimborsi e ne parleremo. E lasciamo anche da parte la questione di quanti possano continuare a ricevere lo stipendio del lavoro precedente mentre sono in aspettativa o situazioni simili.

Per ora fissiamo un punto: che è giusto che ci sia una retribuzione parlamentare dignitosa, al livello del posto ricoperto, ma che, ovviamente, sia tassata come quella di qualsiasi cittadino. Almeno su questo siamo d’accordo?

Il vitalizio o, se preferiamo, la pensione non è altro che salario differito, per cui si accantona una parte della retribuzione per il momento in cui si uscirà dall’attività produttiva. Ed allora, nulla di strano che anche un parlamentare sia trattato in questo modo. In sé mi pare che non si tratti di alcun privilegio. Al solito il problema è del quanto ed a quali condizioni.

Qui però è sorta una questione da anni: perché il parlamentare possa godere della pensione, occorre che la legislatura abbia avuto una certa durata (attualmente 4 anni 6 mesi ed un giorno). E questo scatena uno psicodramma ogni volta che si renda necessario sciogliere anticipatamente le Camere, mentre, all’opposto, c’è chi pretende di sciogliere il Parlamento prima proprio per non far scattare il vitalizio il che è una scemenza come l’altra.

Ma allora come se ne esce? Io penso ad una cosa molto semplice: tenendo conto che con la riforma Fornero siamo passati da metodo retributivo a quello contributivo, allo stato attuale tutti i lavoratori dipendenti hanno una partita pensionistica aperta, mentre quelli autonomi spesso, ma non sempre la hanno e disoccupati e precari non la hanno affatto. La cosa più semplice è che i contributi detratti dalla paga dei parlamentari, vengano versati sulla posizione pensionistica di ciascuno e, se qualcuno non ha una partita, la si crei. Per cui un giorno o 5 anni, non ha importanza, i contributi vanno a sommarsi al resto in proporzione ai versamenti e vengono considerati ai fini della pensione globale. Non mi sembra né una cosa scandalosa né una cosa difficile da fare ed, in questo modo, toglieremmo per sempre di torno la noiosissima questione del termine da raggiungere per poter sciogliere le Camere.

Che ne pensate? Troppo semplice? Se poi vogliamo parlare dell’entità delle retribuzioni dei parlamentari, delle condizioni di versamento eccetera va benissimo ma è una cosa diversa che potremmo affrontare separatamente.




Lasciare un commento