lunedì 24 luglio - angelo umana

Vento di primavera (la rafle): la deportazione in Francia

Nei filmati d’epoca all’inizio del film è ritratto Hitler che passeggia per Parigi coi suoi gerarchi: la città è deserta come il cuore di quegli uomini che credono di possedere il mondo. E’ un deserto dell’anima, anime così povere che sono nullità davanti alla bellezza e alla grandeur della città. 

Venditti in una sua canzone cantava di Attila, uomo di poca fantasia, che scambiò Roma per una stella, così Hitler sembra troppo ignorante per una città così bella. Impressionano in questi filmati i vinti, gli ufficiali della Francia occupata, che ossequiano col saluto militare i nuovi padroni dall’anima incolta. Le “anime povere” stanno decidendo che almeno 25000 ebrei devono essere deportati, bambini compresi, e c’è la gara agghiacciante a produrre quante più retate possibili.

La Rafle vuol dire infatti La Retata, inappropriato che in italiano il film si chiami Vento di Primavera, una primavera di sentimenti non è presente in quasi alcun fotogramma. E’ un film molto amaro, splendidamente diretto da Rose Bosch e fedelmente interpretato da Jean Reno, il medico che cerca di salvare le vite dei deportati nel Velodromo d’Inverno dove essi vengono raccolti, da Mélanie Laurent, l’infermiera Annette e dai bambini che recitano se stessi. Alla loro età non poterono comprendere come degli adulti fossero così ostili verso altri esseri umani, contraddistinti dalla stella di Davide sul petto.

Alcune frasi pronunciate da mediocri nativi francesi sono presagio della tragedia che seguì e che tuttora ricompare nel mondo moderno, sotto forma di intolleranza: “Nessuno potrà più confonderli” e “Ora non si danno più tante arie, resteremo solo noi”. Il film è un racconto su piani diversi. Da una parte c’è la vita serena delle famiglie ebree che sarà presto sconvolta, dall’altra vi sono dei quadretti idilliaci dal ritiro campestre di Hitler con Eva Braun, Himmler e bambini “protetti”, che si baloccano tra cocktails, fotografie col capo e pane e latte da dare ai cerbiatti.

La regista sa raffigurare la stupidità del genere umano, ne è esempio un Hitler esausto, trasfigurato dopo un delirante discorso alla radio e il suo discorso sulla cenere che, una volta bruciate quelle persone di razza “inferiore”, renderà irrilevanti le differenze di sesso ed età dei morti. Su carrozze di treni merci che recano la scritta “Hommes 40 Chevaux 8” partono in più riprese per la Polonia queste bellissime persone, i bambini sono increduli e incapaci di piangere. A nulla valgono le parole del medico ebreo, “Verrà un giorno in cui dovranno spiegare e pagare per questo”, o dell’infermiera francese quando apprende che vanno ad essere gasati, “Non può essere!”.

Dei 13000 che effettivamente furono deportati solo pochi adulti e bambini tornarono. Uno sprazzo di primavera può essere visto nella parte finale, quando qualche sopravvissuto ritrova un congiunto e tutti gli altri applaudono o quando il bimbo senza più parole, Nonon-Noé, ritrova la sua infermiera Annette, non sembra riconoscerla ma se ne lascia abbracciare, vuoto di sé dopo tutto questo male. Non saranno mai abbastanza i buoni film sui crimini contro l’umanità della seconda guerra. Questo della Francia di Vichy è un episodio non piccolo e spaventoso, ma ci ricorderemo “che questo è stato”.

Note successive: 

Non solo i bambini non possono concepire l'ostilità di uomini verso altri uomini, ma ancor più verso loro stessi, la cattiveria non esiste a quell'età, uno schiaffo o un urlo li lascia basiti ... i bambini: la versione gentile di noi stessi.

 

Il Berghof           

Dal Fatto Quotidiano, Giovanna Gabrielli: "Nel giorno della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, il Berghof, la sontuosa villa alpina di Hitler tra le montagne bavaresi dell'Obersalzburg, veniva rasa al suolo da 300 bombardieri inglesi della RAF ... Berghof e le vicine residenze estive dell'élite nazista saranno definitavamente demolite nel 1952". Tutte le grandeur hanno fini ingloriose.

 "Inappropriato che in italiano il film si chiami Vento di Primavera, una primavera di sentimenti non è presente in quasi alcun fotogramma": brutta cosa l'ignoranza! Leggo solo dopo tempo che Vent Printanier era il nome dato all'operazione di rastrellamento di ebrei. Il responsabile fu René Bousquet che aveva accolto le richieste dei nazisti e rimase deluso perché gli arresti furono la metà dei 28000 preventivati, 13152 (5802 donne e 4115 bambini). 15000 riuscirono a scappare, sebbene la retata fosse cominciata alle 4 del mattino del 17/7/1942 e durata 36 ore, condotta da 4660 poliziotti francesi (nessun tedesco). Ottomila dei 13152 furono confinati 5 giorni al Veledromo d'Hiver, non lontano dalla Torre Eiffel, senza acqua né servizi sanitari: una trentina morirono, molti erano bambini. Degli oltre 13 mila tornarono dai lager di Auschwitz o Mauthausen meno di cento.




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