venerdì 28 aprile - Riccardo Noury - Amnesty International

Venezuela, la caccia al dissidente

In un nuovo rapporto diffuso pochi giorni fa, Amnesty International ha accusato le autorità del Venezuela di aver intensificato la persecuzione e le punizioni nei confronti di chi la pensa diversamente, in un contesto di crisi politica in cui le proteste che si susseguono in tutto il paese hanno dato luogo a più di 30 morti e a centinaia di ferimenti e arresti.

Il rapporto, intitolato “Ridotti al silenzio con la forza: detenzioni arbitrarie e motivate politicamente in Venezuela”, fornisce dettagli su una serie di azioni illegali intraprese dalle autorità venezuelane per reprimere la libertà d’espressione, tra cui: arresti senza mandato da parte del Servizio bolivariano dell’intelligence nazionale (Sebin) nei confronti di attivisti non violenti, uso ingiustificato della detenzione preventiva e una campagna diffamatoria sui mezzi d’informazione nei confronti di oppositori politici.

Nella maggior parte dei casi le persone arrestate vengono accusate di reati quali “tradimento contro la madrepatria”, “terrorismo”, “furto di beni dell’esercito” o “ribellione”, grazie ai quali l’uso della detenzione preventiva è consentito anche in assenza di prove che possano confermare l’accusa.

Questi reati ricadono sotto giurisdizioni speciali, tra cui quella militare, prive d’indipendenza, raramente imparziali e che non dovrebbero riguardare imputati civili.

Amnesty International ha inoltre documentato casi in cui i contatti tra i detenuti e i loro avvocati e familiari sono stati limitati col conseguente incremento del rischio di subire maltrattamenti e torture.




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