lunedì 3 aprile - Aldo Giannuli

Venezuela | Da Chavez a Maduro, la Revolucion Bonita perde la bussola…

Con interesse e gratitudine torno a proporvi un pezzo di Angelo Zaccaria, sempre attento e documentato studioso di America Latina. Buona lettura! A.G.

Con la sentenza numero 156 emessa nella notte fra il 29 ed il 30 Marzo, il Tribunale Supremo di Giustizia del Venezuela (TSJ), ha dichiarato che il governo venezuelano può costituire imprese miste nel settore degli idrocarburi, senza la necessaria autorizzazione da parte della Assemblea Nazionale (AN), in quanto questa come decretato da precedenti sentenze dello stesso TSJ si troverebbe in stato di “disobbedienza di fronte alla legge”, avendo deciso di incorporare tre deputati eletti nelle ultime elezioni del Dicembre 2015, e sui quali penderebbe un procedimento legale tuttora aperto per brogli elettorali.

Tale stato di “disobbedienza” renderebbe quindi giuridicamente nulli tutti gli atti compiuti dalla stessa Assemblea. Pertanto nella suddetta sentenza il TSJ dichiara in modo esplicito che da ora in poi, onde “garantire lo stato di diritto”, assumerà esso stesso le funzioni attribuite alla Assemblea Nazionale. Inoltre con altra sentenza di poco anteriore, la 155, lo stesso TSJ aveva revocato l’immunità parlamentare ai deputati della AN, essendo questa ultima di fatto sospesa nelle sue funzioni operative.

Ricordiamo che dopo la sconfitta chavista alle elezioni parlamentari del Dicembre 2015, vinte dalla opposizione con oltre il 56% dei consensi, l’Assemblea Nazionale in scadenza nominò in fretta e furia una quota significativa dei giudici del TSJ anche essi in scadenza, proprio per sottrarne la nomina alla nuova Assemblea Nazionale a maggioranza antichavista, e che di lì a poco si sarebbe insediata. Ricordiamo anche che da allora in poi il TSJ ha assunto una serie di decisioni che andavano tutte nella direzione di depotenziare e neutralizzare il ruolo ed i poteri della Assemblea Nazionale. Si è quindi fra le altre cose arrivati, dopo avere dichiarato l’invalidità giuridica degli atti dell’Assemblea, a far approvare davanti al TSJ l’ultima legge di bilancio dello stato, ed ora a queste ultime decisioni.
Visti gli antecedenti, la sentenza rappresenta quindi solo la ciliegina sulla torta, o se preferite la esplicita formalizzazione, di un processo che dura da 15 mesi.

Non è ancora un colpo di stato, nel senso che l’Assemblea non è stata ancora materialmente sciolta, né sciolti i partiti di opposizione, arrestati i suoi dirigenti, chiusi giornali, radio e TV avverse al governo, imposto il coprifuoco e schierati i carri armati nelle città. Però chiunque abbia un minimo di onestà politica deve riconoscere che è esattamente verso un colpo di stato a tutti gli effetti che questa ultima sentenza ci porta.

Non è qui il caso di riepilogare tutti i miei contributi già apparsi su questo sito, dove tali questioni vengono già trattate, ma di certo gli ultimi sviluppi impressi in Venezuela dal governo di Nicolas Maduro e dal TSJ ad esso affine, attestano sempre di più la contraddizione ormai evidente fra il persistente e preteso riferimento alla eredità di Chavez, sulla quale Maduro ha fondato il 99% della propria attuale carriera politica, ed il distanziamento sempre più evidente da questa eredità.

Hugo Chavez era un sincero rivoluzionario, uno che voleva creare forme nuove di democrazia, di società e di economia ispirate ad una nuova idea di socialismo, ma che lo voleva fare attraverso la conquista ed il mantenimento del consenso. Quindi misurandosi coi meccanismi e le regole della democrazia rappresentativa, vincendo il confronto dentro queste regole, per potere sulla base di questo sperimentare e costruire formazioni sociali più avanzate, che superassero in avanti limiti e storture della stessa democrazia rappresentativa. Questo è stato Chavez, da quando nel 1997 decide di misurarsi nella arena elettorale venezuelana, e sino a quando purtroppo non è prematuramente defunto nel Marzo 2013.

Questo perché Chavez, alla Revolucion Bonita ci credeva davvero.

Quella che invece pezzo dopo pezzo stanno mettendo in piedi Maduro ed il suo gruppo dirigente, è un’altra cosa. Non gli voglio neanche dare un nome: lascio che sia chi legge se lo desidera a sbizzarrirsi nel farlo. Ed è una cosa che più che mirare alla difesa del “socialismo bolivariano”, appare sempre più mirare alla salvaguardia delle posizioni di una burocrazia civile-militare al potere. Il fatto che poi il Venezuela si ponga con questo in linea con la nuova ondata di “golpe di nuova generazione” in corso da anni nella regione, vedasi Honduras, Paraguay e Brasile, non smentisce ma conferma queste riflessioni.

Ribadisco quanto detto a conclusione del mio precedente contributo dello scorso Ottobre, esprimendo la mia fraterna solidarietà e appoggio, umano e politico, a tutti i movimenti popolari, di base e di lotta venezuelani, sia quelli più vicini al governo, sia quelli più critici o perplessi, e che negli scenari sempre più preoccupanti e tormentati che si vanno profilando, rischiano di essere quelli che finiranno nel frullatore, anzi in parte nel frullatore ci son già ora… Quindi ora più che mai va mantenuta grande attenzione su quel che accadrà, perché se dovesse alla fine vincere l’attuale opposizione antichavista venezuelana, dominata da forze reazionarie, ultracapitaliste, elitiste e razziste, quel che si profila in Venezuela non sarà una democrazia alla scandinava, ma una sanguinosa “democradura” alla colombiana o alla messicana. Ma detto questo continuare a sostenere un governo ed una politica come quella di Maduro e del PSUV, non mi pare più possibile…..Essi stanno soavemente accompagnando per mano l’opposizione nel suo da tanto anelato ritorno al potere.

Milano 31 Marzo 2017 Angelo Zaccaria
(autore di “La Revolucion Bonita” e “Aggiornamenti” )




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