venerdì 7 aprile - Camillo Pignata

Trump attacca la Siria e rovescia la politica estera americana

Gli USA bombardano, con 59 missili tomahawk, le postazioni chimiche siriane e ne riducono le capacità offensive. E tutto ciò non può restare senza conseguenze. Cambiano i rapporti con la Siria, e la Russia che ha spalleggiato il regime di Assad.

Il Cremlino ha chiesto una riunione urgente del consiglio di sicurezza ONU di fronte a quella che definisce una vera e propria aggressione, ed ha subito minacciato un ampliamento del conflitto in medio Oriente.

Di fronte a questa prospettiva è arrivata immediata la risposta di Israele, che ha annunciato il pieno sostegno agli USA.

Cambiano i rapporti con la Siria, e la Russia, ma cambia anchela politica "America First".

Finisce la concentrazione delle energie americane sugli interessi americani, e il disinteresse per il mondo.

Trump ha preso atto che in un mondo globale interdipendente, è impossibile stare da soli e quindi di disinteressarsi di ciò che avviene al di fuori dei confini nazionali. Ma ha capito anche che aveva ragione Obama, che è pericoloso lasciare alla Russia il medio Oriente.

In ogni caso resta l'interrogativo per cui Trump difende i civili siriani, ma poi rifiuta di dargli ospitalità

Perché questo improvviso cambio di rotta? Perché Trump rovescia la sua di politica estera? Una risposta all'attacco chimico siriano, ma non solo.

Certo fortissima è stata la pressione psicologica delle immagini dei bombardamenti chimici.

Ma fortissima è anche l'esigenza, per Trump, di rompere l'isolamento internazionale in cui si era cacciato dopo l'annuncio della politica “First USA”.

Ma il Presidente USA ha voluto anche porre fine alla situazione di incertezza internazionale che si era creata dopo il ribaltamento della linea di tolleranza verso Damasco, di recente confermata.

Ha voluto porre un rimedio ai troppi errori fatti in questi primi mesi di presidenza, anche se ne ha fatto subito un altro.

L'azione bellica americana è stata ordinata direttamente dal presidente americano, senza autorizzazione del Parlamento. Una decisione che avrà inevitabili reazioni, da parte di un Parlamento esautorato in uno dei suoi compiti fondamentali.

Se “l'ONU non riesce a fare niente agiremo da soli”, aveva detto il presidente riferendosi all’attacco chimico siriano.

Per questo l'attacco alla Siria è anche un avvertimento alla Corea, e agli avversari USA nel mondo. Per il momento la Cina non ha espresso alcuna reazione, ma non si farà attendere la risposta di Pechino che confermerà il suo ombrello protettivo sul dittatore della Corea del Nord, ribadendo la sua posizione di non ingerenza di un stato, negli affari interni di un altro stato.

 



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