venerdì 24 febbraio - Riccardo Noury - Amnesty International

Siria, 40 Ong: ai negoziati di Ginevra cinque priorità sui diritti umani

Quaranta organizzazioni non governative (qui l’elenco) hanno presentato un elenco di cinque priorità in materia di diritti umani che dovrebbero essere affrontate dai partecipanti al nuovo round di negoziati di pace sulla Siria in programma ieri a Ginevra.

Queste le priorità: porre fine agli attacchi illegali, assicurare ai civili l’arrivo degli aiuti e corridoi sicuri di fuga, rispettare i diritti dei detenuti, collaborare alla giustizia internazionale e fare riforme nel settore della sicurezza.

Nonostante il cessate-il-fuoco teoricamente in vigore dalla fine di dicembre, gli attacchi illegali sono proseguiti in varie zone della Siria. Il 1° febbraio sono stati colpiti gli uffici della Mezzaluna rossa di Idlib e il 10 febbraio Unicef ha denunciato la morte di almeno 20 bambini in una serie di attacchi portati a termine nei giorni precedenti.

Secondo l’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitariquasi cinque milioni di siriani vivono in aree assediate e spesso sottoposte ad attacchi aerei. Tutto questo avviene in spregio della risoluzione 2165, adottata il 14 luglio 2014 e rinnovata due mesi fa fino al 10 gennaio 2018.

Per quanto riguarda la giustizia, il 21 dicembre 2016 l’Assemblea generale dell’Onu ha istituito con una risoluzione un ufficio incaricato di coadiuvare le indagini sui gravi crimini commessi in Siria a partire dal 2011. Collaborare alle attività di questo ufficio, così come al lavoro della Commissione d’inchiesta Onu sulla Siria, potrebbe aumentare le possibilità che una volta raggiunta la pace non regni l’impunità.

Le 40 organizzazioni non governative hanno chiesto che nella riunione di Ginevra siano prese misure immediate per ottenere la liberazione di prigionieri politici, giornalisti, operatori umanitari, attivisti e altri civili ingiustamente detenuti nelle carceri siriane od ostaggi dei gruppi armati di opposizione.

Infine, il futuro della Siria non potrà neanche avere inizio se le parti intorno al tavolo non s’impegneranno a rispettare i principi di base del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Questo significherà, per il governo siriano, annullare tutte le leggi che criminalizzano la libertà d’espressione, d’associazione e di manifestazione, istituire e far rispettare il divieto di tortura e applicare una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena capitale.




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