Alla base dei razzismi ci sta l’attribuzione generica a
tutti quelli di una razza di tutti i meriti o di tutte le colpe di qualcuno, e
il commento dell’anonimo xxx.xxx.xxx.50 ne e’ un ottimo esempio,
giustamente controbattuto da Paolo.
Nel caso poi della “sentenza
raccapricciante”, va detto che questa era tecnicamente scontata: il diritto
internazionale prevede che i tribunali di uno stato non possano condannare un
altro stato, ma che ci si debba rivolgere ad un tribunale internazionale. Se ci si pensa, e’ ovvio e giusto che
sia cosi’; quindi non ha gran senso dire che chi emette una sentenza tecnicamente giusta abbia una
coscienza compromessa.
Il problema vero, come ci ricorda l’armadio
della vergogna, e’ che proprio lo stato italiano, che ne avrebbe avuto titolo,
non sia stato affatto coerente nella tutela delle sue vittime.
L’auspicio e’ che quelle sentenze impegnino
lo stato italiano a fare cio’ che in oltre sessant’anni non ha fatto, o
perlomeno non ha fatto con la dovuta chiarezza e determinazione.
Aggiungerei inoltre, che se io fossi un
tedesco di oggi, nato dopo quei fatti orribili, potrei accettare il principio
che il mio stato si possa far carico di quei rimborsi per le colpe dei padri o
dei nonni, ma non certo quello di essere considerato colpevole in quanto
tedesco, come vorrebbe xxx.xxx.xxx.50 e forse Mastrocinque.
E anche qui, non ci sarebbe niente di “raccapricciante”:
e’ un principio condiviso che le colpe dei padri non debbano ricadere sui
figli.