venerdì 10 febbraio - Clash City Workers

Sanremo 2017 e la storia di Salvatore Nicotra | Aridatece Pippo Baudo!

Mercoledì 8 Febbraio, se i dati Auditel sono veri, decine di milioni di spettatori hanno ascoltato, raccontata sul palco del Festival di Sanremo, la storia di Salvatore Nicotra, a.k.a. Turi.

Il più grande baraccone nazional-popolare italiano si confronta da sempre col tema del lavoro: dai tempi del giovane Adriano Celentano, che cantava che chi sciopera non fa l’amore, al maturo Pippo Baudo che, nel 1995, “salvava” un disoccupato che minacciava di buttarsi giù dagli spalti dell’Ariston, la vita vera si è sempre presa il suo posto al festivalone.

Stavolta è toccato ad un altro catanese, meno illustre e meno artista del Pippo nazionale– anche se sfoggiava uno splendido papillonchi è Salvatore Nicotra?

È un signor Nessuno: ex segretario generale del Comune di Catania, ha avuto i sui quindici minuti di celebrità perché...ha lavorato! Evidentemente la circostanza gli è sembrata così fortunata che ha pensato bene di non ammalarsi mai, in quarant’anni di lavoro; non solo, ma per ringraziare i suoi “donatori di lavoro”, ha deciso di regalare loro 239 giorni di ferie non godute!

Quella gran volpona della De Filippi, per celebrare adeguatamente il suo ospite, ha citato addirittura l’articolo 1 della Costituzione, “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”; ma ha dimenticato il 36, quello che al terzo comma recita: “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi

MARIA, IO ESCO!

Insomma, la sostanza è che Turi Nicotra si è vantato, in diretta tv, di aver violato un articolo della nostra legge fondamentale; noi, che non siamo legalisti, per questo lo perdoniamo volentieri, anche perché riconosciamo, nelle sue parole, lo sforzo di difendere la dignità del lavoro, quella che tutti i giorni i nostri padroni calpestano.

Ciò che non gli perdoniamo è di aver prestato il fianco ad un’operazione di bassissimo profilo, che metteva in contrapposizione i mitologici “furbetti del cartellino” con le migliaia di giovani precari, sottoccupati, disperati: sono i furbetti, caro Turi, la causa della disoccupazione della metà dei giovani italiani, o sono i manager che intascano dividendi milionari, i colossi del capitale italiano che hanno fatto fallire MPS, i capetti servi di Marchionne che vietano ai lavoratori finanche di pisciare?

Che cosa è più grave, andare a prendere un caffè senza timbrare o fare una legge come il Jobs Act? Prendersi un giorno in più di malattia o costringere gli immigrati a lavorare gratis in cambio di diritti che già gli spettano?

Sia ben chiaro, chiunque approfitti di una situazione per il proprio tornaconto, a svantaggio delle masse popolari – che sono le vere vittime di una burocrazia inefficiente – non avrà mai la nostra stima e il nostro sostegno; ma ci si permetta di sottrarci al coro di chi grida: “Dagli al furbetto!” contro il ladro di caramelle, mentre di nascosto intasca paccate di denaro rubato ai lavoratori. Come diceva Oscar Luigi, NOI NON CI STIAMO!

PS: Mannoia a parte, le canzoni sono ributtanti. Grazie, Maria!

...e comunque per noi l'unica vincitrice di san Remo è questa!




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