sabato 10 giugno - Carmelo Musumeci

Riina, il carcere e la "morte dignitosa" | L’opinione di un ergastolano

Mi chiedi cosa penso della notizia dell’eventuale scarcerazione per motivi di salute di Salvatore Riina.

Credo che quando ti accorgi che i tuoi governanti sono più vendicativi di te e in nome della sicurezza violano le loro stesse leggi, poi non provi nessun senso di colpa per i reati che hai commesso.

Penso che il caso di Riina (come fu quello di Provenzano) sia un caso politico e penso che con la sua morte alcuni uomini potenti tireranno un sospiro di sollievo perché si porterà nell’aldilà i suoi segreti. Probabilmente ci rimarranno male certi professionisti dell’antimafia, che lottano contro la mafia per nascondere di essere culturalmente mafiosi perché non potranno cavalcare più l’onda dell’emergenza criminalità organizzata.

Credo che le peggiori ingiustizie spesso li fanno i “buoni” con la scusa di fare giustizia. Vedrai che qualche politico, in cerca di consenso elettorale o qualche altro personaggio per fare carriera, s’inventerà lo stesso qualcosa e pure di mantenere il regime del carcere duro del 41 bis diranno che Riina anche da morto continuerà dall’inferno a mandare “pizzini” e a comandare.

Sono anni luce di distanza dalla cultura mafiosa e Riina mi è anche antipatico, ma penso che lo Stato se lo fa morire in catene diventerà un eroe per i mafiosi in erba e perderà una bella occasione per sconfiggere la cultura mafiosa.

Penso che la mafia non si sconfigge solo militarmente (questo lo stato l’ha già fatto) ma soprattutto culturalmente.

Molti non saranno d’accordo con questa mia affermazione e mi scuso con tutte le vittime della mafia, ma non posso non dire come la penso perché uno Stato non dovrebbe mai rinunciare alla sua umanità anche in nome della sicurezza dei suoi cittadini, per dimostrare di essere migliore del male che combatte.

Carmelo Musumeci, Giugno 2017

 

 

 

 

 




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