venerdì 9 giugno - Riccardo Noury - Amnesty International

Rifugiati siriani: quei 25 nella terra di nessuno tra Marocco e Algeria

Sono fuggiti dal bagno di sangue della Siria. Dal Libano hanno preso un aereo per il Sudan e da qui hanno intrapreso il viaggio a piedi verso la Libia.

Hanno abbandonato l’inferno libico, hanno attraversato l’Algeria per terminare il viaggio intorno a metà aprile nella zona cuscinetto alla frontiera tra questo paese e il Marocco.

Venticinque siriani, tra cui 10 bambini, sono bloccati da due mesi in territorio marocchino, a un chilometro dall’oasi di Figuig e a cinque chilometri dal Beni Ounif, in Algeria. Finora sono riusciti a sopravvivere grazie a forme di assistenza informali favorite dalla polizia di frontiera del Marocco, che avrebbe però cambiato atteggiamento a partire dal 2 giugno e che finora non ha consentito l’ingresso nella zona alle organizzazioni per i diritti umani e di assistenza umanitaria, compreso l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).

Il governo marocchino nega che quei rifugiati si trovino nel suo territorio. Amnesty International ha esaminato mappe e immagini satellitari e, anche grazie alle coordinate Gps, ha potuto accertare che i 25 rifugiati siriani sono effettivamente all’interno del Marocco.

L’Unhcr non opera in quella zona e può solo registrare i richiedenti asilo in un ufficio di Rabat, la capitale marocchina. I rifugiati che si trovano in Marocco possono registrarsi presso un piccolo numero di partner locali in altre zone del paese ma nessuno di loro si trova nell’area di confine.

Due dei 25 rifugiati siriani soffrono di pressione alta e uno ha problemi ai reni ma le autorità marocchine non hanno fornito loro alcuna cura medica né hanno consentito l’accesso ai medici delle organizzazioni per i diritti umani che hanno provato a raggiungerli.

I rifugiati dormono in rifugi improvvisati che non li preservano da temperature che arrivano anche s 45 gradi e dalla minaccia di attacchi dei serpenti.

Sulla loro pelle, è in corso una polemica tra i due paesi interessati.

Il 22 aprile le autorità marocchine hanno accusato l’Algeria di aver costretto un gruppo di rifugiati siriani a entrare in Marocco. Il giorno dopo le autorità algerine hanno accusato quelle marocchine di essere responsabili di un respingimento.

Il 2 giugno le autorità di Algeri hanno annunciato che avrebbero accolto i rifugiati siriani per motivi umanitari, consentito all’Unhcr di fornire assistenza e facilitato i ricongiungimenti familiari di coloro che hanno parenti legalmente residenti in paesi europei.

Tutto bene, dunque? No. I 25 rifugiati siriani vogliono registrarsi in Marocco, dato che quattro di loro hanno parenti in questo paese e vorrebbero trasferirvisi. Gli altri 21 desiderano ottenere il ricongiungimento familiare in Svezia, Belgio e Germania dove hanno stretti legami di parentela.

Il 5 giugno una delegazione comprendente rappresentanti della Mezzaluna algerina, di Unhcr Algeria e di autorità locali è arrivata nei pressi della zona cuscinetto. Dal lato algerino del confine, ha ripetutamente invitato i rifugiati ad attraversare il confine, promettendo loro che avrebbero potuto registrarsi in Algeria. I rifugiati hanno deciso di rimanere nella zona cuscinetto dal lato marocchino della frontiera.

Sempre il 5 giugno, 10 dei 25 rifugiati siriani sono riusciti ad arrivare a Figuig ma sono stati bloccati e costretti a tornare nella zona cuscinetto.

Amnesty International ha sollecitato le autorità marocchine a non mettere in pericolo la vita dei 25 rifugiati lasciandoli nella zona cuscinetto in condizioni durissime e senza assistenza umanitaria. Il governo del Marocco dovrebbe farli entrare nel suo territorio e consentire loro di esercitare il diritto a chiedere asilo presso l’ufficio dell’Unhcr in Marocco.

Aggiornamento: il numero dei siriani bloccati è salito a 28. Oggi altri tre rifugiati sono stati bloccati dalle autorità marocchine a Nador e portati nella zona cuscinetto. Tra loro, un bambino di quattro anni.

 

 
 



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