martedì 18 aprile - Aldo Funicelli

Report del 17 aprile: Benigni e il caso Papigno e lo stato del Cinema italiano | Che spettacolo!

L'inchiesta di Giorgio Mottola sui fondi pubblici al cinema ha già fatto rumore, prima che fosse mandata in onda: colpa della parte del servizio su Papigno, lo studio voluto da Benigni e che è finito in perdita.

Al cinema abbiamo dato 1,2 miliardi l'anno: che qualità di film abbiamo prodotto? La casa del Cinema Cinecittà: è stata in parte privatizzata da Prodi nel 1997, oggi lo Stato se la sta riprendendo e troviamo il banchiere Abete in due vesti, da privato e da pubblico interessato.
Il film di cui ci parla Mottola è un film che parte proprio da qui: dalla finta privatizzazione del '97, con Ente Cinema di Abete venduta a Cinecittà studios, sempre di Abete (con Della Valle e De Laurentiis).
 
Abete che affitta se stesso ad una società privata: pieno conflitto di interesse dove però ai tre signori non interessava solo il cinema. L'area di Cinecittà interessava per realizzare centri commerciali e cinema.
 
Poi l'interesse si è spostato fuori Roma, sulla Pontina: con Cinecittà Parchi si doveva creare lavoro, con parchi giochi, studios, ma oggi le imprese che qui hanno lavorato ancora attendono di essere pagate. Anche a Cinecittà (quella vera) le cose non vanno bene: qui ci sono le migliori maestranze, potremmo fare i migliori film al mondo, ma attorno agli studi ci sono solo scene di abbandono.
Cosa direbbero Fellini e Sergio Leone?
 
Abete & C., in un momento di grandeur, hanno deciso di comprare gli studi di Papigno, dove Benigni aveva girato La vita è bella.
Qui nell'ex fabbrica di Papigno ci sono soldi dello Stato, della regione e del comune, oltre a fondi europei: complessivamente più di 10 ml.
Molti di più, dice il vicesindaco, per le opere aggiuntive nel comune.
La città era in fermento per gli studi, qui stava per arrivare anche l'università di Perugia, con una nuova sede: nel 2005, dopo il mancato successo dei suoi ultimi film, Benigni vende le sue quote di Papigno a Cinecittà studios di Abete.
 
Oggi la situazione degli studi è di abbandono: molte maestranze sono rimaste senza lavoro, raccontano ex dipendenti. E' finito tutto – con un esito favorevole per i lavoratori diretti, dice l'avvocato di Benigni. Meno favorevole per chi si è iscritto alla facoltà di cinema: ha chiuso e molti studenti si sono trovati in mezzo al guado, perché finiti i primi anni ora non possono finire il corso in altre università.
 
Quante perdite ci sono state per Benigni? Rischiava di perdere fino a 5 ml, ma Cinecittà si è accolta il suo debito, salvando l'attore.
 
E ora Cinecittà studios sta per cambiare proprietario: lo Stato sta comprando gli studi per 20 ml di euro, conferma il ministro Franceschini.
Anche i soldi di Papigno e gli studi tornano ai contribuenti italiani, come i 32 ml di debiti di Cinecittà studios.
 
C'è un contenzioso tra ministero e Abete? Il ministro dice sì, Abete dice di no. Non si capisce.
Cosa troveremo nei nuovi studi di Cinecittà? Magari i robot, prodotti da IBM, che hanno realizzato il trailer di un film, Morgan.
 
Hanno preso e memorizzato scene “forti” da film horror: da questa mole di dati, hanno estratto una sintesi da 10 minuti.
Trailer che è stato recensito da un altro robot: una macchina potrà forse fare sceneggiature, o forse prepararle. Magari un giorno anche vincere un oscar..
 
Come sono stati spesi i fondi pubblici del cinema?
Quel 1,2 miliardi di euro sono stati spesi in tax credit: un investitore mette 100 nella produzione di un film e ne prende subito 40 come sgravio. Ad investire sono state per lo più banche: non hanno fatto solo il bene del cinema, ma è stato un investimento finanziario.
Alcuni registi hanno scelto di non parlare, come Sorrentino.
Mainetti ha invece deciso di raccontare quello che in molti hanno visto: del tax credit molti ne hanno approfittato. Anche delle truffe, ci sono state: parte dei soldi versati, non sono nemmeno stati versati per la vera produzione del film.
 
Sono arrivate proposte indecenti anche a case di produzione importanti come la Indigo, che ha prodotto i film di Sorrentino.
Nel film di Pupi Avati è arrivato un 1 ml di euro sulla carta del Casinò di Campione: ma era solo sulla carta 1 ml, alla produzione sono finiti solo 300mila euro.
In realtà era un socio di Campione, la signora Parnasi.
 
Chi vigila su questi fondi è la direzione cinema del MIBACT: intorno al tax credit è nato un mercato parallelo, gente che vendeva dei fondi ai produttori, come fossero società di intermediazione. Una di queste è Cinefinance: ha lavorato a molti film italiani, tra i soci anche Franco Tatò.
 
Al ministero sono al corrente di tutto – racconta una fonte interna al ministero, nella commissione interna: dal 2014 il dottor Bonnelli si era accorto che metà dei tax credit era stato abusato, perché non è stato fatto niente per controllare l'uso dei fondi?
 
Non dormivano – assicura il direttore al MIBACT che dà la colpa a quei cialtroni dei produttori.
Peccato che quei soldi sono finiti, in maggior parte a banche ed assicurazioni.
 
Quali sono i film finanziati per motivi culturali?
 
Abbiamo finanziato il film di Zalone, Quo Vado, che è il film che ha incassato di più nel 2016.
Un film che fa bene al botteghino non avrebbe bisogno di fondi statali: dalle tabelle ministeriali risulta un contributo di 1,9 ml per gli incassi per “Cado dalle nuvole”.
 
Esiste un apposito finanziamento per aiutare gli incassi di film dal valore culturale: soldi finiti al film “Manuale d'amore 3”.
 
Le grandi società di produzione sembrerebbero favorite rispetto ai piccoli: è il caso di Cattleya, che produce film importanti e prende molti finanziamenti.
Diverso il caso del regista Mainetti, che ha impiegato anni prima di trovare un produttore.
Il produttore indipendente e il distributore indipendente fanno fatica a produrre e distribuire i film: i grandi decidono cosa produrre e cosa proiettare nelle sale.
 
In Francia è tutto un altro film: gli spettatori sono il doppio rispetto a noi, nel cinema francese sono stati investiti 1,4mld di euro, più di 4 volte tanto rispetto a quello investito in Italia.
Soldi presi dalle società di produzione: chi incassa di più al botteghino versa di più allo stato, tramite le tasse, soldi che vengono poi ridistribuiti ai produttori più piccoli.
In questo modo si tengono aperti i cinema e si riescono a proiettare anche film non da cassetta.
 
Il ministeri intende riformare il modo in cui si finanzia il cinema: ci saranno finanziamenti automatici, che rischiano di premiare la casta del cinema, perché legati alle scelte della politica.
Ai parenti dei politici piace fare cinema (e a volte prendere fondi pubblici).
A capo di Medusa c'è il figlio di Gianni Letta.
Le fiction di Mediaset sono prodotte da Taodue, Don Matteo è prodotto da Lux Vide, dell'ex presidente della Rai.
 
Non sono inciuci, rassicura i l figlio di Bernabei. Sarà.



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