lunedì 13 marzo - Aldo Funicelli

Presa Diretta del 13 marzo: sterilità maschile e sanità tradita

Questa sera uno dei servizi di Presa diretta si occuperà di sanità convenzionata: il servizio di Giulia Bosetti "Sanità tradita" racconterà diversi casi di cliniche convenzionate nel Lazio.

 
Un viaggio di PresaDiretta nella sanità privata accreditata nella Regione Lazio, tra morti sospette, accuse di mancata assistenza, testimonianze esclusive sul pagamento di tangenti, intercettazioni inedite, parlamentari che denunciano truffe a danno dei lavoratori e dei contribuenti e decine di milioni di euro di soldi pubblici spesi ogni anno. Un'inchiesta giornalistica per fare luce sul sistema di accreditamento delle cliniche private, sui soldi spesi dalla Regione e sul problema dei controlli e della vigilanza.

La sanità privata convenzionata costa 1,3 miliardi di euro alla regione: chi controlla questi enti?
Uno di questi, in particolare, sarà al centro del servizio: è la clinica degli orrori di cui Il Fatto Quotidiano ne ha dato una anticipazione ieri, il centro rifugiati di Colle Cesarano dentro la struttura psichiatrica, finito nell'inchiesta di Mafia Capitale

Clinica Colle Cesarano

Il primo pugno di Presadiretta allo stomaco della politica che tollera una sorta di manicomio-lager alle porte di Roma sono le immagini della cosiddetta “camera mortuaria” della Clinica Colle Cesarano a Tivoli: una specie di garage malandato con escrementi di animali a terra e una situazione di degrado da film horror, con il corpo di Candido Saporetti, morto a 65 anni, grondante sangue a causa di una tracheotomia, adagiato sulla barella nel mezzo della stanza.
Comincia così “Sanità proibita”, inchiesta della trasmissione condotta da Riccardo Iacona, giunta all’ultima puntata della stagione, in onda domani alle 21,15 su Rai3. Un viaggio nella malasanità tollerata e foraggiata dallo Stato nonostante gli interessi di Mafia Capitale.
 
Irrompe in questa storia proprio il gruppo criminale del “Mondo di mezzo” oggi sotto processo: “Colle Cesarano è una delle sedi che io ho trovato e che furono utilizzate nel corso degli anni”. Parola di Mario Schina, consigliere di una delle cooperative sociali della galassia di Salvatore Buzzi. Dichiarazioni spontanee quelle di Schina, rilasciate l’8 febbraio al maxi-processo di Rebibbia, in cui è accusato di far parte del gruppo criminale di Buzzi e Massimo Carminati, detenuti al 41bis.
Schina parla del centro per richiedenti asilo di Colle Cesarano, che veniva gestito dalle cooperative di Mafia Capitale, praticamente all’interno della clinica psichiatrica. Dichiara ancora Schina nell’aula bunker: “Le strutture dovevano avere delle prescrizioni che erano scritte nella convenzione firmata sia dalla Regione che con la Protezione civile e poi, negli anni successivi, dalle Prefetture”. Ma il centro per richiedenti asilo è stato realizzato nel padiglione C, ovvero le stanze della clinica prima dedicate alle attività ricreative dei pazienti: la palestra, il bar e anche una chiesetta. Solo un cancello scorrevole a dividere i malati dai migranti, quasi sempre aperto.
C’è poi la testimonianza di Francesca, operatrice sociale nella clinica nel 2011 e 2012: “La prima volta che vidi Buzzi fu all’interno di questo centro. Lui venne e sapeva perfettamente: conosceva il centro, conosceva l’edificio, conosceva il proprietario della clinica, conosceva tutti. Succedeva spesso che i pazienti della clinica psichiatrica venissero nel centro di accoglienza per i migranti, perché era assolutamente possibile passare da una parte all’altra: era aperto”.

Il proprietario e amministratore della Geress, la società padrona della struttura dal 2004, è Manfredino Genova.
 
Giulia Bosetti, autrice dell’inchiesta insieme a Marianna De Marzi, domanda: “All’interno della struttura c’è un centro rifugiati?”. 
Genova risponde: “Questa è un’altra leggenda metropolitana”. 
“È vero o no?”, incalza la giornalista. 
“Allora sì, però, quella struttura non faceva parte della struttura sanitaria”. 
“Prima ne faceva parte?”. 
“Prima sì, ma sono strutture separate ora. Gli abbiamo affittato solo gli immobili”, si difende Genova. 

Questa è la conversazione telefonica tra Genova e Salvatore Buzzi intercettata e agli atti del processo a Mafia Capitale.
Buzzi: “Il fornitore l’ho trovato io, perché non ti accolli la struttura?”.
Genova: “In che senso?”
Buzzi: “Il fornitore dei pasti l’ho trovato io che mi regge diciotto mesi”.
Genova: “Ma io ci guadagno sui pasti, mi togli proprio quello…”.
Buzzi: “Pigliati l’affitto no? Io c’ho chi mi regge i pasti, tu ti pigli l’affitto, io metto gli operatori, dividiamo tutti il rischio”.

Nonostante ciò, nonostante interrogazioni dei Radicali sull’elevato indice di mortalità nella clinica e blitz notturni dei Cinque stelle, la Regione – il governatore Nicola Zingaretti è anche commissario ad acta alla Sanità – nel 2013 ha fornito a “Colle Cesarano” l’accreditamento definitivo come struttura convenzionata: 8,3 milioni di euro l’anno per 200 pazienti, la clinica psichiatrica più pagata di tutto il Lazio. Daniela Pezzi, presidente della Consulta regionale per la salute mentale, sostiene: “La Regione paga, ma non verifica come quel denaro viene utilizzato”. 
Ma la Regione Lazio scarica le responsabilità sulla Asl Roma 5. E l’orrore continua. 



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