domenica 1 gennaio - Aldo Funicelli

Post-verità, fake news... L’anno del criceto

Avete presente il criceto? L'animaletto che si affanna dentro la gabbietta per far girare la ruota.
Per molti, questo è stato l'anno del criceto. Tanto affannarsi, tanta fatica, tanto girare per niente.
Affannarsi per inseguire dei risultati che poi alla fine nemmeno si ricorda più. Affannarsi per scappare da un pericolo.
Una volta era il pericolo della crisi. Poi quello del terrorismo.
Poi quello dell'invasione degli immigrati. Il terrorismo islamico, gli italiani che non ne possono più dei profughi e degli immigrati, l'insicurezza, i furti nelle case. Come siamo arrivati a tutto questo guardarsi indietro, a non potersi fermare mai, a non poter guardare al futuro per immaginare un mondo diverso?
 
La Oxford university ha coniato un termine per definire per definire il mondo delle informazioni, nell'epoca di Trump e della Brexit. La post-verità. Non importa che la notizia sia vera, importa che la notizia sia virale, che il messaggio che porta con se sia facilmente comprensibile e che colpisca l'emotività delle persone.
Usciamo dall'Europa.
Torniamo alla lira.
Mandiamoli tutti a casa.
Alziamo i muri contro (i terroristi? I profughi? Tutti gli immigrati?)
 
E' così urgente il tema, nell'Italia della crisi, delle banche che stanno andando all'aria, dei poveri sempre di più e sempre più poveri, che il presidente dell'antitrust, in un'intervista al Financial Times ha proposto la creazione di una rete di agenzie governative (che rispondono ai governi, anche quello italiano) per filtrare le bufale. Le fake news che infestano il web.
 
Si punta il dito sulla luna e lo stupido guarda il dito.
Come mai tante persone sono disposte a credere a quello che leggono sui social (il 50% degli europei si informa così, in America siamo al 61% raccontava Saviano l'altra sera ad Imagine 2016)?
Forse perché il problema sta nella credibilità dei giornali, degli organi ufficiali di stampa, dei governi. Perché, se un presidente del Consiglio racconta che i voucher non sono un problema, vanno solo regolamentati, può essere creduto da qualcuno, ma non dalle persone che invece lavorano con questo strumento devono vivere e lavorare.
 
 
Scrive Marta Fana sul Fatto quotidiano di ieri, che nel 2016 sono stati venduti 121 ml di voucher, corrispondenti a 50.000 lavoratori full time, ma senza alcun diritto sociale.
 
E potremmo proseguire sulla Buona scuola, che è stata buona solo nella narrazione governativa mentre invece si è dimostrata molto imperfetta per gli insegnanti e le famiglie.
 
Le persone sanno se lavorano o no, jobs act o meno, dati dell'Istat o meno.
Le famiglie sanno come qual è la situazione nelle classi, a prescindere dai dati entusiasti del precedente governo e del presente, che lavora in perfetta continuità, nessuna autocritica.
 
Ma possiamo anche alzare le sguardo dal presente.
Vi ricordate quel presidente del consiglio che aveva raccontato la bufala di Ruby nipote di Mubarak?
 
Quello che non avrebbe toccato la Rai, che era un editore liberale, che aveva promesso meno tasse, un milione di posti di lavoro. Cosa sono state queste notizie, raccontate e amplificate da TG, giornali e pure internet?
 
Alzando ancora di più lo sguardo, la notizia spacciata dai governi, americano e inglese, delle armi di distruzione di massa di Saddam, è una fake news o no?
 
Le notizie sui finti ribelli siriani, quelli che combattono contro Assad e che sono dei terroristi spesso armati dai governi occidentali, sono anche queste fake news?
 
Come tanti criceti, abbiamo continuato a correre dentro la gabbietta, perché c'era il debito che saliva, perché c'era lo spread, perché senno arriva il terrorista (e dobbiamo essere tutti controllati), perché altrimenti arrivava il rumeno e ti portava via il lavoro (come i dipendenti Almaviva hanno scoperto), oppure il cinese, perché sono più competitivi, perché il costo del lavoro è più basso, perché non ci sono sindacati, articolo 18 …
 
E poi il debito pubblico sale. E salirà ancora perché si devono salvare le banche e anche Alitalia e anche le altre grandi opere utili solo a chi le realizza. Il terrorismo non è stato sconfitto. E dobbiamo abituarci ai soldati, alle telecamere (eh bè, fa niente), ai trojan di stato.
Il lavoro nero non è diminuito (ancora aspettiamo che il ministero dia i numeri per confortare la sua tesi) dai voucher e i contratti a tempo determinato sono rimasti (e non diminuiscono).
La crisi delle banche (per i crediti concessi con troppa facilità ad imprenditori amici) è lungi dall'essere risolta: a proposito, la crisi di MPS verrà risolta con un intervento pubblico. L'uscita di Matteo Renzi sulle azioni della banca senese da comprare perché un affare dove va classificata?
 
Mentre in Italia ci scagliamo poveri contro poveri, non è stata trovato un accordo di pace per la Siria e nemmeno una soluzione a livello europeo per l'accoglienza.
La proposta del migration compact del governo Renzi è rimasta lettera morta e ora il Renzi bis ha ritirato fuori i CIE.
Perché in questa continua corsa a destra, in fondo a destra, non ci si deve far superare da Salvini e Le Pen.
 
Siamo in una situazione di guerra perenne, come in 1984 di Orwell dove, non a caso, esisteva un ministero della verità che stabiliva che notizie dovessero circolare o meno.
 
 
Nei giorni passati, nei giorni caldi in cui si discuteva di MPS, era uscito questo articolo per Repubblica: “Più poteri alla Consob per fermare Vivendi”. Un privato che cerca di scalare un'altra azienda privata (che nel settore televisivo lavora in regime di semi monopolio) e Consob deve vigilare?
Su cosa?
Forse Consob avrebbe dovuto vigilare sulla questione dei diamanti venduti dalle banche, come investimento (l'inchiesta di Report aveva raccontato le storture del sistema).
Oppure sulle obbligazioni vendute dalle banche popolari.
 
Vi rendete conto che, per i truffati delle popolari, questi enti (Consob, Bankitalia, lo stesso ministero di Padoan) non sono più credibili, come non sono credibili i giornali che danno questo racconto dei fatti?
 
E ora dovremmo prendercela con le bufale che escono in rete? Con una rete di agenzie “pronte ad intervenire e rapidamente se l'interesse pubblico viene minacciato”: ovvero trasformare la rete internet come la Rai, facendo diventare l'Italia come la Cina.
La rabbia della gente, il distacco dai media tradizionali, la perdita di credibilità spinge così in molti a cercare le notizie altrove.
La soluzione dovrebbe essere unamaggiore indipendenza dal potere (politico e finanziario) come scrive nel suo libro Raffaele Fiengo, altro che post democrazia col monitoraggio del web.
Sembra di rivivere la storia della sovrana che di fronte al fatto che “il popolo non ha pane” rispose dicendo “e che mangino brioches”. Sappiamo come è andata a finire.
 
Un'ultima cosa, a proposito del populismo e dell'ostilità diffusa contro gli immigrati.
Ero in bici, in un sentiero in mezzo ai boschi dove c'è il divieto di far entrare i cani, anche se col guinzaglio.
Incrocio una coppia di signori, gente per bene, a spasso con una coppia di cani.
Ci mettiamo a parlare.
“Ma lo sa che l'altro giorno, abbiamo incontrato un signore che ci ha detto che qui i cani non possono entrare... ”
“Era un rumeno .. ma come voi non rispettate le leggi e venite a dirci a noi cosa fare ..”.
 
Lo ripeto, erano persone gentili, educate, per bene. Eppure, per loro, il rumeno che gli ricordava delle leggi (anche se discutibili lo ammetto), era solo uno straniero che non le rispetta, che chissà come vive.
Tutto ciò per dire che questo clima, da guerra tra poveri, di guerra perenne, di affannarsi per un obiettivo che non arriva (almeno per tutti), ha portato ad una specie di razzismo (e di superficialità di giudizio) che è ben dentro gli italiani.
Salvini è solo la punta dell'Iceberg.
 
E ora, buon 2017.



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